di Chiara Currò Dossi
Corriere dell’Alto Adige, 12 aprile 2025
Il vescovo Ivo Muser ha celebrato la messa di Pasqua per una cinquantina di detenuti: “Diritto di espiare la pena in condizioni dignitose. “Garantire condizioni dignitose nelle carceri non è una concessione, ma un obbligo”. L’esortazione è del vescovo Ivo Muser che ieri mattina, 10 aprile, nella casa circondariale di via Dante, ha celebrato la messa di Pasqua alla presenza di una cinquantina di detenuti. Tornando a ribadire la necessità di costruire un nuovo carcere: “L’anno santo è l’anno del cambiamento, e cambiare richiede coraggio. Il coraggio di affrontare il problema del sovraffollamento, di migliorare le condizioni di vita in carcere, di investire in percorsi di rieducazione che diano una reale possibilità di riscatto. Non è un problema bolzanino, ma tocca tutto il Paese. E agire è una responsabilità politica e morale, perché anche chi ha sbagliato ha il diritto di espiare la pena in condizioni dignitose”.
“Tenere accesa la luce della speranza” - La dignità è stata al centro dell’omelia di Muser, aperta con un riferimento alle parole di papa Francesco, in occasione dell’apertura della porta santa nel carcere di Rebibbia (“il carcere è diventato una basilica”) e di quelle del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso di fine anno (“i detenuti devono poter respirare un’aria diversa che li ha condotti al crimine”). Rivolto ai detenuti, il vescovo li ha esortati ad assumersi le responsabilità per scelte sbagliate, a chiedere perdono”.
E un pensiero è andato anche agli operatori che lavorano all’interno del carcere: “Anche a loro bisogna garantire un ambiente di lavoro altrettanto dignitoso”. Muser li ha ringraziati per il loro impegno quotidiano “nel tenere accesa la luce della speranza. Grazie a tutti voi se tentate di rendere umano questo ambiente. È una missione pasquale”.
La visita in carcere - Dopo la messa, il vescovo è stato accompagnato dal direttore della casa circondariale, Giovangiuseppe Monti, in una visita all’interno della struttura, dove gli ha mostrato le importanti migliorie apportate con i lavori di ristrutturazione tuttora in corso. Dal rifacimento del tetto, a quello delle facciate esterne e del cortile interno. Sono state rifatte completamente anche le docce, ed entro l’anno si punta a realizzare un nuovo sistema di anti-scavalcamento e anti-intrusione. Tutti lavori portati avanti “a carcere aperto”, ossia con i detenuti all’interno. “Una nuova struttura darebbe maggiore ossigeno - osserva Monti - ma questo non deve far perdere di vista il focus del nostro lavoro, che ci impone di pensare a come migliorare la struttura attuale, e quindi le condizioni di lavoro e di detenzione. Fare questo significa non lasciarsi trasportare da discorsi che non hanno orizzonti temporali brevi”.











