di Marco Angelucci
Corriere dell’Alto Adige, 14 luglio 2024
Il nuovo carcere non si farà. Il progetto di realizzare, accanto all’aeroporto, una prigione modello in partnership pubblico-privato è stato definitivamente accantonato. Il ministero della giustizia infatti ha deciso di realizzare un nuovo carcere a Pordenone, è li che andranno i fondi destinati a Bolzano. La buona notizia è che in via Dante inizierà un importante lavoro di ristrutturazione. Non in un futuro lontano ma subito. “A fine mese dovremo partire con il rifacimento di tetto e facciata per eliminare le infiltrazioni” annuncia il direttore della Casa circondariale di Bolzano Giovangiuseppe Monti. Una notizia che in città cambia molte prospettive: da un lato rende più probabile l’apertura di un Centro per i rimpatri accanto all’aeroporto (lì dove doveva sorgere il nuovo carcere), dall’altra rende meno probabile il trasferimento del museo di Ötzi in via Dante.
Trentanove anni e un passato da cancelliere d’udienza in Tribunale a Roma, Monti si è fatto le ossa lavorando a lungo in tirocinio presso il carcere di Rebibbia nuovo complesso e quello di Napoli Poggioreale. Da novembre l’incarico di dirigente a Bolzano dove ha trovato una situazione disastrosa. Locali fatiscenti, pareti scrostate, personale demotivato, celle sovraffollate e detenuti - attualmente dopo una riorganizzazione interna 105 a fronte di una capienza di 88 - sull’orlo della rivolta a causa dell’epidemia di scabbia. “É da allora che lavoro per migliorare le condizioni dei detenuti e del personale” sottolinea Monti che di risultati ne ha già ottenuti parecchi. Uno su tutti: aver fatto chiarezza sul futuro del nuovo carcere che è bloccato da un decennio tra promesse e annunci. Sempre disattesi.
“Si è deciso di investire 1,5 milioni per risanare le facciate e il tetto per eliminare le infiltrazioni. Inoltre è stato deciso di rifare tutte le docce, un lavoro da circa 100mila euro. A fine luglio si parte” spiega il direttore specificando che si sta lavorando anche per riaprire la sezione dei detenuti in semilibertà, chiusa a causa del rischio crolli. “Una scala che non fa parte dell’edificio principale mostra segni di cedimento quindi, per precauzione, abbiamo chiuso la sezione e trasferito i detenuti. C’è già stato un sopralluogo per rimettere la scala in sicurezza, anche in questo caso i lavori partiranno a breve e riaprirà anche la ciclo-officina”.
Una volta chiusi questi lavori si interverrà sulle singole sezioni che, a turno verranno chiuse per consentire il rifacimento delle celle. E, sempre in lotti, si interverrà anche sulla caserma della polizia penitenziaria dove vivono circa una trentina di agenti in una situazione di estrema precarietà. Camere da tre o quattro persone con sbarre alle finestre e servizi in comune a ogni piano. La differenza con le celle dei detenuti è minima.
“Possono solo stare qui perché a Bolzano le case costano troppo: per questo il personale scappa appena può” aggiunge il direttore che lamenta una mancata presa in carico del problema e chiede a gran voce l’intervento a sostegno del personale di polizia penitenziaria da parte di Comune, Provincia e del Commissariato del governo. “Serve una risposta in tempi brevi, basterebbe una palazzina per sistemarli: fanno un lavoro delicato gestendo detenuti spesso difficili con problemi di tossicodipendenza e disturbi psichiatrici, il burn out è dietro l’angolo se non sono in condizione di recuperare. Questa situazione va affrontata subito” aggiunge Monti facendo notare che Kompatscher non ha ancora raccolto l’invito di visitare il carcere, nonostante il suo accesso sia molto atteso.
Finora infatti si è parlato solo di come supportare polizia e carabinieri attraverso il fondo sicurezza ma il corpo della polizia penitenziaria non è stato mai stato citato nei dibattiti in consiglio provinciale. Eppure anche tra le mura di via Dante ci sarebbe un disperato bisogno di personale amministrativo. Su 23 posti in organico ce ne sono in servizio sei più due contabili che vengono da Verona una volta in settimana.
L’unica soluzione per gestire i carichi burocratici è mettere gli agenti negli uffici ma questo significa sguarnire la sorveglianza che è già è al minimo. Dei 79 agenti previsti ce ne sono in servizio 63 ma quattro sono distaccati al gruppo sportivo delle Fiamme azzurre. Ne rimangono 59 per garantire la sorveglianza 24 ore su 24 su tre turni e, ovviamente, ferie e malattie. Numeri che mal si conciliano con le esigenze di sicurezza del carcere. Ragion per cui il direttore Monti ha dovuto prendere una decisione drastica: sospendere gli ingressi la notte. “Stiamo approvando un nuovo regolamento perché quello in vigore risale agli anni ‘80, da allora è cambiato tutto. Il carcere - conclude Monti - rimarrà aperto dalle 7 alle 22. Solo in casi eccezionali ci saranno carcerazioni notturne, non abbiamo il personale per far fare la doccia ai nuovi entrati e non possiamo aprire una cella la notte e metterci dentro un detenuto esagitato. Rischiamo che la situazione vada fuori controllo: anche dal punto di vista igienico sanitario. Spesso chi entra in carcere arriva dalla strada: è così che si diffondono malattie come la scabbia. Abbiamo appena sconfitto un’epidemia con uno straordinario sforzo di solidarietà collettiva”.











