di Silvia M. C. Senette
Corriere dell’Alto Adige, 22 ottobre 2026
La gestione del sistema detentivo in Alto Adige muove passi decisivi lungo il binario dell’inclusione, della responsabilizzazione e della garanzia dei diritti: lo fa restituendo dignità attraverso il lavoro concreto per la collettività e garantendo una tutela istituzionale permanente a chi vive la condizione di privazione della libertà. È il bilancio presentato ieri mattina al cimitero di Oltrisarco sui risultati positivi di “Un ponte per ripartire”, il progetto sperimentale promosso dal Comune di Bolzano in stretta sinergia con la casa circondariale di via Dante. Un passaggio affiancato sul piano provinciale dall’insediamento e dall’avvio operativo della nuova garante delle persone private della libertà personale.
Iscritta nella convenzione siglata a gennaio e sostenuta con convinzione dal sindaco Corrarati e dall’assessorato comunale alle Politiche sociali, l’iniziativa prevedeva lo svolgimento volontario e gratuito di lavori di pubblica utilità da parte di persone detenute selezionate dalla direzione dell’istituto penitenziario bolzanino e preventivamente autorizzate dalla magistratura di sorveglianza. Nel quadro del piano di intervento al cimitero del capoluogo, l’attività coinvolto nei mesi scorsi un detenuto nella pulizia delle lastre tombali dei primi due livelli del camposanto di Oltrisarco, fortemente annerite nel tempo dalle spore provenienti dalla vegetazione retrostante. Grazie all’utilizzo di un’idropulitrice ad alta pressione, senza l’uso di detergenti chimici aggressivi, sono state riportate al decoro originale 1.276 lapidi di tombe non ancora date in concessione.
Un’esperienza che ha generato un beneficio tangibile per il Comune, contribuendo al decoro di un luogo significativo in cui la cura non è soltanto estetica, ma un segno di rispetto per la memoria dei propri cari. Il municipio ha curato l’organizzazione del lavoro, la copertura assicurativa, la fornitura dei dispositivi di protezione e il rimborso delle spese di trasporto. Alla presentazione, ieri, sono intervenuti l’assessora alle Politiche sociali Patrizia Brillo, la direttrice dell’ufficio Servizi funerari e cimiteriali Monica Dusini e il direttore della casa circondariale Giovangiuseppe Monti.
“Il bilancio di questa prima esperienza è molto positivo - ha sottolineato l’assessora Brillo -. Abbiamo voluto offrire a persone detenute la possibilità di svolgere un’attività utile alla cittadinanza, dimostrando che è possibile rimettersi in gioco e contribuire al bene comune. Il reinserimento passa anche da opportunità che permettono di assumersi responsabilità e costruire un percorso diverso. Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto e intendiamo proseguire con un nuovo progetto nella primavera del 2027”. L’incontro è stato anche l’occasione per presentare il nuovo display elettronico installato all’ingresso del cimitero per erogare informazioni utili sui servizi funerari e cimiteriali in vista delle ricorrenze di inizio novembre dedicate alla commemorazione dei defunti.
Sul fronte delle garanzie istituzionali, intanto, la giurista Alessandra Orlandi ha avviato nei giorni scorsi la propria attività come prima Garante dei diritti delle persone private della libertà personale: figura istituita dal Consiglio provinciale nell’ambito della riforma degli organi di garanzia presso il difensore civico per tutelare chi ha la libertà limitata da detenzione, ricoveri dedicati o misure coercitive. Nel primo incontro ufficiale tra la garante Orlandi, l’assessora provinciale alle Politiche sociali Rosmarie Pamer, la direttrice di dipartimento Michela Morandini e la direttrice dell’ufficio Tutela minori e inclusione sociale Astrid Wiest, si è discusso delle strategie per sostenere chi vive situazioni complesse.
Con un bagaglio professionale da giudice onorario nelle tutele al Tribunale di Bolzano, da mediatrice civile ed esperta amministrativa, la garante rappresenta ora una presenza fondamentale sul territorio. “Ogni persona ha il diritto di condurre la propria vita in modo autonomo e di cogliere una seconda possibilità - ha evidenziato l’assessora Pamer. Con la Garante, anche le persone detenute dispongono ora di un referente diretto capace di dare voce a chi spesso rimane inascoltato”.









