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di Tiziana Barilla e Giacomo Zandonin

 

Left, 25 aprile 2015

 

La Provincia di Bolzano realizza il primo penitenziario in partnership con un privato: 220 posti per 87 detenuti, vetrate per il sole, ampi spazi di socialità e uno stadio. Il Garante per i diritti dei detenuti: "La struttura è sovra-dimensionata rispetto alle esigenze del territorio". E c'è già chi denuncia "l'affare". Le esperienze internazionali sono devastanti: negli Usa si è creato un business per cui il numero dei detenuti non può diminuire per questioni di profitto.

Se ne parla poco o niente del nuovo carcere di Bolzano. Eppure sarà la prima casa circondariale d'Italia realizzata con il sistema del partenariato pubblico-privato (Ppp): il pubblico detta linee guida e obiettivi, il privato esegue.

Una novità, tra le Dolomiti, per altre due ragioni: la prima, è che il soggetto pubblico in questione è la Provincia autonoma (per conto dello Stato). La seconda, è che oltre alla costruzione della struttura, il privato si occuperà di gestire anche diversi servizi. Ovviamente non quelli di sicurezza, in capo al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, e sanitari, affidati all'Asl.

Un esperimento importante, con l'ambizione - come scrive l'avvocato Massimo Ricchi, consulente della Provincia di Bolzano - di diventare un "modello giuridico, tecnico ed economico finanziario ripetibile". Il nuovo carcere sorgerà nella periferia della città, accanto all'aeroporto. Per la sua realizzazione la Provincia ha già espropriato quasi 42.000 metri quadri di frutteti, sborsando 15,8 milioni di euro.

Avrà più piani, per una cubatura di circa 85.000 metri cubi, una palestra, un capannone lavorazioni, un teatro e un campo da calcio a 7 con dimensioni regolamentari. Una struttura innovativa, assicurano i partner del progetto, un'opportunità. Un pò perché il vecchio carcere "è una vergogna", un pò perché da queste parti nessuno mette in dubbio che "la Provincia autonoma sia molto più affidabile dello Stato". Eppure i dubbi non mancano, soprattutto sull'ampliamento delle responsabilità del privato. Per capirne di più, Left è andata in Alto Adige. Ma al nostro arrivo, l'impressione è stata di cogliere tutti di sorpresa. Tra i "non ne so nulla" e non poca diffidenza, valicare le mura di un carcere rimane difficilissimo, anche quando non è ancora stato costruito.

Galera a 5 stelle? "Questo progetto diventerà il fiore all'occhiello della nostra Provincia", dice soddisfatto il presidente Arno Kompatscher. Che, per rendere l'idea, scomoda persino l'autore di Dei delitti e delle pene: "Alla fine la struttura dovrà raggiungere l'obiettivo posto da Cesare Beccaria: la funzione educativa della pena". Kompatscher, 44 anni e piglio deciso, esponente del Sùdtiroler Volkspartei, eredita la guida della Provincia autonoma da Luis Durnwalder, che da queste parti chiamano il Kònig (il re).

Durnwalder, 25 anni di governo ininterrotto, nel 2014 lascia il suo impero con l'ultima scommessa: il nuovo carcere di Bolzano. L'affare passa a Kompatscher, che non ne va meno fiero: "Oltre alla costruzione della struttura, la procedura di appalto prevede l'impegno dell'assegnatario a migliorare il progetto, trovando soluzioni moderne, per un penitenziario degno di questo nome", spiega. Due mesi dopo la comunicazione del vincitore dell'appalto - la cordata guidata da Condotte spa, storica società capitolina delle costruzioni civili - il presidente non entra nei dettagli di quella che ritiene "un'impostazione della gestione molto innovativa a livello internazionale".

E non lo fanno nemmeno i costruttori romani, perché "il progetto è soggetto a particolari condizioni di segretezza", spiegano a Left. Chi, nonostante la segretezza, sembra saperne di più, è Alessandro Pedrotti, direttore di Odós, progetto per ex carcerati della Caritas provinciale, in gran parte finanziato dalla Provincia. "Non abbiamo un ruolo diretto - precisa - ma ci siamo affiancati alla Provincia e al Dap perché siamo convinti che il carcere nuovo, essendoci delle risorse, dovesse avere determinate caratteristiche".

Pedrotti ci mostra un plico: "Dentro le mura, fuori dal carcere", 60 pagine di pubblicazione che illustrano una ricerca finanziata proprio dalla Provincia con fondi europei. "Abbiamo studiato alcune best practices anche con visite di studio organizzate dalla Provincia, in particolare in Austria", racconta. Le buone pratiche segnalate dalla ricerca riguardano strutture francesi, norvegesi e austriache.

Un esempio? Il carcere di Leoben, in Austria, dove la sala della biblioteca è circondata da ampie vetrate per permettere l'ingresso della luce. "Bisogna riconoscere la luce a una persona detenuta?", si chiede Pedrotti. "Io vi dico cosa succede quando una persona sta diversi mesi o anni in un carcere: quando esce rischia di finire sotto una macchina, perché non ha più un orizzonte di luce, ma il suo orizzonte è a tre metri. Queste vetrate non costano più del cemento armato".

Lo studio è articolato, parla di umanizzazione, spazi di socialità e interazione con l'esterno. Ma i costruttori ne terranno conto? "Immagino di sì", spera Pedrotti. E Condotte precisa che "ha al suo interno anche le competenze necessarie" e che "ai fini del reinserimento sociale dei detenuti, saranno coinvolti quanto più possibile i detenuti stessi, attraverso le cooperative sociali, soprattutto quelle presenti sul territorio".

I dubbi. "Quando mai si è potuto interloquire con l'amministrazione penitenziaria sul tema della costruzione di un carcere?", si chiede il responsabile della Caritas. "Il fatto che si sia aperto uno spiraglio è positivo". Quello spiraglio, però, qualcuno non lo intravede, come Franco Corleone, coordinatore nazionale dei Garanti per i diritti dei detenuti. Corleone fa parlare i numeri: a marzo 2015 a Bolzano ci sono 87 detenuti su 91 posti, e il nuovo carcere prevede 220 posti. "È un dato enorme", commenta il Garante.

"A Bolzano ne basterebbe uno molto più piccolo. E poi l'altro carcere regionale, quello di Trento, su 418 posti ne occupa appena 211, non si capisce perché tenere mezzo vuoto Trento. La distanza è poca, i detenuti sono per la maggior parte stranieri e hanno pochi legami sul territorio". La nuova struttura, insomma, per Corleone è sovradimensionata rispetto alle esigenze del territorio. Nessun problema di sovrappopolamento, quindi. E le condizioni umanitarie? Chi sostiene il nuovo progetto alto-atesino parla dell'attuale istituto come di una struttura indecente. Una visione che Florian Kronbichler, deputato di Sei e visitatore regolare del vecchio carcere, condivide solo in parte: "Che sia fatiscente è in parte voluto", accusa il deputato che denuncia l'assenza prolungata di manutenzione.

"La verità è che l'attuale carcere di Bolzano si trova in una zona residenziale, la migliore della città, la più cara", taglia corto. E dunque, tanto di guadagnato per la Provincia, che con l'intesa istituzionale del 19 marzo 2010, ha acquisito dallo Stato il vecchio carcere, che essendo situato in pieno centro si presta a ottimi investimenti, e costruendo invece il nuovo edificio penitenziario in periferia.

Chi è il privato? Ad aggiudicarsi il bando, con un ribasso di quasi 10 milioni di euro che ha staccato gli altri cinque concorrenti, è Condotte spa. Nata nel 1880, la società romana è fortemente legata alla storia d'Italia, tanto che nel 2000 lo Stato ne celebra i 120 anni con un francobollo ad hoc. Nel 1970 Michele Sindona la rileva dalla Santa Sede, per poi rivenderla all'Iri, da cui diventa indipendente nel 1997, dopo la privatizzazione dell'istituto. All'attivo ha acquedotti e ponti sospesi in mezzo mondo, il tunnel del Monte Bianco, buona parte della metropolitana milanese, il Tav in Toscana.

Tra una grande opera e l'altra, i costruttori romani si imbattono un paio di volte in imbarazzanti vicende giudiziarie: nel 2012 tre dirigenti locali di Condotte vengono arrestati durante l'operazione "Bellu lavuru", sui lavori di ammodernamento della statale 106 Jonica. Condotte aveva subappaltato a due società, considerate dalla Procura distrettuale antimafia "creature" della potente cosca di Africo Nuovo (quella di Giuseppe Morabito, il Tiradritto), ma i vertici della società sono ritenuti estranei ai fatti dall'allora procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, perché "non coinvolti direttamente".

Poi, nel 2014, quando salta fuori lo scandalo sul Mose di Venezia, Condotte è tra le aziende del raggruppamento "Consorzio Venezia Nuova" che stava realizzando l'opera, tanto che un suo dirigente patteggia due anni, pena poi sospesa, e una multa di 700.000 euro. A Bolzano l'impresa romana si è presentata con Inso, una sua controllata, già leader nell'edilizia ospedaliera e abituata al partenariato pubblico-privato.

La cordata si è avvalsa della collaborazione di diversi studi di progettazione, fra cui i locali Pasquali Rausa Engineering, Bwb Ingenierbùro e Jesacher Geologieboro. La commissione tecnica composta da Dap, Provincia e consulenti economico-finanziari - e guidata dal funzionario e già segretario generale della Provincia Hermann Berger - ha impiegato più di un anno prima di approvare l'offerta di Condotte, che fissa a 31,8 milioni il costo della costruzione.

Dati economici più precisi, spiega Condotte, per il momento non è possibile averne, perché la procedura di aggiudicazione non è ancora conclusa. Quello che si sa è che la Provincia restituirà a Condotte il 45% dell'investimento in conto capitale e il resto tramite un canone, da definire se annuale o semestrale. Un sistema che, per Berger, garantisce un controllo in itinere: "Chiaramente non pagheremo il canone se non saremo soddisfatti.

Se, nel nostro caso, la direttrice non sarà contenta potrà applicare le penali o rifiutarsi di staccare l'assegno nei confronti della ditta". Con il Ppp, sottolinea Berger, "se io devo realizzare una cosa della quale rispondo in termini di gestione per un determinato lasso di tempo, piuttosto che incasinarmi tra qualche anno preferisco costruire bene".

I rischi. Franco Corleone teme che l'esperimento bolzanino possa essere un passo avanti dei privati fin dentro il cuore del mondo penitenziario. A preoccuparlo per esempio è la gestione dei servizi sociali: se nel Gruppo osservazione trattamento (che valuta il percorso del detenuto, decidendo i permessi premio e le misure di semi-libertà) accanto agli agenti del Dap, ai medici e agli psicologi dell'Asl entreranno i dipendenti di una società privata, il peso del privato sulla vita dei detenuti sarà significativo. Secondo Mauro Palma, consigliere del ministro Andrea Orlando per la tematiche sociali e della devianza, il rischio non dovrebbe esserci. Ma la questione rimane aperta. E Corleone bacchetta il Dap: "È garantito dal fatto che l'edificio rispetta i parametri di sicurezza, poi quello che c'è dentro importa poco". Davvero al ministero basta che siano garantiti i parametri di sicurezza?

II consigliere Palma prova a rassicurare: "Da parte del ministero c'è una vigilanza sul progetto e attenzione al modello di detenzione". Ma allo stesso tempo ammette: "Mi sono ripromesso d'informarmi meglio, per capire se è il caso o meno di sollevare un campanello d'allarme". Se il consigliere Palma ha una certezza è che "oggi in Italia non ci sia nessuna intenzione di andare verso una privatizzazione di questo settore. Pensare che questo progetto sia emblematico di qualcos'altro mi sembra paranoico".

Quello di Bolzano non sarà il primo carcere privato d'Italia, ma lo spettro della privatizzazione continua ad aggirarsi sul sistema penitenziario. Franco Corleone, tira fuori l'argomento senza giri di parole: "Nessuno osa dire che vuole affidare la sicurezza al privato, perché le esperienze internazionali sono devastanti: negli Stati Uniti si è creato un business per cui il numero dei detenuti non può diminuire per questioni di profitto. L'obiettivo è che i detenuti in Italia, che adesso sono passati da 62.000 a 54.000, siano al massimo 20.000. Meno detenuti e non carceri più grandi".