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di Massimo Calandri

La Repubblica, 6 febbraio 2024

“Per me è un onore, indossare questa maglia”: Andy è il capitano della Giallo Dozza, squadra di rugby composta da alcuni detenuti del carcere di Bologna. In questi giorni, un video che vede Andy protagonista in casacca gialloblù insieme al tallonatore della Nazionale, il triestino Giacomo Nicotera, ha avuto un grande successo sul web. La Giallo Dozza partecipa al campionato regionale di serie C: nel girone d’andata le hanno perse tutte, ma domenica giocano a Noceto e - grazie anche al supporto morale degli azzurri, contemporaneamente impegnati a Dublino con l’Irlanda - sperano nel primo successo della stagione.

Tre campioni hanno incontrato un’altra realtà ovale sbocciata dietro le sbarre. Sempre Nicotera, questa volta insieme a Marco Zanon e Aura Muzzo (rispettivamente 17 e 40 presenze in azzurro), hanno fatto visita alla casa circondariale di Ferrara, una delle 16 strutture coinvolte nel progetto “Rugby Oltre le Sbarre”: dove cioè i detenuti hanno la possibilità di allenarsi e di conoscere il mondo del rugby, nonostante la misura restrittiva cui sono sottoposti. Giocano, si allenano, partecipano a campionati affrontando anche lunghe trasferte. Possono pure prendere parte a corsi per ottenere la qualifica di arbitro: lo scorso anno uno di loro ha diretto degli incontri lontano dalla prigione. Da diversi anni la Federazione ovale, attraverso l’ufficio Responsabilità Sociale, coordina società tutor o singoli allenatori con l’obiettivo di contribuire, attraverso l’applicazione concreta dei valori educativi del rugby - il rispetto delle regole, dell’avversario, dell’arbitro, il sostegno del compagno - alla risocializzazione del detenuto. Antonio Falda sull’argomento ha scritto un bellissimo libro: “Per la libertà, il rugby oltre le sbarre”. Attualmente sono 16 le prigioni italiane si gioca con la palla ovale: la casa circondariale Lorusso e Cotugno di Torino; la Dozza di Bologna; l’istituto penale minorile Beccaria di Milano; le case di reclusione di Bollate e Eboli; le case circondariali di San Vittore, Monza, Trani, Teramo, Paola, Ferrara, Livorno, Rebibbia; gli altri istituti penali minorili di Caltanissetta, Catania e Casal del Marmo di Roma.

Bologna è una storia speciale - ed esemplare - come le altre: cominciata nel maggio del 2013 con Pietro Buffa, allora provveditore agli istituti di pena Emilia-Romagna, e Francesco Paolini, presidente del Rugby Bologna 1928, che hanno deciso di replicare un’esperienza simile già avviata all’interno del carcere di Torino da Walter Rista, già giocatore della Nazionale, co-fondatore della prima squadra di detenuti - la Drola: drola in piemontese indica qualcosa di bizzarro, imprevisto - e nominato Commendatore della Repubblica dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per “la professionalità e la generosità dimostrate nella promozione di percorsi di risocializzazione per i detenuti”. Buffa e Paolini hanno trovato il sostegno di Claudia Clementi, direttrice della Dozza (rinnovato da Rosa Alba Casella, che oggi ha preso il suo posto), e di Giancarlo Dondi, allora presidente Fir, quindi l’adesione entusiasta di Daniele Ravaglia, dg di Emilbanca, e di Gianluca Pavanello, ad di Macron. Nel tempo si sono poi affiancate Illumia, FAAC e altre realtà imprenditoriali del territorio. La squadra è unita e in qualche modo libera, cioè fortissima: comunque vada finire domenica a Noceto, sarà una vittoria.