di Liana Milella
La Repubblica, 8 giugno 2019
Gole profonde per smascherare i magistrati corrotti, o comunque quelli che violano le regole. Ecco la nuova idea del Guardasigilli Alfonso Bonafede contro le toghe sporche. La figura del "whistle-blower" - colui che svela un comportamento scorretto o addirittura illegale (letteralmente dall'inglese "soffia il fischietto") - è destinata a entrare non solo nei palazzi di giustizia ma anche al Csm, dopo aver rivoluzionato quelli della Pubblica amministrazione con l'entrata in vigore della legge del novembre 2017.
Proposta e voluta da M5S, è stata votata anche dal Pd. Nel pacchetto "spazza toghe sporche", anticipato per sommi capi al presidente Sergio Mattarella giovedì sera, tra le nuove regole - che Repubblica anticipa - Bonafede propone un sistema che finora, come ha confermato dati alla mano giusto giovedì il presidente dell'Anac Raffaele Cantone, ha dato ottimi risultati. Di che stiamo parlando?
Semplice. L'idea, cui corrisponde già una prima bozza di articolato, è creare una piattaforma informatica per la galassia della giustizia, in cui sia garantita al cento per cento la tutela della fonte che resterà anonima, nella quale chi lavora nei palazzi di giustizia e al Csm possa inserire, con una modalità criptata, informazioni su comportamenti scorretti, o vere e proprie disonestà e ruberie. Tra i soggetti titolati a scrivere rientrano anche i dirigenti amministrativi, i componenti del consiglio giudiziario, ma anche singoli magistrati e dipendenti.
Tutti potrebbero segnalare episodi di cattiva gestione degli affari, ritardi, irregolarità, assenze, o ancora palesi situazioni di conflitto d'interesse, come relazioni inopportune, incompatibilità, incarichi extragiudiziari. Se la soffiata, una volta verificata, dovesse risultare valida, influirebbe, una volta portata al Consiglio giudiziario e ai capi degli uffici, sulle valutazioni di professionalità, sugli incarichi dirigenziali, e porterebbe anche all'azione disciplinare. Il progetto di Bonafede mette anche dei paletti su chi segnala il falso per tre volte e rischia delle sanzioni.
Ma via Arenula non si muove solo per la prossima legge "spazza toghe sporche", ma anche sul piano disciplinare, proprio nelle stesse ore in cui al Csm il vice presidente David Ermini sostituisce già in tutte le commissioni i consiglieri o già dimessi (Luigi Spina di Unicost) o autosospesi. Quindi via anche i tre di Magistratura indipendente (Corrado Cartoni, Paolo Criscuoli, Antonio Lepre) e il componente di Unicost Gianluigi Morlini.
Al vertice della quinta commissione che nomina i procuratori va Mario Suriano di Area. Ma all'opposto Mi, anche contro l'Anm (a guida Mi, si badi) schierata per le definitive dimissioni, chiede che i suoi consiglieri rientrino nei ranghi. Ma giusto su di loro potrebbe incombere la scure disciplinare che di fatto li renderebbe incompatibili con il Csm e li costringerebbe alle immediate dimissioni. Tutto dipende dalle carte di Perugia, adesso esaminate dalla prima commissione di palazzo dei Marescialli, che dispone i trasferimenti d'ufficio.
A sentire Luca Palamara, pm a Roma, ex presidente dell'Anm e membro del Csm, iscritto nel registro degli indagati per corruzione, non c'è nulla di vero nell'indagine. In una lunga memoria presentata a Perugia assicura che "dimostrerà di non essere corrotto", di non aver mai ricevuto 40mila euro per favorire una nomina, e produrrà le pezze d'appoggio.
Ma restano gli incontri per pilotare la nomina del procuratore di Roma. Uno scenario che il presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi, al primo congresso dei magistrati amministrativi a Palazzo Spada, sintetizza così: "Un giudice all'altezza dei tempi non può frequentare abitualmente chiunque, se ciò può ripercuotersi negativamente sulla sua attività giudiziaria o possa dare oggettivamente la sensazione che un appannamento della terzietà possa verificarsi".










