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Il Dubbio, 12 marzo 2020


"Questo è un momento difficile per il Paese, ma è nostro dovere chiarire, tutti insieme, che lo Stato italiano non indietreggia di un centimetro di fronte all'illegalità". Il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha riferito ieri in aula al Senato sui disordini nelle carceri.

"Gli eventi hanno riguardato trasversalmente quasi tutte le regioni di Italia, declinandosi in maniera differente nei singoli casi. Possiamo dire, infatti - ha aggiunto il ministro - che in alcune città, come per esempio Treviso, Torino, Rovigo e Potenza, si è trattato di manifestazioni di protesta senza danni mentre in altri casi, come per esempio a Modena, Napoli e Foggia, si è trattato di vere e proprie rivolte durate ore, che hanno portato anche a drammatiche conseguenze. Stiamo parlando di rivolte portate avanti da almeno 6 mila detenuti su tutto il territorio nazionale che, di fatto, hanno messo in evidenza le già note carenze strutturali del sistema penitenziario".

Su quello che è stato il motivo principale delle rivolte Bonafede ha annunciato: "Stiamo lavorando senza sosta nel quadro di una più ampia battaglia contro il coronavirus. La task force all'interno del ministero sta preparando possibili interventi per garantire, da un lato, i poliziotti penitenziari e, dall'altro lato, i detenuti".

Il ministro annuncia le misure di prevenzione che saranno prese negli istituti di detenzione - senza, spiega, nessun arretramento di fronte all'illegalità - ma non uno sconto arriva dalle opposizioni che, invece, sono al fianco della maggioranza sul fronte dello scostamento di bilancio. E anche i partiti che si sono dichiarati a sostegno del Conte 2 alzano il tiro: il Guardasigilli faccia dimettere il capo del dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, chiedono. "Subito le dimissioni del capo del Dap o sia il Guardasigilli in persona a rimuoverlo dal suo incarico", chiede Italia viva. Sulla stessa linea Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, che chiede le dimissioni "del ministro, come del capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. La vicenda è stata gestita con un incredibile dilettantismo".

Parole dure anche dal Partito Radicale. "Nell'esprimere la nostra solidarietà ai direttori, agenti penitenziari, sanitari che cercano di sopperire a una politica penitenziaria e ai detenuti che da anni con il Partito Radicale hanno scelto la lotta nonviolenta, siamo fermamente convinti che lo Stato non deve indietreggiare né nei confronti della minoranza di detenuti né degli agenti di polizia penitenziaria che infrangono la legge", dicono Maurizio Turco e Irene Testa, segretario e tesoriere del Partito Radicale.

Per l'ex presidente del Senato Pietro Grasso "molti ignorano che i colloqui non sono solo l'unico contatto dei detenuti con i propri affetti, ma anche la principale possibilità per ricevere cibo, biancheria pulita e beni di prima necessità. Modificare improvvisamente questo equilibrio senza dare le giuste informazioni e soprattutto rassicurazioni è stato un errore gravissimo". Il deputato della Lega Jacopo Morrone ha chiesto al ministro Bonafede la nomina di "un commissario con pieni poteri che abbia il coraggio di assumere i provvedimenti necessari e poi lasci l'incarico".