di Chiara Currò Dossi
Corriere dell’Alto Adige, 14 agosto 2024
Ieri il sopralluogo di Foppa e Valcanover “Infiltrazioni, la situazione è impressionante Inagibile l’area per le persone in semilibertà”. “La gru è stata montata: il 26 agosto partiranno i lavori per il rifacimento del tetto e della facciata e, cosa ancora più importante, delle docce”. A dare, finalmente, una buona notizia per quel che riguarda la casa circondariale di Bolzano è Brigitte Foppa, consigliera provinciale dei Verdi, che ieri ha visitato la struttura di via Dante insieme all’avvocato e storico radicale trentino, Fabio Valcanover.
“La gru è stata montata: il 26 agosto partiranno i lavori per il rifacimento del tetto e della facciata e, cosa ancora più importante per chi sta all’interno, delle docce. Saranno comuni, non nelle singole celle, cosa che sarebbe molto importante perché, si sa, la doccia comune è sempre anche un luogo di violenza”. A dare, finalmente, una buona notizia per quel che riguarda la casa circondariale di Bolzano è Brigitte Foppa, consigliera provinciale dei Verdi, che ieri ha visitato la struttura di via Dante insieme all’avvocato e storico radicale trentino, Fabio Valcanover. Il quale ricorda come, in realtà, il tema delle docce sia legato a quello generale dei servizi igienici: “Solo in due celle sono nettamente separati dal luogo dove si dorme. Nelle altre, il luogo dove si lavano i piatti è a 20 centimetri dal gabinetto. Il Ministero voleva un carcere di grande portata, ma la Provincia ha detto no. Si è così esaurito il percorso per istituirne uno nuovo, e si interverrà sul vecchio. Cosa doverosa e urgente”.
Il primo stanziamento - Il che spiegherebbe, in parte, il ritardo con cui si è deciso di intervenire. Ora però uno stanziamento c’è: 98 mila euro per i primi lavori che inizieranno a fine mese (anche se non è stata comunicata la data entro la quale saranno finiti). Secondo Foppa, non si sarebbe potuto aspettare oltre. “Lo stato della struttura è impressionante. Non solo per quel che riguarda la sua fatiscenza, ma soprattutto per le infiltrazioni d’acqua che renderebbero inabitabile per chiunque altro tutta un’ala dell’edificio. Alcune celle sono state dismesse, perché all’interno non si riesce neanche respirare a causa della muffa”. E con il caldo, le cose non migliorano. “La struttura è vecchia, e con muri spessi - continua la consigliera dei Verdi -, per questo non c’è l’afa che c’è in altri edifici. C’è qualche ventilatore, ma non un sistema di climatizzazione. E l’ammassamento è tremendo”.
La semilibertà - I detenuti sono 101, a fronte di una capienza di 88 posti. Il 60% assume farmaci in modo continuativo, il 35% psicofarmaci, e il 60-70% dei reati contestati è legato a droghe o dipendenze. “Trattandosi di una casa circondariale - spiega Valcanover -, dovrebbero esservi detenute persone con condanne non definitive o comunque con pene non superiori ai 5 anni. Certo, non è una norma tassativa, ma logica, e ci sono sempre contraddizioni nel sistema. Solo che in questo caso, quasi tutti i detenuti, 81 su 101, hanno pene definitive”. Inoltre, continua Foppa, “cinque sono in regime di semilibertà. Il che significa che durante il giorno escono a per lavorare, e fanno rientro la sera. Per loro, esisterebbe una stanza apposita, per altro un luogo abbastanza decente, ma al momento, è inaccessibile a causa di una scala pericolante”. Il che significa che sono costretti a dormire insieme agli altri.
Il garante - Una delle questioni di cui i detenuti si sono informati, ieri mattina, con Foppa e Valcanover, è quella del garante comunale. Figura che manca da oltre un anno: a giugno dello scorso anno, il sindaco Renzo Caramaschi aveva revocato l’incarico all’allora garante, Elena Dondio, a seguito della sua candidatura alle provinciali con i Verdi. Per il sindaco, era “venuto meno il rapporto di fiducia”. Sul punto, Foppa chiede di accelerare: “Qualcuno deve difendere il diritto dei detenuti a una decente sopravvivenza”.
Le camere di sicurezza - Oltre al sovraffollamento, il carcere di via Dante soffre di carenza di organico. “Sono previsti 75 agenti di polizia penitenziaria - chiarisce Valcanover -, ma ne sono presenti solo 55, con turni da otto ore anziché sei. Gli amministrativi sono 8 su 23. Uno dei problemi principali è quello degli arresti notturni: le persone in attesa di convalida, per definizione, in carcere non ci dovrebbero entrare (in attesa del pronunciamento del giudice sulla misura cautelare, ndr)”. Anche perché per gli agenti significa dover avviare tutto l’iter burocratico per registrare il nuovo arrivato e aprire le celle; per i detenuti essere svegliati nel cuore della notte; per il nuovo arrivato trascorrere una notte in carcere per poi, spesso, essere liberato il giorno dopo. “Finalmente - afferma l’avvocato - carabinieri e Questura si sono attrezzati con le camere di sicurezza”. Nota positiva, osservano Foppa e Valcanover, è il “clima di umanità all’interno della struttura. A Trento, il carcere è migliore, ma il clima tremendo. E l’uso di psicofarmaci molto più massiccio. Servirebbe un provveditore regionale”.











