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di Francesco Mariucci

Corriere dell’Alto Adige, 18 giugno 2022

Sovraffollato, con poco personale, locali angusti e per certi versi fatiscenti. Usando le parole della ministra della Giustizia Marta Cartabia, “inadeguato, non soltanto per le condizioni, ma anche per gli spazi”.

Il carcere di via Dante ha ospitato ieri la visita della guardasigilli, accompagnata tra gli altri anche dal presidente Arno Kompatscher, dall’assessore provinciale Massimo Bessone e dal sindaco Renzo Caramaschi. Un sopralluogo fortemente voluto sia dalla Provincia che dalla Cartabia, dato che le parti sono arenate da troppo tempo nel dibattito sulla realizzazione del nuovo penitenziario, non lontano dall’aeroporto.

Questione di fondi e di appalti: la nuova struttura dovrebbe costare sui 110 milioni di euro, e il progetto è andato in mano a Fincantieri dato che l’azienda vincitrice del bando (la Condotte Spa) è finita in amministrazione straordinaria dopo aver rischiato il fallimento. Per far partire il cantiere serve capire chi mette quanto e quando, come ribadisce anche il presidente Kompatscher: “Nel giro di pochi giorni avremo un incontro a Roma per cercare di mettere d’accordo il Ministero dell’economia, quello della giustizia e la Provincia stessa. Sarà un incontro sia politico che tecnico, speriamo che possa essere risolutivo”.

Semaforo verde che dunque sembra vicino, anche se il Landeshauptmann non si sbilancia su un’eventuale tabella di marcia: “Le tappe saranno stabilite al momento dell’incontro, intanto era importante rendere partecipe la ministra Cartabia della situazione del carcere cittadino: una struttura impossibile da ristrutturare qui sul posto” ribadisce.

I numeri parlano da soli: secondo gli ultimi dati forniti dal Ministero, la casa circondariale di via Dante ospita poco più di un centinaio di detenuti, contro gli 88 posti previsti da regolamento. Sul fronte del personale i numeri sono ancora più impressionanti: in organico ci sono 57 agenti di polizia penitenziaria (ne servirebbero 75), 7 dipendenti amministrativi e un educatore (ce ne vorrebbero rispettivamente 25 e 4). Da qui la necessità di dotarsi di una nuova struttura, tramite un progetto di partenariato pubblico-privato: secondo le stime originali, ospiterà fino a 200 detenuti, 100 operatori di polizia penitenziaria, 30 posti per agenti in caserma e 25 unità di personale civile.

Ora anche la ministra dice che bisogna fare presto: “Avevo promesso al presidente Kompatscher che sarei venuta, e questa visita mi conferma la necessità di intervenire prontamente per dotare Bolzano di una nuova struttura” scandisce l’esponente del Governo Draghi. “Non ci sono spazi trattamentali e spazi all’aperto. Sentiamo l’urgenza di risolvere gli ultimi problemi, che riguardano aspetti finanziari, per poter portare a termine il progetto del nuovo carcere”. Dalla ministra poi un ringraziamento al personale: “Gli agenti di polizia, la direttrice, il provveditore, stanno facendo quasi l’impossibile, ma dobbiamo affrontare l’inadeguatezza di fondo della struttura”.

Sulle condizioni del carcere si è espresso anche il deputato bolzanino della Lega Filippo Maturi: “Occorre tutelare chi lavora all’interno di una struttura non idonea, anacronistica e sotto soglia rispetto agli standard minimi. Le difficoltà burocratiche ci sono, ma il nostro territorio è un esempio concreto di ciò che la politica possa ottenere con la giusta dose di determinazione” commenta in una nota.

Dalla Cartabia intanto è arrivata un’apertura importante: “C’è convergenza, ora bisogna andare avanti” hanno ribadito più volte i protagonisti della vicenda durante la visita: il tour parte dalla cinta muraria, che si affaccia da un lato sui prati del Talvera e dall’altro sul cortile interno del carcere. I detenuti sembrano incuriositi dall’arrivo delle istituzioni: qualcuno ci tiene a raccontare la sua esperienza, con la ministra che ascolta in silenzio mentre il gruppetto si snoda tra una cella e l’altra (e qualche sala che non sarebbe pensata per ospitare carcerati, ma bisogna fare di necessità virtù). Sulla carta l’unità di intenti c’è, ora resta da capire se questo si tradurrà in finanziamenti. E anche in tempi certi visto ormai da anni il progetto di un nuovo carcere è bloccato.