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di Currò Dossi

Corriere dell’Alto Adige, 21 giugno 2025

Teatro, cucina, giardinaggio e lingue: ieri, in via Dante, cerimonia di consegna dei diplomi di fine corso ai detenuti della casa circondariale. “Succedeva sempre che a un certo punto uno alzava la testa e la vedeva. È una cosa difficile da capire. Ci stavamo in più di mille, su quella nave, tra ricconi in viaggio, e emigranti, e gente strana, e noi. Eppure c’era sempre uno, uno solo, uno che per primo la vedeva. Allora si inchiodava, lì dov’era, gli partiva il cuore a mille, e, sempre, tutte le maledette volte, giuro, sempre, si girava verso di noi, verso la nave, verso tutti, e gridava (piano e lentamente): l’America”. La recita, da parte di un gruppo di detenuti, dell’incipit di Novecento, di Alessandro Baricco, è stato tra i momenti più intensi vissuti ieri tra le mura della casa circondariale di via Dante, dove, nel cortile esterno, ancora in fase di rifacimento, si è svolta la cerimonia di consegna dei diplomi di fine anno formativo.

“Istruzione e formazione sono la leva attraverso cui cercare di costruire la responsabilizzazione dei detenuti - ha detto il direttore della casa circondariale, Giovan Giuseppe Monti - con l’obiettivo di creare le basi per un percorso di reinserimento sociale. Certo, le condizioni strutturali ci penalizzano, ma ci impegniamo al massimo”. L’offerta è ampia, anche grazie alla collaborazione con varie cooperative e realtà del territorio (tra le quali Alpha beta e Teatro stabile): ci sono i corsi di lingua, scrittura, cucina, genitorialità, giardinaggio, igiene, quelli che hanno dato vita alla “Ciclofficina” (con i detenuti in piazza Tribunale, impegnati a riparare le biciclette, in occasione della “Bolzano senz’auto”), e quelli del laboratorio permanente di teatro, parte del progetto “Art of freedom”. Le storie, dice Chiara Visca, insegnante del laboratorio teatrale, sono importanti, specie quelle di riscatto: “Insegnano che la cosa importante non è la caduta, ma la capacità di rialzarsi - osserva -. E qua dentro, immaginarsi una vita “fuori” è una fatica enorme. Le storie aiutano a trovare le forze per “scendere dalla nave” della quale parla Baricco, e costruirsi una vita nuova”.

Ai corsi, spiega Nicola Gaetani, coordinatore degli educatori penitenziari, partecipa oltre la metà dei detenuti (che attualmente sono 120, ma il ricambio è continuo). “Si svolgono da settembre a dicembre e da gennaio a giugno, per due ore e mezza tutte le mattine e pomeriggi. A questi, si aggiungono le lezioni tenute dagli insegnanti delle “Leonardo da Vinci” per conseguire il diploma di scuola media, importantissimo per ottenere il permesso di soggiorno, una volta usciti da qui”. Il corso dura un anno, con lezioni quotidiane di matematica, italiano, tedesco e inglese. E riscuote sempre più successo. “Abbiamo sempre avuto due-tre partecipanti l’anno - spiega sempre Gaetani -. All’ultimo, hanno partecipato in sei che ora stanno affrontando gli esami”.

Tra chi, alla cerimonia di ieri, ha fatto “incetta” di diplomi, dopo aver partecipato ai corsi di teatro, igiene e genitorialità, c’è William. “Ne ho seguiti tanti - racconta - anche perché sono un modo per tenersi impegnati qua dentro”. Ma soprattutto un investimento per il futuro. “Quando sono arrivato - continua il giovane detenuto - ero un altro tipo di persona. Gli anni che dovrò trascorrere qua dentro non me li darà mai indietro nessuno, ma quando uscirò voglio recuperare il tempo perso. Anche con i miei figli. Per questo ho seguito, tra gli altri, il corso sulla genitorialità. Vorrei dare loro quello che non ho potuto avere io”.