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di Silvia M. C. Senette

Corriere dell’Alto Adige, 10 luglio 2024

Da gennaio ad aprile il carcere di Bolzano ha vissuto una grave emergenza sanitaria: dieci contagi accertati di scabbia, di cui un agente, con tre casi così gravi da richiedere il ricovero in ospedale. La situazione ha evidenziato le carenze di un sistema penitenziario al collasso, ma ha anche dimostrato la forza della collaborazione tra enti e la resilienza della popolazione carceraria. Ora per fortuna l’emergenza è rientrata, grazie ad una complessa opera di disinfestazione e ieri si è svolta una piccola cerimonia all’interno della struttura per celebrare questo risultato.

“Gran parte della popolazione detenuta ha apprezzato lo sforzo profuso: la quasi totalità ha aderito con grande impegno alla terapia di cura e preventiva e all’intensa attività di sanificazione di spazi ed effetti personali” ha dichiarato Giovangiuseppe Monti, direttore della struttura di via Dante. “Con il supporto dell’Azienda sanitaria, della Protezione civile, della Croce Bianca e di chi vive gli spazi del carcere abbiamo fatto un ottimo lavoro”. La crisi è iniziata con pochi casi isolati, seguita da un’escalation di contagi e una diffusa insicurezza tra i detenuti. “In un clima di insofferenza e insicurezza - ha spiegato il sanitario dell’Azienda sanitaria, Pierpaolo Bertoli - diversi detenuti non si sono sottoposti ai controlli, rendendo difficile una quantificazione precisa”.

La scabbia è un’infezione cutanea legata alla presenza di un microrganismo che si insinua nella cute per contatto con persone infette o tramite biancheria. La terapia, per bocca o con l’uso di pomate, va assunta con modalità e tempistiche precise. “Quando questi dieci casi iniziali hanno lamentato difficoltà nella presa in carico per le nostre difficoltà strutturali, il problema sanitario è diventato un problema di sicurezza - ha ammesso Monti -. Insofferenza, malessere e autolesionismo sono diventati critici e per il personale di polizia penitenziaria è stato difficile gestire e contenere contagi e il rischio che la situazione diventasse ingestibile”.

“Avevamo paura della reazione che potevano avere i detenuti - ha confessato Alfonso Pilato, ispettore e comandante delle guardie carcerarie - quindi devo ringraziare i detenuti che hanno sensibilizzato i loro compagni perché aderissero spontaneamente al trattamento. Si sono tutti adoperati a pulire e igienizzare le stanze, facendosi portavoce delle esigenze della struttura”.

Romina Rossi, coordinatrice del personale infermieristico, ha raccontato l’esperienza con emozione: “La collaborazione massima, tra il personale e i detenuti, è stata una grande crescita umana e professionale. Abbiamo vissuto un’emergenza nell’emergenza, ma anche un punto di svolta”. Dopo i primi casi isolati, la necessità di un intervento massivo è stata chiara a marzo. “Nonostante diverse settimane di terapia, non si riusciva a eradicare la scabbia - ha spiegato Bertoli -. Abbiamo deciso di attivare un intervento su larga scala, i nostri responsabili si sono coordinati con la Protezione civile e la Croce Bianca per allestire tutto il necessario”. L’operazione ha comportato una pulizia e disinfezione completa della struttura.

“Abbiamo dovuto igienizzare tutte le aree vissute dai detenuti e disinfettare effetti personali, materassi, letti e vestiti - ha riferito Rossi -. La Protezione civile ha allestito tende e docce in cortile per permettere la decontaminazione durata due settimane, mentre l’Azienda sanitaria ha fornito a tutti pigiami ospedalieri”.

Il comandante Pilato ha espresso la sua gratitudine alla Protezione civile, consegnando una targa d’onore: “Gli agenti di polizia penitenziaria qui a Bolzano soffrono per la carenza di organico e le difficoltà strutturali. Quel giorno, quando siete arrivati, ci siamo sentiti appoggiati e ci avete dato qualcosa che avevamo perso: la sensazione di appartenenza”. Tiberio, un detenuto che ha svolto un ruolo chiave nel convincere i compagni a sottoporsi alla terapia e al protocollo, ha raccontato: “Di 127, solo quattro si sono rifiutati. È stata dura, ma nel rispetto di chi ha sofferto del contagio lo abbiamo fatto tutti quanti e ha funzionato”.

Il trattamento ha richiesto circa un mese. “L’intervento di maggiore disagio è stato pulire tutte le aree vissute dai detenuti e disinfettare effetti personali, letti e vestiti per permettere la decontaminazione” ha precisato Rossi. Un’operazione resa possibile dal coordinamento tra tutti i soggetti coinvolti che sono riusciti a garantire condizioni di sicurezza e sorveglianza.