sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Rosalba Cataneo


Corriere dell'Alto Adige, 20 dicembre 2019

 

Messa natalizia in via Dante. Attesa per la nuova casa circondariale L'esempio di Bertoldi: volontario da 50 anni, aiuto le famiglie dei detenuti. "Il carcere resti umano. I detenuti devono assumersi le proprie responsabilità ma senza perdere la speranza". È il messaggio lanciato ieri dal vescovo Muser in occasione della messa di ieri in via Dante. Fra i presenti anche Bertoldo, volontario che da 50 anni aiuta detenuti e famigliari.

I tempi difficili che Charles Dickens raccontava nel suo omonimo romanzo dell'Ottocento, sono anche quelli di chi vive e lavora nella casa circondariale di via Dante, a pochi metri dal centro storico cittadino. Ieri mattina il vescovo Ivo Muser ha fatto visita ai carcerati nel suo tradizionale incontro di Natale, dedicando la sua omelia ai temi della responsabilità, della speranza e dell'umanità. "È importante salvaguardare le leggi - ha detto - ma queste da sole non bastano, devono essere applicate in modo umano.

Non dobbiamo dire ai carcerati che quello che hanno fatto andava bene ma di assumersi le proprie responsabilità, pentendosi, ma ricordando loro di non perdere la speranza. Bisogna continuare Muser "Chi ha sbagliato deve assumersi le proprie responsabilità ma non perdere la speranza" ad aiutarli e farli pensare al futuro". Una messa molto sentita tra i circa 60 detenuti di diverse etnie (per lo più stranieri) presenti nei banchi della cappella. Alcuni di loro hanno partecipato in maniera più attiva leggendo degli stralci dal Vangelo e presentando il presepe.

Nella cappella, nonostante l'allestimento natalizio, non sono passate inosservate le condizioni fatiscenti in cui versa l'edificio che ospita attualmente i circa 110 detenuti, a fronte di una struttura che ne può accogliere 85. Dopo l'ispezione, avvenuta due anni fa da parte dei rappresentanti nazionali delle Camere penali italiane che hanno indicato il carcere di via Dante come uno dei peggiori d'Italia, qualcosa, all'interno della casa circondariale sulle condizioni detentive dei carcerati, sembrerebbe essere migliorata. Ad esempio con l'apertura delle porte delle celle, che rende così possibile ai detenuti interagire tra loro e circolare liberamente in alcuni sezioni del carcere, ma anche i laboratori creativi. Ciononostante le condizioni di sovraffollamento restano critiche.

A fronte di ciò, non bastano le 70 unità tra agenti, ispettori e sovrintendenti della polizia penitenziaria attualmente impiegate nella struttura. Ne servirebbe un'altra quindicina. Una soluzione che potrebbe in parte alleggerire questo problema è la costruzione di un carcere nuovo capace di contenere in maniera più dignitosa i detenuti. Proprio su questo argomento, all'interno della casa circondariale, ci si chiede che novità ci siano sul nuovo carcere che dovrà essere costruito. Al momento questa domanda pare non abbia ancora trovato una risposta. Bolzano non è l'unico esempio di carcere in Italia a dover far fronte ad un sovraffollamento di detenuti e alla carenza di personale. La differenza, però, è che la nostra Provincia avrebbe davvero i mezzi necessari per poter rispondere al problema.

Anche il vescovo della Diocesi di Bolzano-Bressanone auspica che le parti trovino al più presto una soluzione: "Il carcere di Bolzano, nonostante tutte le problematiche, resta un contesto umano", sostiene. Un esempio di umanità è quello di Bruno Bertoldi che fa volontariato in carcere da cinquant'anni: "Io e i miei colleghi facciamo quello che è possibile - spiega.

Procuriamo il vestiario ai detenuti, cerchiamo di aiutare economicamente le famiglie di chi non può farlo. A Natale faremo loro dei regali utili così anche ai loro figli. Il mio detto è parlare poco e lavorare tanto, spero di poter continuare a farlo" racconta Bertoldi non senza una punta di commozione.