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di Ludovica Brognoli

Corriere di Bologna, 19 dicembre 2025

“Il territorio deve aiutare il carcere: per il bene e la sicurezza di tutti. Qualche volta prevale un’illusoria, ignorante e pericolosa idea: quella per cui invece bisogna alzare i muri e chiudere a tripla mandata. Il carcere deve essere aiutato a fare quello che deve fare, rieducare, guardare al futuro”. Sono le parole con cui il presidente della Cei, Matteo Zuppi, è intervenuto in occasione dell’inaugurazione di una nuova palestra all’interno del carcere minorile del Pratello: un luogo dedicato allo sport, completo di attrezzi, per circuiti funzionali, training individuali e preparazione atletica, che sarà dedicato ai giovani adulti detenuti e ai minori. Il finanziamento della palestra è stato sostenuto interamente dalla Caritas di Bologna, e infatti alla cerimonia di apertura ieri hanno partecipato il presidente della Caritas di Bologna, Matteo Prosperini, don Domenico Cambareri, cappellano dell’istituto minorile Piero Siciliani, oltre allo stesso Zuppi.

L’inaugurazione della palestra, a pochi giorni da Natale, sembra quasi un regalo ai ragazzi detenuti, un gesto che, per Zuppi, fa parte di quelle cose “piccole ma importanti che servono ad aiutare a ricostruire quello che il male ha rovinato”. Costruire uno spazio di questo tipo, “non è un gesto contro la chiarezza e la certezza della pena: perché l’attenzione non è buonismo, è buon senso, è guardare al futuro, significa ricostruzione, questo deve fare il carcere proprio nell’essenza”. Proprio per questo motivo, la “speranza” del cardinale è che “queste collaborazioni crescano e che ci possa essere una duttilità per cui il carcere possa recepire queste presenze del territorio che aiutano il carcere stesso”.

L’occasione, infine, è servita a Zuppi per commentare anche le trattative per la pace in Ucraina, ritornando sullo stesso concetto della speranza: “la speranza che si riesca a costruire un’architettura di pace, che si crei una pace giusta, che abbia delle sicurezze e delle garanzie che sono impossibili senza la comunità internazionale”. “L’auspicio sulla guerra in Ucraina - conclude - è che le trattative, anche se arrivano sempre tardi, portino a buon fine e che l’Europa che nasce dalla tragedia della guerra, e sa l’importanza del dialogo, svolga pienamente il suo ruolo”.