di Claudia Baccarani
Corriere di Bologna, 6 ottobre 2026
L’input partito dai giovani, punta al campionato Fipav. Riscatto, rieducazione e rinascita per i detenuti della Dozza grazie alla pallavolo. Un insieme di realtà, dalla direzione del carcere alla Federazione, che si sono messe insieme per rendere possibile un unicum (o quasi) nel panorama degli istituti di pena italiani. E un gruppo di persone che caparbiamente ha reso possibile trasformare un’idea in qualcosa di vero. C’era tutto questo nell’elettricità e nell’orgoglio che si respirava ieri alla Dozza dove è stata presentata la prima squadra di pallavolo del carcere: si chiama Fenice Volley Team e ha l’ambizione di iscriversi e partecipare al campionato di seconda divisione della Fipav.
La competizione non è però il cuore del progetto e il nome contiene in sé il senso e l’obiettivo di quanto si è creato. Le parole sono quella della direttrice della Dozza, Rosalba Casella: “Lo sport è inclusione: veicola messaggi utili alla rieducazione e offre occasioni di riscatto. La fenice rinasce dalle sue ceneri”.
L’avventura è partita sulla spinta dei detenuti più giovani che frequentano la scuola in carcere e chiedevano di fare anche ore di educazione fisica. Una fetta di popolazione carceraria compresa tra i 18 e i 25 anni che rappresenta una novità per la Dozza. Segno di una criminalità giovanile purtroppo in aumento, come ci raccontano le cronache quotidiane. Attualmente alla Dozza questi detenuti sono circa una sessantina. Direzione del carcere e Cpia, il centro che si occupa dell’istruzione degli adulti, guidato dal dirigente Emilio Porcaro, si sono attivati e qui è entrata in gioco la professoressa Rossana Gobbi: da anni insegna in carcere e, da appassionata della disciplina, ha pensato alla pallavolo. È stata poi lei a coinvolgere Pallavolo Bologna, giovane ma ambiziosa realtà del territorio di cui fa parte Andrea Brogioni, ex campione della Zinella Volley Bologna dei tempi d’oro. Poi è arrivata la Fipav.
Un piccolo miracolo (carcerario) la pallavolo lo hanno già compiuto: insieme si allenano (due volte a settimana) e giocano detenuti comuni e detenuti “protetti”. Ancora la direttrice Casella: “Chi ha commesso reati di natura sessuale di solito vive separato dagli altri; qui hanno scelto di superare le divisioni che ci sono in carcere, ed è il primo messaggio importante che la squadra ha dato. La pallavolo, più del calcio, è un gioco in cui le regole vanno rispettate, per fare punto bisogna giocare tutti: nessuno può fare il protagonista”.
L’altro “miracolo” è più materiale ma non meno importante. Il campo che la Fipav ha regalato alla Casa Circondariale “non è un campo qualunque - ha spiegato Massimo Righi, presidente del Cda di Lega Pallavolo Serie A -. Il Gerflor (la pavimentazione, ndr) tricolore è quello sul quale sono state giocate le finali di Coppa Italia e di Supercoppa-Super Lega maschile. Su questo terreno sono scesi alcuni dei più grandi campioni della nostra pallavolo, davanti a migliaia di persone. Da oggi, però, questo campo avrà una nuova vita. E, per certi versi, una vita ancora più significativa”. Così nella palestra del carcere, dove c’era un pavimento scrostato e pieno di infiltrazioni, ora risplende un campo degno di questo nome.
Nella squadra giocano in venti, i corsi di pallavolo sono seguiti da più detenuti. A guidare gli allenamenti è Maurizio Menarini, nome storico del volley regionale che ha lavorato con squadre di A1 e A2. “Quando mi è stato proposto non ci ho pensato un attimo - racconta - C’è una grande voglia di fare gruppo, l’obiettivo è fare squadra e comunità. Poi certo magari di vincere anche qualche partita...”. Per scendere in campo ufficialmente c’è ancora della burocrazia da superare. “Vorrei che la Fenice potesse uscire per giocare - è l’auspicio della direttrice -, sarebbe importante per i ragazzi”.









