sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

Il Resto del Carlino, 3 settembre 2022

L’appello del Garante: “Selezionare e formare persone all’interno dell’istituto per intercettare situazioni d’allarme”. Il Garante per i detenuti di Bologna lancia l’allarme: selezionare persone all’interno del carcere perché siano in grado di intercettare situazione d’allarme. Questo prima che accada l’irreparabile. la tragedia nell’istituto detentivo proprio l’altra sera: un detenuto di 53anni di origine straniera si è tolto la vita.

L’uomo si trovava alla Dozza da circa un mese, e aveva fatto ingresso nell’Istituto penitenziario, in ragione della revoca di una misura alternativa alla detenzione, e prima della fine di questo anno avrebbe terminato di espiare la pena.

“Secondo quanto appreso, aveva palesato accentuate difficoltà di adattamento alla condizione di detenzione - anche nel corso delle precedenti carcerazioni - in ragione di patologia psichiatrica per la quale era seguito in carcere”.

“E in questo senso anche ogni intervento - e ogni via che sia allo stato percorribile - che possa essere utile in chiave di prevenzione va sperimentato: l’attenzione è sul potenziale ausilio che può anche giungere dalle stesse persone detenute, se adeguatamente formate a offrire vicinanza e supporto a coloro che sono a rischio con l’obiettivo di tentare di costruire interventi concreti per presidiare le situazioni che possono essere potenzialmente stressanti in un contesto di privazione della libertà personale”.

“Era dagli ultimi giorni del settembre 2020 - ha sottolineato il garante - che non si verificava un evento tragico di questa natura nel carcere”. Il locale contesto detentivo non è mutato: permanente condizione di sovraffollamento (ben oltre 200 persone oltre la capienza regolamentare di 502); carenze di organico nelle varie aree; precaria qualità della condizioni detentive; difficili condizioni operative per coloro che lavorano in carcere”.

Per Ianniello, quindi,”risulta urgente verificare lo stato di applicazione del piano nazionale per la prevenzione delle condotte suicidarie in carcere” e”ogni intervento che possa essere utile in chiave di prevenzione va sperimentato: l’attenzione è sul potenziale ausilio che può anche giungere dalle stesse persone detenute, se adeguatamente formate a offrire vicinanza e supporto a coloro che sono a rischio”.