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di Andrea Dalla Serra

Corriere dell’Alto Adige, 3 luglio 2026

Tragico gesto in una cella di via Dante. Interviene il sindacato della polizia penitenziaria. Aveva 68 anni ed era originario della Puglia il detenuto che, nella notte tra mercoledì e giovedì, si è tolto la vita all’interno della sua cella nel carcere di Bolzano. Il direttore della Casa circondariale, Giovangiuseppe Monti, confermando quanto successo, ha fatto sapere che si tratta di una persona “gravemente malata e affetta da diverse patologie”. L’uomo, che nella struttura di via Dante era aiutato da un compagno di cella che lo sosteneva nella deambulazione quotidiana, aveva alle spalle diversi reati ed era arrivato in Alto Adige non più di un paio di mesi fa.

Durante una sua precedente detenzione domiciliare a Messina, in Sicilia, era fuggito e, successivamente, aveva cercato di superare la frontiera prima di essere fermato a Bolzano. Secondo Monti, il detenuto “si è probabilmente lasciato andare per la sua condizione sanitaria molto seria”. Nonostante il personale della polizia penitenziaria, accortosi dell’accaduto, sia intervenuto immediatamente attivando tutte le procedure di emergenza e prestando i primi soccorsi, per il sessantottenne non c’è stato nulla da fare. Il sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe) ieri ha espresso profondo cordoglio “per l’ennesimo dramma consumatosi all’interno di un istituto penitenziario”.

Il vicesegretario di Sappe Veneto, David Stenghel, che è in servizio presso il carcere di Trento, ha detto: “Esprimiamo innanzitutto vicinanza umana ai familiari della persona deceduta e al personale di polizia penitenziaria che ha operato con tempestività e professionalità nel tentativo di evitarne il tragico epilogo”. Inoltre Stenghel ha sottolineato che “ogni suicidio rappresenta una sconfitta per l’intero sistema penitenziario e costituisce un evento altamente traumatico anche per gli appartenenti alla polizia penitenziaria che, oltre a intervenire in situazioni di estrema emergenza, devono poi convivere con il peso psicologico di quanto accaduto”.

Sulla situazione locale - che vede nella casa circondariale di Bolzano una presenza di 117 detenuti per una capienza massima di 88 posti - il sindacato ha ricordato che “continua a pesare una cronica carenza di organico che rende ancora più difficile garantire vigilanza, assistenza e sicurezza all’interno dell’istituto”. Nella struttura di via Dante è presente un servizio psicologico di prevenzione al suicidio e atti di autolesionismo da parte dei detenuti.

Nonostante le misure messe in atto, negli ultimi anni si sono verificati diversi episodi di tentativi di suicidio. Nel 2024, per esempio, hanno provato a togliersi la vita in cinque persone mentre l’anno scorso i casi sono stati due. Sull’accaduto è intervenuta anche la consigliera provinciale dei Verdi, Brigitte Foppa, che ogni anno visita il carcere. “Ho sempre chiesto dello stato psicologico dei detenuti, perché - dice - mi chiedo come si possa reggere una situazione di affollamento e strettezza”.