di Liana Milella
La Repubblica, 16 dicembre 2022
Intervista alla presidente della commissione Giustizia del Senato dopo l’iniziativa di un’indagine conoscitiva sugli ascolti. La senatrice leghista si oppose al tentativo di Berlusconi di cancellarle, ora dice che bisogna “evitare gli eccessi, che c’erano e ci sono ancora: non si può costruire un’accusa sulla base di un’unica dichiarazione”.
“Non è possibile costruire un’accusa sulla base di un’unica frase o di più frasi decontestualizzate. Così anche la Bibbia potrebbe diventare un libro pornografico”. Il paradosso è di Giulia Bongiorno, la presidente della commissione Giustizia del Senato, che due giorni fa ha lanciato l’indagine conoscitiva sulle intercettazioni. Le difese al tempo di Berlusconi, adesso ai magistrati chiede di “evitare gli eccessi, che c’erano e ci sono ancora”.
Lei dice sempre che rispetta la magistratura. Non le sembra invece che la sua maggioranza di centrodestra le stia inventando tutte contro i giudici? Adesso pure la sua indagine sulle intercettazioni…
“Il tema è delicato e spesso oggetto di strumentalizzazioni: da una parte i garantisti, dall’altra i giustizialisti. È un approccio sbagliato. Ho proposto l’indagine conoscitiva proprio per evitare lo scontro frontale e adottare un metodo basato su dati che saranno analizzati e approfonditi. La proposta è stata accolta all’unanimità, segno che tutti desiderano prepararsi adeguatamente in vista della riforma annunciata”.
Intanto alla Camera vogliono una commissione di inchiesta sulla magistratura, e pure un’altra su Mani pulite. Non mi dirà che sono altrettante carezze verso i giudici...
“Esiste un’indagine conoscitiva sulle intercettazioni svolta dalla commissione Giustizia sotto la presidenza di Cesare Salvi del Pd, con relatore Felice Casson, dello stesso schieramento politico. Non credo che nessuno li abbia mai accusati di voler accoltellare i magistrati”.
Lei ha troppa esperienza del lavoro parlamentare e sa bene che un’indagine di questo genere si presta a sollevare dubbi specifici sulle singole intercettazioni. Così non si delegittimano lavoro e inchieste dei giudici?
“È esattamente il contrario. Un tema che chiama in causa libertà fondamentali, amministrazione della giustizia, istanze di riservatezza e presunzione di innocenza dev’essere laicizzato. Mi sono occupata della materia già alcuni anni fa, e ora come allora ritengo le intercettazioni strumento indispensabile per le indagini. Il problema sono gli eccessi, che c’erano e ci sono ancora: talvolta, dettati anche da una certa pigrizia investigativa. Sono contraria agli eccessi, non alle intercettazioni”.
Ma cosa intende per eccessi?
“Voler combattere con forza l’illegalità e stare al fianco della magistratura non significa restare inermi di fronte all’uso smodato delle intercettazioni o all’intollerabile pubblicazione di brandelli di conversazioni private”.
E non sa già adesso che si aprirà la caccia all’intercettazione che non si doveva fare? Ne verranno travolte dozzine di inchieste, sarà un bagno di sangue…
“Non si tratta di una commissione d’inchiesta sull’attività della magistratura inquirente, e il tema non è eliminare le intercettazioni, piuttosto restituirle alla loro naturale funzione di mezzo di ricerca della prova”.
Il ministro Nordio ha già lanciato la sua pietra contro le intercettazioni, dice di preferire quelle segrete e incontrollabili della polizia. In Italia ci sono tuttora reati contro la corruzione, e al Sud, ma non solo, la criminalità mafiosa imperversa. Perché volete privare le toghe della possibilità di verificare liberamente l’esistenza di questi reati?
“Nessuno vuole limitare gli strumenti a disposizione della magistratura. Ma ogni strumento va utilizzato in modo corretto altrimenti si può incorrere in errori giudiziari e in irrimediabili gogne mediatiche.
Ma le intercettazioni servono proprio a scoprire reati...
“Utilissime se valutate con scrupolo. L’interpretazione di una conversazione è un’attività complessa, che non può fermarsi al significato letterale delle parole o a singole espressioni. Serve un approccio sistematico, che consideri l’intero contenuto di tutti i dialoghi intercettati e poi ponga in relazione questi dialoghi con gli altri elementi di indagine acquisiti. Non è possibile costruire un’accusa sulla base di un’unica frase o di più frasi decontestualizzate. Isolando dei brani dal loro specifico contesto, anche la Bibbia potrebbe diventare un libro pornografico”.
Il forzista Zanettin, dopo aver messo a segno il colpo sui reati contro la pubblica amministrazione eliminandoli dall’ergastolo ostativo, adesso attacca l’uso del Trojan. Andrebbe usato - dice lui - solo per mafia e terrorismo, e non per la corruzione. Si stanno tutelando corrotti e corruttori?
“Mafia e terrorismo sono fatti di allarme sociale che richiedono strumenti di contrasto eccezionali e per i quali il nostro ordinamento prevede misure straordinarie, consentendo un maggior affievolimento di diritti fondamentali. Su questi reati non si può retrocedere. L’indagine conoscitiva avrà come oggetto anche l’uso del Trojan su altri reati e ci fornirà elementi per capire se è indispensabile continuare ad avvalersene”.
Lei ha salvato le intercettazioni dalla minaccia di Berlusconi, perché adesso vuole assecondare Nordio nella sua campagna pseudo garantista contro i suoi ex colleghi pubblici ministeri?
“Mi sono opposta di fronte ad alcune ipotesi che avrebbero cancellato le intercettazioni, spuntando le armi nella battaglia alla criminalità. Ribadisco che le intercettazioni sono indispensabili come mezzo di ricerca della prova, ma ne contesto l’abuso che se ne fa. Oggi con l’indagine conoscitiva non assecondo Nordio, che nemmeno sapeva di questa iniziativa, ma difendo il dovere di conoscere bene un fenomeno prima di prendere decisioni in merito”.









