Corriere dell’Alto Adige, 3 luglio 2025
L’avvocato Nettis: “Vogliamo capire perché avesse con sé i lacci”. La famiglia dell’altoatesina di 37 anni trovata morta in carcere chiede chiarezza. L’avvocato Nettis: “Indagare sul perché avesse i lacci”. La Procura di Trento chiede l’archiviazione dell’indagine per la morte della detenuta altoatesina di 37 anni trovata in fin di vita nel vano celle del carcere di Spini di Gardolo il 2 dicembre 2023, con un laccio per le scarpe attorno al collo, e morta tre giorni dopo in ospedale. Ma la famiglia chiede chiarezza, e per questo, attraverso l’avvocato Nicola Nettis, si oppone alla richiesta di archiviazione. “Ci sono ancora diversi aspetti da chiarire - spiega il legale -. A partire dal regime di detenzione della donna: si trovava in cella da sola, ma se fosse stata formalmente in isolamento, non avrebbe dovuto avere con sé i lacci delle scarpe”.
Fin dai primissimi giorni, la famiglia non aveva creduto all’ipotesi più accreditata, ossia quella del suicidio. E questo, sia perché, in loro presenza, non avrebbe mai manifestato segnali che potessero far loro pensare alla volontà di compiere atti di autolesionismo, sia, soprattutto, perché di lì a pochi mesi la donna, in carcere da un paio d’anni per una condanna per reati contro il patrimonio, avrebbe potuto chiedere (e secondo Nettis ottenere) l’accesso a una misura alternativa.
Per far luce sull’accaduto, la Procura di Trento aveva aperto un fascicolo d’indagine contro ignoti e disposto l’autopsia sul corpo della trentasettenne. Dalla quale sono emerse le prime risposte. “Il laccio - riferisce Nettis - era stato legato al rubinetto del vano docce. Il consulente del pm ha chiarito che è sufficiente che due terzi del proprio peso corporeo siano sospesi per provocare la morte per asfissia, anche se, come nel caso specifico, i piedi toccano terra”. Non ci sarebbero dubbi, insomma, sulle cause del decesso.
Da chiarire se il regime di detenzione della trentasettenne fosse compatibile con l’introduzione, all’interno dell’istituto penitenziario, di lacci per le scarpe. “Se fosse stata formalmente in isolamento - precisa l’avvocato Nettis - non avrebbe dovuto averli”. Ed è questo uno degli elementi che il legale e la famiglia chiedono di chiarire prima di archiviare la vicenda.











