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di Francesco Mariucci

Corriere dell’Alto Adige, 30 maggio 2023

La Garante per i detenuti: “Va favorito il reinserimento sociale”. I problemi di organico, sovraffollamento e manutenzione del carcere di Bolzano non sono una novità. Così come le condizioni nelle quali si trovano sia i detenuti che il personale dipendente. I numeri aggiornati messi nero su bianco descrivono una realtà complicata sotto tanti punti di vista: secondo i dati più recenti del Ministero, in via Dante ci sono al momento 120 detenuti, contro gli 88 posti regolamentari.

E poi c’è il capitolo del personale: al 31 marzo risultavano in servizio effettivo 62 unità di polizia penitenziaria contro le 75 previste, 7 dipendenti amministrativi e un educatore, quando ne servirebbero rispettivamente 25 e 4. E non aiuta anche la descrizione che del carcere viene fatta sul sito del ministero: “Edificio austro-ungarico risalente alla fine dell’800 situato in centro storico, privo di sale socialità e ambienti per lavorazioni, in fase di dismissione”.

In questo quadro la garante per i detenuti per il Comune di Bolzano, Elena Dondio, ricorda come il carcere non debba essere visto solo come una punizione: “C’è la necessità, in tutto il Paese e non solo in Alto Adige, di dover superare il sistema carcerario attuale. Soprattutto nel momento in cui ci sarà il nuovo istituto, bisognerà riformare le cose. Penso soprattutto alle difficolta di reintroduzione che ci sono nel mondo del lavoro: durante la detenzione i corsi sono insufficienti, ed è difficile essere assunti con la fedina penale sporca. Ma senza reinserimento sociale il carcere fallisce: per questo va rivisto tutto l’insieme, soprattutto per quanto riguarda il senso della punizione” commenta.

Per quanto riguarda la struttura attuale invece, c’è ben poco da salvare. Ancora Dondio: “È fatiscente. Ci sono spazi ristretti, muffa da pulire continuamente, poca luce, bagni maleodoranti. Poi con l’arrivo del caldo sarà tutto ancora più complicato. In più c’è un serio problema di spazi, con un solo cortile dove si può stare per non più di due ore al giorno”.

La garante Dondio è esponente dei Radicali, e da sempre uno dei capisaldi del partito è stato quello di portare condizioni migliori nelle carceri italiane: “È vero, sono persone che hanno fatto del male - osserva Dondio - ma sono chiuse in quattro mura e in condizioni psicologiche difficili. La convivenza forzata (soprattutto tra detenuti provenienti da Paesi diversi ndr) è estremamente complicata”. Al momento, un piccolo adeguamento è stato fatto con l’installazione di alcune lavagne digitali dove prima c’erano gli alloggi del comandante. Sale per attività che possano dare ai detenuti competenze spendibili una volta fuori.