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di Gianni Parlatore


gnewsonline.it, 26 settembre 2020

 

"Ogni Stato deve investire nella funzione rieducativa della pena, una vera e propria missione che costituisce un investimento culturale di cui può beneficiare la società nel suo complesso, concorrendo a scongiurare il pericolo di recidiva". Il Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, è intervenuto a Palazzo Giustiniani al convegno dedicato al "Programma di educazione alla pace". All'iniziativa ha partecipato anche l'ambasciatore di pace e attivista indiano Prem Rawat, la cui fondazione ha ideato e realizzato il programma di riabilitazione.

Nel nostro Paese il progetto rivolto al mondo carcerario è già stato implementato con successo in due realtà penitenziarie. Si tratta del carcere di Venezia Santa Maria Maggiore (che ha avviato il programma nel 2012) e del Pagliarelli di Palermo, dove in tre anni sono stati coinvolti 43 detenuti del circuito Media sicurezza.

L'iniziativa è divenuta concreta realtà anche in alcune comunità e istituti di Mazara del Vallo, comune della provincia di Trapani che ha assegnato la cittadinanza onoraria proprio a Prem Rawat. Il Programma di educazione alla pace ha riscosso successo a livello internazionale, con percorsi riabilitativi realizzati nelle strutture carcerarie di diversi Paesi europei, in Sud Africa, India, Stati Uniti, Asia e Sud America.

Per Bonafede questo progetto di recupero, fondato su cicli di incontri per riflettere sulla pace e sui valori della vita, può favorire nei detenuti "un percorso di ripensamento sui propri comportamenti, di assunzione di responsabilità e acquisizione di nuova consapevolezza, in funzione del rientro in società".

Il carcere - ha concluso il Guardasigilli - può diventare un'esperienza educativa, capace di formare cittadini consapevoli e aperti alla speranza di una vita migliore. Lo Stato ha il compito di porre in essere le condizioni per offrire una seconda opportunità a chi ha sbagliato e ha scontato la pena inflitta con la volontà di riscattarsi e ripartire onestamente, nel rispetto dei valori della convivenza civile".

 

Carceri, rafforzare percorsi reinserimento

 

La permanenza in carcere deve consistere in altro oltre la pena detentiva. Deve essere un momento di rieducazione. Ne è convinto il senatore Arnaldo Lomuti.

"Riscattare chi ha fatto un errore e farlo diventare parte attiva è un successo della collettività", ha detto l'esponente del M5S in commissione Giustizia nella sua relazione al convegno "Programma di Educazione alla Pace: uno strumento riabilitativo della persona in ambiente carcerario".

Sono diversi i progetti di reinserimento nelle carceri. Da Brigata Caterina, la pizzeria dei detenuti di Poggioreale alle Scappatelle, i biscotti realizzati dai detenuti del progetto Made in Carcere. A questi si affiancano anche progetti di scolarizzazione. A questi si aggiunge anche il Programma di Educazione alla Pace. Un progetto che mira alla riduzione del tasso di recidiva, "concorrendo alla riabilitazione sociale ed individuale, mediante la possibilità di riflettere sul valore della vita, sulla dignità, sulla pace, sull'importanza di fare scelte consapevoli", ha detto Lomuti.

Ad oggi sono ancora pochi i detenuti che hanno accesso a percorsi di rieducazione. E non tutti gli istituti penitenziari ne hanno avviati. "La rieducazione consiste nell'opportunità data al condannato di correggere la propria propensione alla anti-socialità, di adeguarsi alle regole della convivenza e di permetterne il reinserimento progressivo nella società", ha detto il senatore. "È indispensabile - ha aggiunto - porsi come scopo quello di rendere il carcere un ambiente inclusivo, che dia realmente a tutti la prospettiva del reinserimento nella società".