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di Andreina Baccaro

Corriere di Bologna, 28 novembre 2024

La manifestazione al Navile con avvocati, associazioni e Bergonzoni. Ottantadue suicidi dall’inizio dell’anno (numero vicinissimo al record negativo di 85 del 2022), a cui si aggiungono sette agenti di Polizia penitenziaria che si sono tolti la vita; 62.110 detenuti contro i 51.234 posti di capienza regolamentare (nel carcere di Bologna si va verso le 850 presenze a fronte di 500 posti); 14.000 detenuti che vivono in spazi di 3-4 metri quadrati e 10.000 atti di autolesionismo.

Sono i numeri dell’emergenza “drammatica” delle carceri italiane, snocciolati in conferenza stampa dall’assessore comunale al Welfare di Bologna, Luca Rizzo Nervo, che ha lanciato la mobilitazione pubblica di sabato in piazza Lucio Dalla (ore 10.30) “per dire basta alla grave violazione dei diritti umani in corso nelle carceri italiane”. L’obiettivo, spiega, è “chiamare a raccolta i cittadini per dire che questo non è più sopportabile” e lanciare una rete di città italiane che si facciano promotrici di una campagna politica nei confronti del governo su alcune proposte: il carcere come strumento residuale di espiazione della pena; misure deflattive e di clemenza urgenti per ridurre il sovraffollamento, come provvedimenti di amnistia o indulto e ampliamento dei giorni di liberazione anticipata; più risorse per i tribunali di sorveglianza, per i servizi socio-educativi, per il contrasto al disagio psichico, per i percorsi di reinserimento lavorativo e di studio.

L’iniziativa è organizzata dal Comune con l’Ordine degli avvocati. “Per parlare di carceri oggi ci vuole coraggio - ha spiegato il legale Ettore Grenci, del Consiglio dell’Ordine bolognese - è molto più facile parlarne per slogan, dicendo che bisogna gettare le chiavi, far mancare l’aria a chi ci sta dentro. Ma questo linguaggio non è degno di un Paese civile e neanche di chi ha giurato sulla Costituzione”. Il riferimento è alle ultime polemiche scatenate dalle parole del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. “Questi slogan non risolvono i problemi di sicurezza sociale del Paese - ha proseguito Grenci -. I padri costituenti hanno pensato l’articolo 27 della nostra Carta perché avevano conosciuto le carceri fasciste e sognavano un’altra cultura del carcere”.

Alla manifestazione hanno aderito trenta associazioni, tra cui Cgil, Caritas, Antigone, Cefal, Anpi, e l’attore Alessandro Bergonzoni che ha annunciato con una lettera: “Sabato lancerò “il movimento dei rivoltosi fuori” indossando giacche e cappotti rivoltati per manifestare contro tutto quello che di rivoltante avviene nella galere di una nazione democratica”.

Presenti ieri anche le consigliere Antonella Di Pietro, Rita Monticelli (delegata del sindaco ai diritti umani) e il garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, Antonio Ianniello. “Chiediamo al mondo del lavoro di investire su percorsi di inserimento lavorativo. Il carcere non può diventare deposito delle numerose povertà”, ha detto Monticelli. “Se nel prossimo futuro non interverranno misure deflattive del sovraffollamento toccheremo quella soglia di detenuti che nel 2013 comportò la condanna dell’Italia da parte della Cedu per le condizioni inumane e degradanti in cui erano costretti a vivere” ha ricordato il garante.