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di Andreina Baccaro

Corriere di Bologna, 5 febbraio 2025

Una sezione specifica del carcere della Dozza in cui far convergere una settantina di detenuti “giovani adulti”, cioè maggiorenni sotto i 25 anni, per liberare gli istituti minorili sovraffollati. È una possibilità che scatena la levata di scudi dei sindacati della Penitenziaria. Dal Ministero della Giustizia filtra la conferma che effettivamente in via Arenula si sta vagliando la possibilità di accorpare una quota di detenuti giovani adulti, attualmente in Ipm, in una sezione di un penitenziario ordinario, ma garantendo “assoluta separazione” dai detenuti adulti.

E l’istituto individuato sarebbe proprio la Dozza, sostengono i sindacati, visto anche che nei giorni scorsi c’è stata una visita del capo del dipartimento per la giustizia minorile Antonio Sangermano. “Le scriventi organizzazioni sindacali esprimono serie preoccupazioni - si legge in una nota unitaria firmata da tutte le sigle della Penitenziaria e inviata a Dap, Ministero, provveditorato regionale e ai direttori della Dozza e del Pratello - in merito alla notizia che circa settanta detenuti “giovani adulti”, provenienti da tutta Italia e in carico alla giustizia minorile, presumibilmente i più problematici e poco inclini alle regole, potrebbero essere trasferiti per un periodo di tempo presso la casa circondariale Rocco D’Amato”. “Riteniamo che tale decisione - proseguono - non tenga conto di importanti criticità già esistenti nella struttura e nei servizi offerti. Chiediamo, con urgenza, dove verranno ubicati, visto che la “Rocco D’Amato” ospita oltre 850 detenuti a fronte dei 490 posti disponibili”.

A preoccupare la penitenziaria sono non solo le difficoltà di gestione e il sovraffollamento già insostenibile della Dozza, ma anche l’impossibilità di garantire ai detenuti giovani adulti, che hanno commesso reati da minorenni, un percorso socializzante e rieducativo diverso rispetto agli adulti, come la legge impone. Per quanto la proposta sia ancora in fase embrionale, secondo il Ministero, al Pratello ci sarebbe invece già una data imminente e la direzione starebbe lavorando in questo senso. Tutto ciò, secondo i sindacati, comporterebbe “un rischio concreto di compromettere ulteriormente la sicurezza e il benessere dei detenuti e degli operatori: l’intero distretto dell’Emilia Romagna soffre di un sovraffollamento di oltre il 130%. Questo modus operandi, metterà ancora di più a rischio il percorso rieducativo dei giovani detenuti, costretti a convivere con reclusi più anziani, spesso criminali con una lunga esperienza, rischiando di trasformare il carcere in una “scuola del crimine”.