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Di Andrea Bellgamba


Corriere dell'Alto Adige, 15 marzo 2020

 

Gli psicologi Berti e Fabbrici: "L'obiettivo è abbassare il tasso di recidività". "Contras-ti" è un'associazione con sede a Bolzano in via Rosmini 28, che si occupa a livello nazionale di sex offender. Franca Berti, Garante dei detenuti per l'Alto Adige Claudio Fabbrici, psicologo e psicoterapeuta, sono i responsabili per il nord-est.

 

Quando è nata l'idea di creare l'associazione?

Fabbrici: "Lavoriamo in questo settore da molto e tre anni fa abbiamo deciso di creare un gruppo di lavoro eterogeneo composto da magistrati, avvocati, psicologi, criminologi e psicoterapeuti. La sezione bolzanina è nata in collaborazione con la camera penale del tribunale.

 

Qual è l'obiettivo che vi prefiggete?

F.: "Cambiare la cultura. Dobbiamo passare da una logica punitiva a quella della terapia con l'intento di abbassare la recidiva. I casi ci vengono segnalati dagli avvocati di volta in volta e le persone vengono seguite prima, durante e dopo il processo. Molti decidono di intraprendere questo percorso attirati da uno sconto di pena, ma sarebbe fondamentale che la terapia proseguisse anche dopo il periodo detentivo, quando non c'è più l'obbligo, ma solo il 10% circa delle persone prosegue. Se i sex offender vengono lasciati a loro stessi la percentuale di recidiva si attesta attorno al 50%, se seguiti cala fino al 7%.".

 

La segnalazione dell'autorità giudiziaria al supporto psicologico è obbligatoria?

Berti: "No, è a discrezione del magistrato. Sono gli avvocati a contattarci, anche per interesse verso uno sconto di pena. Col solo carcere i problemi si risolvono, ma in maniera temporanea. Quando i sex offender tornano in libertà lo fanno con un rinnovato desiderio di colpire. Possiamo affermare che il solo carcere, senza un'adeguata terapia, non è efficacie. La casa circondariale di Bollate, a Milano, è l'unica che attualmente affianca stabilmente la reclusione alla terapia".

 

Come si sviluppa la terapia?

F.: "Tutti i sex offender attivano dei meccanismi di autodifesa, minimizzando l'accaduto. La terapia si basa sull'attacco a questa negazione e renderli consapevoli del reato e del perché lo hanno commesso. Durante le sedute è spesso utile leggere gli atti, far prendere coscienza dei fatti e dei danni arrecati. Spesso lo si fa in sedute di gruppo, che noi svolgiamo presso la casa don Girelli-Casa San Giuseppe. Questo perché la reazione in pubblico è particolarmente forte".

 

Si può guarire da una patologia del genere?

 

B.: "No. I sex offender devono essere messi nelle condizioni di capire quando stanno per commettere un reato. Devono scattare in loro dei campanelli di allarme che li portino a rivolgersi al terapeuta per bloccare sul nascere il desiderio. Dobbiamo indurre i sensi di colpa e far comprendere quanto ha sofferto la vittima. Importantissimo è l'autocontenimento, non avvicinare più ragazzini o persone che hanno figli o fratelli piccoli. Chi ha questa patologia deve capire che è in continuo pericolo di ricadere in tentazione.

 

In Alto Adige quanto è diffusa questa problematica?

B.: "Abbastanza. Qui, soprattutto nelle valli, abbiamo il grosso problema degli incesti, una pedofilia intrafamiliare, commessa verso figli o fratelli, con dietro la motivazione che debbano essere gli adulti ad avviare i minori alla sessualità.

 

L'attrazione sessuale verso i minori è legata ad altri aspetti caratteriali?

B.: "Tutti i soggetti che si macchiano di reati del genere hanno delle grandi difficoltà sociali, disprezzano le regole ma non solo. Non riescono ad avere un rapporto alla pari con coetanei, una cosa che li stressa particolarmente. Per loro il rapporto coi minori è rivitalizzante. Molti soggetti hanno una grave immaturità sessuale. Non sono in grado a relazionarsi con gli adulti. Non riescono ad avere un rapporto sessuale, temono il giudizio dell'altro, mentre il ragazzino può essere dominato e sono loro a guidare il rapporto, quindi si sentono più a loro agio".