bolognatoday.it, 31 dicembre 2025
Tensione nella tarda serata di oggi alla casa circondariale di via del Gomito: coinvolti i reparti 2A e 2B, sul posto penitenziaria, polizia, Digos e vigili del fuoco. Un gruppo di circa cinquanta detenuti, appartenenti principalmente ai reparti 2A e 2B del padiglione giudiziario, ha scatenato una rivolta all’interno del carcere della Dozza di Bologna poco prima delle 21. I detenuti si sono rifiutati di rientrare nelle celle e hanno dato fuoco ai materassi, causando il rapido intervento delle forze dell’ordine e dei soccorritori. La situazione è degenerata quando uno di loro si è visto negare dal medico in servizio il trasferimento ospedaliero. Le fiamme e il fumo hanno reso necessario l’intervento dei vigili del fuoco e dell’ambulanza.
Secondo quanto riferito, la rivolta ha avuto origine dal rifiuto, da parte del medico in servizio, di autorizzare il trasferimento del detenuto in ospedale, dopo che quest’ultimo ha detto di aver ingerito uno stuzzicadenti. Questa decisione ha scatenato la violenta reazione degli altri detenuti. La risposta delle autorità non ha tardato: sono stati richiamati non solo gli agenti della polizia penitenziaria, le pattuglie della polizia, unità delle Volanti e la Digos, mentre i vigili del fuoco hanno lavorato per domare i roghi e limitare i danni causati dal fumo che invadeva il padiglione giudiziario. Il pronto intervento dell’ambulanza è stato necessario a causa del fumo generato dagli incendi.
L’allarme dei sindacati tra tensioni e sovraffollamento - Il sindacato di polizia penitenziaria, tramite il segretario generale aggiunto del Sappe Giovanni Battista Durante e il segretario nazionale Francesco Campobasso, ha denunciato la situazione della Dozza. “Il carcere di Bologna sta diventando ingestibile per l’arroganza e la violenza di detenuti che non hanno più alcun rispetto delle regole”, hanno dichiarato pubblicamente. Le loro parole mettono nuovamente sotto i riflettori le condizioni di sicurezza e gestione della Dozza, una struttura che da tempo soffre per il sovraffollamento, la carenza di personale e l’aumento della tensione tra i detenuti, soprattutto nei reparti più problematici.










