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di Antonella Cortese

Ristretti Orizzonti, 23 aprile 2025

È cominciato con il primo incontro Visioni Riparative tra Dentro e Fuori, il progetto finanziato dal bando regionale Dgr 903/24, che parte dal paradigma della Giustizia riparativa al quale si ispira, per promuovere la cultura dell’incontro, della mediazione e della riparazione tra dentro e fuori dal carcere. È infatti in seno alla società, ai suoi conflitti e alle sue naturali contraddizioni che si generano comportamenti lesivi, violazioni delle norme penali e giuridiche. È nella comunità che si pone in ascolto, che include e non respinge, che affronta le difficoltà evitando irreparabili rotture che isolano, spesso reiterando comportamenti illeciti e dannosi, il luogo in cui è possibile trovare una mediazione, un risarcimento, una riparazione, una possibile ricucitura.

Il 9 aprile nella Casa di Quartiere Montanari, alla presenza di una trentina di persone, con le esperte mediatrici penali Maria Inglese e Germana Verdoliva della scuola di Adolfo Ceretti - uno dei padri della mediazione e della Giustizia riparativa in Italia - è stato affrontato il tema: “Una nuova idea di giustizia a partire dall’ingiustizia. La mediazione sociale e il coinvolgimento della comunità”. Le relatrici hanno coinvolto il pubblico in un esercizio di cittadinanza attiva e responsabile, rintracciando nelle parole e nel linguaggio il seme di una giustizia spesso difficile da definire. È, in effetti, più semplice rispondere alla domanda opposta: che cos’è l’ingiustizia per ognuno di noi? Partendo dal nostro vissuto è possibile aprirsi ad una comunicazione consapevole, a un riconoscimento delle ingiustizie che anche l’altro ha subito. Provare, insieme, a trovare un ponte, quindi un avvicinamento.

Georg Simmel, filosofo e sociologo tedesco, riferisce all’umano la caratteristica capacità di unificare e conciliare “…costruire un camminamento è una prestazione specificamente umana…il ponte rappresenta l’estensione della sfera della nostra volontà allo spazio.” Le due sponde collegate dal ponte restano nettamente separate ma in comunicazione, cercando un punto di contatto, un riconoscimento reciproco, un equilibrio tra le parti, come precisa Maria Inglese riferendosi alla Giustizia riparativa. Se subiamo un’offesa, siamo davvero in grado di esercitare queste capacità? Il ponte crolla, la rottura è avvenuta e l’unica cosa possibile per non restare sotto i detriti per sempre è ricostruire, cominciando con un’impalcatura che permetta l’avvicinamento delle sponde per arrivare ad una costruzione nuova, sicuramente diversa dalla precedente, ma non per questo meno stabile ed efficace.

Ne risulta che la mediazione ben riuscita è come l’impalcatura, invisibile e provvisoria, perché la costruzione la fanno le parti e il mediatore è solo una figura di passaggio, uno specchio riflettente. “La mediazione è reciproco riconoscimento, quello che viene a mancare quando è in atto un conflitto. Questo è il momento imprescindibile senza il quale nessuna azione riparativa è possibile” specifica Germana Verdoliva. Numerose le domande anche in merito alla ricaduta della giustizia riparativa nelle diverse fasi del processo, come previsto dalla riforma Cartabia, che vede questo paradigma in affiancamento alla giustizia penale, e non in sostituzione.

Chi e cosa riparerà al torto subito? L’azione riparativa comunitaria, di cui cominciano ad esserci esperienze, ridefinisce i luoghi che cambiano di senso attraverso l’attivazione della comunità, delle persone che si incontrano comunicando il proprio disagio conseguente all’azione dell’altro. Ma la risposta alla domanda iniziale, quando possibile, non può che essere definita di volta in volta dato che non esiste una soluzione unica e valida per tutti per riparare al torto.

Nella Giustizia riparativa una delle figure fondamentali è la vittima, spesso lasciata al suo destino e a confrontarsi in solitudine con il suo dolore. Con Marco Bouchard - ex magistrato italiano e presidente onorario della Rete Dafne Italia, rete nazionale per l’assistenza alle vittime di reato - il 28 maggio alle 16.30 nella Sala del Consiglio del Quartiere Navile - Via di Saliceto, 3/20 approfondiremo il tema provando a ricostruire la storia della Giustizia riparativa con focus dedicato alle vittime di reato.