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di Marco Angelucci

Corriere dell’Alto Adige, 18 maggio 2022

Aveva cercato già in passato di farla finita, stavolta nessuno è riuscito a salvarlo. Lunedì sera Oskar Kozlowski si è tolto la vita in carcere soffocandosi con il gas. Inutili i tentativi di rianimarlo fatti dai compagni di cella: per il 23enne polacco, in carcere per l’omicidio di Maxim Zanella avvenuto lo scorso anno a Brunico, non c’era più nulla da fare. Una morte che dimostra quanto drammatica sia la situazione all’interno dell’ormai fatiscente carcere di Bolzano. “Siamo talmente pochi che non abbiamo le forze per sorvegliare i detenuti” ammette una guardia carceraria ricordando che, da anni, i sindacati della polizia penitenziaria denunciano la situazione insostenibile all’interno della prigione di via Dante.

Erano circa le 18.30 quando Oskar Kozlowski è andato in bagno. I compagni di cella, che in quel momento stavano cenando, non hanno notato nulla di strano. Ma quando hanno notato che Kozlowski non tornava, sono andati a vedere se fosse successo qualcosa. Lo hanno trovato riverso sul fornelletto a gas, hanno provato a rianimarlo ma era troppo tardi. Il giovane si è intossicato respirando il gas della bomboletta da campeggio che i detenuti usano per cucinare nelle loro celle.

Non è la prima volta che nelle carceri italiane un detenuto si toglie la vita in questo modo ma, vista l’inadeguatezza delle celle e degli spazi comuni, le bombolette da campeggio sono sempre state tollerate per dare modo ai carcerati di cucinarsi qualcosa. Uno dei pochi svaghi che a Bolzano sono consentiti vista la mancanza di aree verdi, palestre e attività culturali. Il carcere di Bolzano non ha nemmeno un suo direttore visto che Anna Rita Nuzzaci dirige anche il carcere di Trento ed è costretta a fare la spola tra i due istituti. All’organico manca almeno una ventina di guardie: su un organico previsto di 75 agenti ne sono presenti solo 55. “Siamo talmente pochi che non sappiamo nemmeno come fare le ferie, una situazione insostenibile. Tutti sono costretti a fare gli straordinari altrimenti non si riesce a garantire la sorveglianza” denunciano gli agenti che da anni chiedono, invano, rinforzi.

Con la morte di Kozlowski si estingue anche il processo per l’omicidio di Maxim Zanella e la sua famiglia non potrà ottenere il risarcimento. Ma soprattutto non potrà sapere come mai il 23enne polacco avesse deciso di colpire l’amico. Quella sera i due si erano ritrovati a casa di Zanella per fare un rito in modo da evocare un demone. Il satanismo era una delle passioni di Kozlowski che si era anche fatto tatuare il numero 666 sul braccio. Per ragioni ancora da chiarire - e che ora difficilmente potranno esserlo - Kozlowski aveva colpito Zanella con un coltello. Un colpo secco alla giugulare: Zanella aveva perso i sensi ed era morto dissanguato.

Nel frattempo Kozlowski era fuggito e aveva vagato per ore in città liberandosi del cellulare e del coltello usato per uccidere. Poi si era recato al pronto soccorso in stato confusionale: i medici avevano notato i tagli sulle braccia e avevano allertato i carabinieri che, non senza fatica, erano riusciti a ricostruire l’accaduto. Ma il movente resterà un mistero: Kozlowski non ha mai chiarito per perché, di punto in bianco, aveva deciso di colpire l’amico. Kozlowski era seguito dagli psicologi del carcere. Inizialmente sembrava pentito per l’accaduto e aveva anche chiesto una Bibbia. Una conversione repentina che aveva fatto pensare che il giovane avesse abbandonato il satanismo. Ma i demoni dentro la sua mente lunedì si sono risvegliati, inducendolo a farla finita una volta per tutte.