di Giuseppe Baldessarro
La Repubblica, 22 aprile 2025
Chiesto un incontro urgente al direttore dell’istituto minorile. “In occasione di recenti sopralluoghi e confronti con i ragazzi, la tensione era risultata palpabile”. “Situazione prevedibile”. Lo dicono in tanti nei giorni immediatamente successivi alla rivolta che tra venerdì e sabato scorsi si è verificata al carcere minorile del Pratello. Ed è per questo che adesso chiedono conto ai vertici dell’amministrazione di quanto accaduto. A partire dal Garante per i detenuti dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri, che ha già sollecitato un incontro urgente al direttore del Centro giustizia minorile di Bologna, Antonio Pappalardo.
Tra i primi a sollevare perplessità su ciò che si poteva fare e non è stato fatto, il garante dei detenuti del Comune di Bologna, Antonio Ianniello, che poche ore dopo l’intervento dei reparti speciali, chiamati da Roma per ripristinare l’ordine interno all’istituto, ha spiegato come “in occasione di recenti sopralluoghi e confronti con i ragazzi, la tensione era risultata palpabile”. Nonostante questo “non si è comunque riusciti a porre in essere interventi adeguati proprio per stemperare tale clima al fine di prevenire la degenerazione della situazione sino ai fatti gravi accaduti”.
Ianniello ricorda che “i numeri dei ragazzi presenti sono ormai al di sopra della capienza regolamentare (40) senza alcuna soluzione di continuità (sempre intorno ai 50 le presenze). Per il garante “senza numeri che siano davvero sostenibili il sistema della giustizia minorile perde la sua specificità e si deteriora, riducendosi alla coatta riproduzione di quanto già si registra nel contesto detentivo degli adulti, e così scivolando verso una lenta, misera e inaccettabile regressione”. Ancora più diretti Antonino Soletta e Salvatore Bianco della Fp-Cgil secondo cui “il sovraffollamento che la struttura vive da anni, sommata alla cronica carenza di personale, hanno innescato ciò che si temeva e che ha portato alla totale perdita di controllo della situazione da parte della direzione”.
Per il sindacato della polizia penitenziaria “la scelta unilaterale adottata dal Dipartimento giustizia minorile di aprire il secondo piano della struttura si è rivelata fallimentare ed altamente rischiosa e, quanto accaduto lo certifica ampiamente, considerato che la rissa tra i detenuti ristretti sui due piani ha dato avvio ai disordini successivi”. Tra l’altro “l’apertura del padiglione per giovani adulti alla Dozza, non si è dimostrata una valida alternativa al sovraffollamento e neanche a evitare le prevaricazioni che si verificano sistematicamente tra minori e giovani adulti”. Infine “gestire due realtà così a distanza è evidentemente difficoltoso per la direzione ed il comandante”. Da qui per dire che, se le cose non cambieranno, la Fp-Cgil, assieme alle altre sigle della penitenziaria, non si siederà più al tavolo delle trattative con l’amministrazione. E che le cose non vadano bene neppure alla nuova sezione per giovani adulti della Dozza, lo dicono gli stessi detenuti. Non a caso cinque dei venti ragazzi della stessa sezione hanno presentato, tramite il garante Cavalieri, un ricorso al magistrato di sorveglianza per chiedere di essere spostati.











