di Alice Facchini
redattoresociale.it, 26 ottobre 2019
Nella Casa circondariale bolognese arriva la prima proiezione nella sala cinematografica AtmospHera, prima in Italia aperta al pubblico dentro a un carcere: sullo schermo "Ammore e malavita", seguito dall'incontro con i registi Manetti Bros. Fiore: "Vogliamo rendere straordinario quello che per noi è ordinario: andare al cinema e guardare un film"
Foto di Alessio Cremonini Sala Atmosphera, carcere Dozza, un momento della proiezione
"Quanto è costato il film?". "In quante lingue è stato tradotto?". "La protagonista è marocchina?". "A Napoli la vita è ancora così?". "In futuro vi piacerebbe girare un film anche qui nel penitenziario?". Sono tante le domande che arrivano ai registi Manetti Bros dalla curiosissima platea di AtmospHera, il nuovo cinema di Bologna nato all'interno della casa circondariale Rocco D'Amato, primo in Italia aperto al pubblico dentro a un carcere. È appena finita la proiezione di "Ammore e malavita", la prima della nuova sala finanziata dal Gruppo Hera, e seduti sulle poltroncine ci sono un centinaio di detenuti, insieme alle autorità, ai giornalisti e ai volontari delle associazioni che lavorano nell'istituto penitenziario. "La cosa bella è che nelle scene d'azione, nei momenti di suspense, arriva la battuta comica: il film è stato stupendo, ci siamo divertiti", ringraziano i detenuti.
Il cinema si trova proprio all'interno di un braccio del carcere della Dozza, a cui si accede superando una serie di cancelli e due cortili interni. Oltrepassata la barriera che porta nel quinto sbarramento, spunta il primo cartello: un semplice foglio A4, con una freccia a destra e la scritta "Sala AtmospHera". Percorriamo un lungo corridoio dal soffitto basso, intervallato da grosse telecamere di sicurezza: dritto, destra, sinistra. Le finestre strette con le sbarre verniciate di un blu acceso non fanno entrare abbastanza luce e le lampade al neon sono accese per illuminare l'ambiente. Superiamo il locale della lavanderia e finalmente ci siamo: appena entrati nel cinema, i detenuti già seduti in platea si voltano a guardare chi sarà con loro a vedere il film.
La platea è piena, tanto che gli agenti devono portare delle sedie in più. Uno schermo fisso è appeso al centro, le finestre sono coperte da tende oscuranti e sulle pareti sono incollati rossi pannelli fonoassorbenti, per migliorare l'acustica. "Da oggi a Bologna c'è una nuova sala cinematografica - afferma Angelita Fiore, presidente dell'associazione Cinevasioni, introducendo la proiezione -. Vogliamo rendere straordinario quello che per noi è ordinario: andare al cinema e guardare un film". E aggiunge Filippo Vendemmiati, che nel 2015 ha ideato il primo progetto di cinema in carcere: "Il nostro obiettivo non è portare le star qui dentro, ma creare sistemi di relazione nel carcere attraverso il cinema: noi siamo solo il proiettore, il film siete voi".
Dopo i saluti della direttrice della casa circondariale Claudia Clementi e del critico cinematografico Davide Turrini, alle 10.20 si spengono le luci. Nel buio si sente ancora una ricetrasmittente della polizia penitenziaria gracchiare, poi il silenzio. Lo schermo si illumina. La prima scena è un piano sequenza di Napoli dall'alto, le strade, i monumenti, una chiesa. Già dopo pochi minuti il film prende il via: sparatorie, pallottole scampate e criminali in fuga. Le scene d'azione vengono alternate a canzoni, a metà tra il musical e la sceneggiata napoletana, e quando a cantare sono quattro giovani agli arresti domiciliari a Scampia scoppiano le risate e gli applausi. Nelle due ore successive tutti in sala sono ugualmente catturati dalla trama, detenuti e agenti: quando i due protagonisti rischiano di essere uccisi, nel pubblico i volti illuminati dalla luce dello schermo si fanno tesi. Poi lo scioglimento: l'amore trionfa, i protagonisti scappano in un paradiso tropicale e i criminali finiscono (guarda un po') in una cella a Poggioreale. La proiezione termina con lunghi applausi e fischi dalla platea.
"Per questa prima visione, il film è stato scelto dagli studenti del corso di catalogazione cinematografica di Cinevasioni - racconta Irene Sapone, una delle organizzatrici -. Abbiamo oltre 700 dvd donati da Rai Cinema: i ragazzi stanno imparando come catalogarli e archiviarli in vista dell'apertura della prima videoteca nel carcere. Quando hanno avuto per le mani 'Ammore e Malavita' si sono incuriositi: non amano i film drammatici, per loro sono troppo deprimenti. Preferiscono le commedie, i film d'azione o i grandi classici: amano Totò, Monicelli e tutti i cult visti e rivisti in televisione. Il cinema è un modo per trascorrere in modo diverso, divertente, il tempo qui dentro".










