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Corriere dell’Alto Adige, 25 settembre 2024

A ottobre l’assemblea pubblica: “Il progetto sottrae soldi ai percorsi di inclusione”. “No ai cpr: né a Trento, né a Bolzano, né altrove”. È netta la presa di posizione di venti associazioni (tra cui Bozen, Alleanza Verdi Sinistra del Trentino, Sinistra e Anpi) contro l’annunciata apertura di un centro di permanenza per il rimpatrio (cpr) nel capoluogo trentino, arrivata nei giorni scorsi per voce del governatore Maurizio Fugatti. Per ribadirlo, gli attivisti annunciano un’assemblea pubblica per martedì 15 ottobre al centro sociale Bruno.

“Esattamente un anno fa - scrivono in una nota - abbiamo iniziato a mobilitarci a livello regionale contro la proposta avanzata dal presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, che in campagna elettorale annunciava la realizzazione di un cpr”. L’ipotesi era quella di una struttura in città, nella zona dell’aereoporto. All’epoca, “1.500 persone erano scese in strada per dire no”, e adesso “questa scellerata ipotesi sta avanzando anche a Trento per volere di Fugatti: i centri in previsione sarebbero dunque diventati due. Quello di Trento, in accordo con il ministero dell’Interno, da costruire vicino la Questura”. Impossibile qualsiasi “lettura positiva” del cpr, “anche se Fugatti li definisce “piccoli” e gestiti a livello locale”. Si tratta di “lager” di cui inchieste giornalistiche e della magistratura hanno dimostrato le “condizioni igienico-sanitarie ampiamente sotto la soglia della dignità, la somministrazione arbitraria ed eccessiva di antiepilettici, antipsicotici e antidepressivi, la corruzione degli enti gestori, gli abusi e le violenze delle forze dell’ordine”. Solo negli ultimi mesi, a Ponte Galeria (Roma) e Palazzo San Gervasio (Potenza) “sono morti due ragazzi”.

L’unica colpa di chi vi è detenuto, per periodi che possono arrivare a 18 mesi, è quella “di non essere in regola con il titolo di soggiorno. Ma sono le stesse logiche emergenziali delle politiche europee e nazionali che producono l’irregolarità”. E una parte di responsabilità, per le associazioni, è dello stesso Fugatti, “che ha smantellato il sistema di accoglienza, tagliato assistenza psicologica e legale, opportunità formative e lasciato in strada centinaia di richiedenti asilo, negando loro i più elementari diritti fondamentali. Presenta il cpr come una risposta alla “mancanza di sicurezza”, agli episodi di microcriminalità degli ultimi mesi, ma che sono frutto delle politiche di abbandono della giunta. I soldi che si spenderanno il cpr saranno sottratti da welfare e percorsi di inclusione sociale”.