di Francesco Betrò
Corriere di Bologna, 30 luglio 2022
La presidente emiliana: “Positive le nuove casette per i colloqui privati”. Attività ferme e sovraffollamento. È questo lo scenario che i rappresentanti dell’associazione Antigone si sono trovati davanti martedì, quando hanno svolto la visita annuale di controllo alla casa circondariale di Bologna, la Dozza. L’associazione, attiva dal 1991 per la tutela dei diritti e delle garanzie nel sistema penale e penitenziario, ha rilevato che su una struttura che ha una capienza massima di 500 persone, i detenuti presenti erano 738. Di questi, più del 50% stranieri: 389, a fronte dei 349 detenuti italiani. Sono 68, invece, le donne: la sezione femminile della Dozza è la più grande in Emilia-Romagna. Questa volta, l’associazione non ha potuto visitarla perché messa in “bolla” a causa di alcuni casi Covid.
Sul totale delle persone nella struttura, un dato importante arriva dalle condanne definitive, segnala Giulia Fabini, presidente di Antigone Emilia-Romagna: “Erano 483 quando siamo andati. Si tratta di un aspetto significativo dal momento che il carcere della Dozza è una casa circondariale, nata per accogliere una popolazione che dovrebbe avere un alto turn over”.
Questo dato si porta con sé un problema che non è solo legato alla destinazione della struttura. L’alto numero di condanne definitive, infatti, sconta una relativa presenza di educatori che è insufficiente: “Sono cinque per una pianta organica che secondo noi è molto limitata, che è di nove unità. Cinque educatori su 738 detenuti sono pochi”, spiega Fabini. Alla carenza di educatori si aggiunge anche il problema dell’estate. Una stagione che in carcere si fa sentire di più perché da giugno le attività sono ferme. La scuola finisce, le associazioni vanno in pausa e non ci sono corsi professionalizzanti. Chi lavora continua, ma questo riguarda soltanto una parte dei detenuti. E dentro il carcere non avere attività significa restare senza fare niente.
Alla mancanza di svago si aggiunge il caldo, affrontato senza ventilatori e con una finestra bloccata al primo piano. Fino a pochi giorni fa, poi, il terzo piano della Dozza era senza acqua: “Quando siamo andati la situazione era stata - dice la presidente regionale di Antigone. Abbiamo fatto la prova ed effettivamente l’acqua arrivava alle docce. Anche se noi andiamo la mattina, bisogna vedere la sera. Adesso hanno fatto degli interventi straordinari per ovviare al problema della mancanza di pressione, ma prima di questi chiudevano l’acqua per una/due ore al primo piano in modo tale da farla arrivare al terzo”.
A gestire la situazione è stata la nuova direttrice Rosa Alba Casella, entrata in carica a marzo di quest’anno: “È un grosso cambiamento - spiega Fabini - perché Claudia Clementi, la ex direttrice, era qui da otto anni: a volte quando cambia la direzione cambia l’istituto. È un po’ troppo presto per dire che impronta ci sarà in questo caso, ma per il momento abbiamo avuto una percezione positiva”.
Delle novità a cui l’associazione Antigone guarda favorevolmente, comunque, ci sono già state secondo la presidente emiliano-romagnola: “Una è l’installazione di tre casette, prefabbricati nell’area verde pensati per l’istituto della visita, con le pareti a vetri in modo da poter vedere quello che succede dentro. Alcuni detenuti possono usufruire di questi spazi per poter avere un colloquio con più di intimità. È un messaggio importante. L’altra novità - conclude Clementi - è la nuova cucina professionale, molto grande e ben tenuta. Qui cucinano per tutto il giudiziario e per tutte il penale maschile: dà lavoro a 12 detenuti”.










