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di Fabrizio Mattevi

 

Corriere dell'Alto Adige, 3 agosto 2018

 

Anche quest'anno le attività e i corsi realizzati nel carcere di Bolzano si sono conclusi con la consegna di diplomi e attestati: un'occasione per mostrare e condividere, anche in modo festoso, quanto realizzato. Tra le alte pareti del cortile interno, sotto lo sguardo vigile della polizia penitenziaria, si è suonato, si sono messi in scena i testi del laboratorio teatrale, si è gustato il buffet allestito dai partecipanti al corso di cucina.

È stato anche distribuito "Voci dal silenzio", pubblicazione annuale della Casa circondariale di Bolzano, curata dalla Formazione professionale, con interventi e testimonianze raccolte durante le esercitazioni al computer. Molteplici sono gli obiettivi e gli intenti delle proposte formative: accrescere l'istruzione, soprattutto linguistica; promuovere il conseguimento della licenza media; ampliare le opportunità occupazionali con i corsi, assai richiesti, per addetto di cucina; offrire momenti di socializzazione e spazi espressivi per occupare il tempo della detenzione e apprendere qualche semplice tecnica artigianale.

Per realizzare simili finalità, direzione del carcere, personale interno, polizia penitenziaria, Tribunale di sorveglianza cooperano con enti e agenzie esterne: Intendenza scolastica, Formazione professionale italiana, Alphabeta, Caritas, La strada-der Weg. L'impegno per la rieducazione e la riabilitazione sociale è faticoso e a volte frustrante.

Tanto più all'interno di una struttura fortemente limitata come quella bolzanina, pressoché priva di locali per attività didattiche e laboratoriali. L'adesione e la partecipazione dei detenuti sono condizionate dall'elevato turnover dovuto a trasferimenti, fine pena, concessione di misure alternative. Interventi e proposte debbono poi fare i conti con la composizione della popolazione carceraria: attualmente, del circa centinaio di detenuti, più o meno l'80% sono stranieri, per due terzi extraeuropei, tra cui una quota di clandestini.

Le storie complesse e tormentate di queste persone, la lontananza dei luoghi di provenienza e spesso delle famiglie, le differenze di cultura, la scarsa conoscenza dell'italiano rendono irta la via del recupero, ma al contempo irrinunciabile per contrastare il ritorno all'illegalità. Perciò l'esito più prezioso perseguito dalle attività interne è la riscoperta del valore di sé. Merita dunque attenzione e sostegno quanto si sta facendo, pur tra ostacoli e fallimenti, affinché la pena detentiva, che comporta ingenti oneri per lo stato, possa essere per davvero proficua, per i singoli e per la collettività.