di Silvia M. C. Senette
Corriere dell’Alto Adige, 26 marzo 2026
La celebrazione in via Dante, dove sono recluse un centinaio di persone. Il direttore Monti: “Un’occasione di fortificazione lungo un cammino difficile”. Il vescovo Ivo Muser ha rinnovato ieri la tradizionale visita pasquale alla casa circondariale di Bolzano, incontrando gli oltre cento detenuti di via Dante, il personale carcerario e i volontari. Un appuntamento che, al di là del valore liturgico, ha inteso portare un messaggio di supporto e di riflessione all’interno di un contesto segnato da oggettive complessità quotidiane.
Durante la cerimonia, svoltasi nella cappella del carcere alla presenza del questore Giuseppe Ferrari e del direttore Giovangiuseppe Monti, il presule ha affrontato il tema della fragilità umana. Commentando l’episodio del tradimento di Giuda, Muser ha parlato della possibilità di riscatto: “Il Signore conosce la nostra natura fallibile e le nostre fedeltà altalenanti - ha sottolineato il vescovo Muser - eppure offre a ciascuno il perdono per aiutare a prendere coscienza del male compiuto e liberarsene. La vita di un uomo, anche di chi ha commesso gravi errori, conserva un valore inestimabile”.
Il vescovo ha quindi esortato i presenti a ricercare una forma di pacificazione anche tra le mura del carcere, definendo la Pasqua come “un’occasione per orientare lo sguardo al futuro”. “L’augurio è che possiate trovare riconciliazione e una nuova prospettiva di vita. Il messaggio pasquale vuole offrire una luce capace di superare le fatiche e il buio di ogni colpa”.
Il direttore del carcere Monti ha sottolineato l’importanza di questi momenti per l’intera comunità penitenziaria, descrivendoli come “un’occasione di fortificazione e speranza lungo un cammino che resta difficile”. La funzione è stata accompagnata dai canti del coro di Comunione e Liberazione, alla presenza del cappellano padre Giorgio Gallina e dei rappresentanti delle forze dell’ordine.









