di Francesco Mariucci
Corriere dell’Alto Adige, 30 maggio 2023
Pressing dell’assessore Bessone: struttura fatiscente, aspettiamo i soldi per partire. Non si intravedono svolte all’orizzonte per la realizzazione del nuovo carcere di Bolzano. Un anno fa, l’allora ministra della Giustizia Marta Cartabia visitava la struttura di via Dante assicurando massima celerità nello sbloccare i fondi necessari. Poi però il cambio di governo ha arenato per l’ennesima volta la questione. L’assessore Bessone: “Noi abbiamo fatto la nostra parte. Scontiamo l’instabilità politica del Paese”.
“Inadeguato non solo per le condizioni ma anche per gli spazi”. Con queste parole un anno fa (era il 17 giugno 2022) l’allora ministra della Giustizia Marta Cartabia definiva il carcere di Bolzano dopo una visita nei locali del penitenziario. Aggiungendo, con il plauso della giunta provinciale, che “c’è la necessità di intervenire prontamente per dotare la città di una nuova struttura”.
Quasi dodici mesi dopo però, dalle parti di via Dante è cambiato poco o nulla. In compenso, il cambio di Governo a Roma e l’insediamento di un nuovo Guardasigilli - Carlo Nordio di Fratelli d’Italia - hanno ulteriormente complicato le cose. E a Bolzano si resta in attesa. Il progetto c’è già, e la Provincia avrebbe anche fatto la sua parte: “Da tempo abbiamo espropriato il terreno (siamo a Bolzano sud, non lontano dall’aeroporto ndr): attendiamo il finanziamento dello Stato e poi saremo pronti a partire con la nuova costruzione” sottolinea l’assessore provinciale al Patrimonio Massimo Bessone.
I soldi da sbloccare promessi da Roma sono un centinaio di milioni, ai quali vanno sottratti gli otto che la Provincia darà allo Stato per l’acquisto dell’attuale sede carceraria. Il penitenziario di via Dante poi sarà abbattuto in quanto non tutelato da un punto di vista architettonico. Così come è stato risolto il caso dell’impresa costruttrice: toccherà a Fincantieri, dopo che quest’ultima ha rilevato Condotte Spa, la società vincitrice del bando poi finita in amministrazione controllata.
Mancano i soldi, e non è certo un dettaglio. Il problema, rilancia l’assessore Bessone, sta anche nella mancanza di stabilità che contraddistingue storicamente i governi italiani: “La nostra giunta nello spazio di una legislatura ha incontrato quattro ministri di ogni competenza e estrazione politica. Simbolo del fatto che in Italia non c’è stabilità: senza programmazione è difficile per un Ministero mettere sul piatto una somma di questa portata”.
Ora tra l’altro, la palla in mano ce l’ha un ministro di centrodestra. In realtà, un incontro interlocutorio tra il presidente Arno Kompatscher e lo staff del dicastero di via Arenula c’è stato lo scorso dicembre, così come tra il Landeshauptmann e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per avere certezza della copertura finanziaria. Bessone però non si sbilancia su una possibile accelerazione: “Credo che sarà difficile vedere qualcosa a breve. Di sicuro, non possiamo partire se non arrivano i soldi da Roma”. Considerazione questa che fa ancora più effetto se letta alla luce delle notizie passate: quando nel 2013 si chiuse la gara per una nuova struttura capace di ospitare 200 detenuti, 100 operatori di polizia penitenziaria, 30 posti per agenti in caserma e 25 unità di personale civile, si sbandierava una consegna prevista nel 2016.
Inutile dire che siamo ancora al punto di partenza. Il progetto però non dovrebbe subire variazioni: “Già adesso con oltre 100 prigionieri siamo in sovrannumero, quindi andarne a costruire un altro delle stesse dimensioni non avrebbe senso. Per questo, anche su indicazioni del Ministero, avevamo fatto fare un progetto per ospitare 200 carcerati” aggiunge Bessone.
L’assessore infine sottolinea le condizioni di chi il carcere lo vive quotidianamente: “Ogni tanto vado a fare qualche sopralluogo, conosciamo bene la realtà di chi lavora lì e dei carcerati. Tengo tantissimo alle condizioni di lavoro della polizia penitenziaria, che si trova ad operare in un ambiente assai difficile. Più di tanto però non possiamo fare” ribadisce l’assessore.
Insomma, anche per una questione di competenze (la casa circondariale infatti è gestita dallo Stato), si aspetta una mossa dal governo centrale: “È lo Stato che deve farsi carico di costruire il carcere. Noi siamo il mezzo, lo Stato finanzia e decide quanto e come. Ma per il momento siamo allo stesso livello di qualche mese fa” sintetizza Bessone.
Un anno fa la ministra Cartabia raccontò di “avvertire l’urgenza di risolvere gli ultimi problemi che riguardano gli aspetti finanziari per poter portare a termine un progetto su un’area che è già stata identificata e quindi spostare la struttura penitenziaria da qui”. Oggi però, per il carcere di Bolzano, non si intravede ancora una possibile svolta.










