di Errico Novi
Il Dubbio, 30 agosto 2019
Un punto d'incontro c'è: la riforma del Csm. Il resto per ora fa parte dei satelliti. Ma nel cuore del sistema solare giallo- rosso, la giustizia entra eccome. Non solo nelle parole di Giuseppe Conte, che dopo la formale assunzione dell'incarico si limita all'affermazione di valori per una "giustizia ancora più equa". La convergenza almeno parziale su uno dei dossier da sempre "caldi" è nero su bianco anche nel documento congiunto messo a punto la sera prima dagli sherpa dei due partiti. Una task force che va dal capogruppo dei pentastellati alla Camera Francesco D'Uva a un dirigente dem come Andrea Martella, coordinatore della segreteria e non a caso tra i più vicini, da sempre, all'ex guardasigilli Andrea Orlando.
C'è dunque una notizia certa: dell'ampio ddl messo a punto da Alfonso Bonafede (e "respinto" dalla Lega) verrà senz'altro messa al sicuro la parte che ridisegna l'organo di governo autonomo dei magistrati. Sia riguardo al sistema per eleggere i togati, con il ricorso al sorteggio per individuare i candidabili e limitare le correnti, sia rispetto alla composizione, con il numero dei consiglieri innalzato da 26 e 30 e la "specializzazione" dei componenti assegnati alla sezione disciplinare, che non potranno far parte di alcuna altra commissione. Ma l'intesa già trovata su un tema così delicato - che implica una scelta netta sulla magistratura - non va colto come un'eccezione. Preannuncia, anzi, una parziale convergenza tra le due figure che daranno le carte in materia di giustizia: lo stesso ministro uscente, e in via di riconferma, Alfonso Bonafede, e il suo predecessore, Orlando appunto.
È evidente che, se esistono materie destinate a vederli contrapposti, a cominciare dalle intercettazioni, ce ne sono altre sulle quali sono destinati a un'intesa assai più stabile della rapsodica convivenza Bonafede-Bongiorno. E se nella seconda categoria la riforma del Csm è già formalmente inclusa, lo sarà a breve, e anzi lo è già nei fatti, anche la riforma costituzionale sul ruolo dell'avvocato.
Poche settimane prima che deflagrasse la crisi con la Lega, infatti, Orlando aveva tenuto a rassicurare Bonafede sulla propria disponibilità a sostenere il ddl sulla professione forense. D'altronde lo stesso Cnf, che sollecita la politica a sancire nella Carta la "libertà e indipendenza" dell'avvocato, ha fin dall'inizio auspicato che sul tema potessero convergere tutte le forze politiche", per citare Andrea Mascherin.
Convergenza possibile a maggior ragione ora. Se infatti il vicesegretario dem è prontissimo a schierare il suo partito per l'avvocato in Costituzione, lo è anche la Lega: il ddl che introduce la riforma, infatti, ha come primo firmatario il capogruppo del Movimento al Senato Stefano Patuanelli, ma è sottoscritto anche dal presidente dei senatori del Carroccio, Massimiliano Romeo. Il testo, che integra l'articolo 111 e che afferma innanzitutto l'imprescindibilità dell'avvocato nel processo, è assegnato alla commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama.
L'esame non è ancora iniziato anche per scelta del leghista che guida la prima commissione, Stefano Borghesi, rigoroso nel voler evitare ingorghi nel calendario e determinato dunque ad avviare l'esame del ddl sulla professione forense solo dopo il definitivo via libera al taglio dei parlamentari. Ma è chiaro che l'imprevedibile cambio di maggioranza rafforza eccome la spinta a favore della legge 1199.
Tra la linea sulla giustizia di Bonafede e quella adottata, nella legislatura precedente, da Orlando, c'è infatti un'analogia evidente: entrambi hanno fin dall'inizio stabilito un rapporto di intenso confronto con gli avvocati, e in particolare con il presidente del Cnf Mascherin.
Non una sintonia assoluta: se tra l'avvocatura e Bonafede resta il solco aperto dalla "nuova" prescrizione, con Orlando non è ancora chiusa la ferita della riforma penitenziaria lasciata incompiuta. Ma entrambi hanno subito riconosciuto la centralità dell'avvocatura nella giurisdizione e la necessità di assegnarle un'autonomia assimilabile a quella dei magistrati. Ora, con l'intesa che vede l'asse sulla giustizia imperniato proprio su Bonafede e Orlando, il riconoscimento costituzionale della professione forense è davvero a portata di mano.










