sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Francesco Grignetti

La Stampa, 30 agosto 2022

La senatrice leghista all’alleato Nordio: “No al ritorno dell’immunità parlamentare. La riforma Cartabia è il punto di arrivo, non quello di partenza: va cambiata”.

Giulia Bongiorno è l’avvocato difensore di Matteo Salvini, ma anche la voce più ascoltata nella Lega in materia di giustizia. Il programma elettorale è in larga parte farina del suo sacco. E pur facendo tutti gli scongiuri del caso, Bongiorno si prepara a governare. Il che fa rima con rivoluzionare. “La mia esperienza parlamentare sulle grandi riforme in tema di giustizia - dice - finora è stata deludente. Per accontentare tutti i partiti, alla fine non si fa niente o quantomeno nulla di davvero incisivo. E invece noi vogliamo incidere”.

Significa che volete la separazione delle carriere?

“Sì, ma con la premessa che non saranno assolutamente riforme vendicative o punitive nei confronti dei magistrati. So bene che la grande maggioranza dei magistrati italiani lavora in silenzio e con carichi di lavoro enormi. Perciò, il primo degli interventi deve riguardare le assunzioni. Servono nuovi magistrati e personale perché sennò i fascicoli non camminano, i testimoni non vengono convocati, le notifiche non partono, e la giustizia s’ingolfa. Le vittime attendono giustizia e gli imputati restano ostaggio della giustizia per decenni. Non ha senso discutere di massimi sistemi se è tutto bloccato”.

Però poi il programma è rivoluzionare tutto, o no?

“Le cose devono marciare in parallelo. Da una parte, bisogna velocizzare i processi, combattere efficacemente la criminalità organizzata, la violenza nei confronti delle donne, il fenomeno delle baby gang. Solo se c’è una giustizia che funziona, c’è sicurezza. Dall’altra, occorre una riforma di tipo costituzionale per la separazione delle carriere e un doppio Csm. Una mezza separazione delle funzioni non basta. E prevengo subito la domanda: entrambe le carriere devono restare autonome e indipendenti dal governo. Non esiste che il pubblico ministero dipenda dall’esecutivo”.

Conosce l’obiezione: volete smantellare la magistratura com’è oggi.

“No, vogliamo smantellare le degenerazioni del correntismo. Sono i magistrati autonomi a chiedere tutela rispetto al potere delle correnti. Per questo torniamo a proporre il sorteggio temperato per accedere al Csm. Ne avevo parlato con il ministro Cartabia, ma occorreva una legge di rango costituzionale e non c’era il tempo”.

Il suo nuovo alleato, Carlo Nordio, candidato di Fratelli d’Italia, pensa al ritorno all’immunità parlamentare, cioè l’articolo 68 vecchia maniera della Costituzione che era uno scudo per gli eletti dalle inchieste penali...

“Guardi, il tema non è nel programma del centrodestra, tanto meno in quello della Lega. A dirla tutta, non mi sembra proprio una priorità in questo momento storico. Meglio pensare ai cittadini prima che ai parlamentari”.

Colpito e affondato. Nordio vorrebbe rimettere in discussione anche l’obbligatorietà dell’azione penale...

“Una riflessione va fatta. Così come vanno le cose oggi, l’obbligatorietà è una finzione. È sulla carta, ma non nella pratica quotidiana. Ci sono persino gli ordini di priorità per l’azione penale che differiscono da procura a procura. E io vedo donne che non denunciano le violenze perché poi l’obbligatorietà per i loro persecutori non vale. Quindi parliamone, purché si decida: o l’obbligatorietà c’è sul serio, oppure aboliamola”.

Volete rimettere in discussione la riforma Cartabia prima che entri in funzione...

“Ho sempre detto che quella riforma era un punto di partenza e non di arrivo”.

Salvini teme che i magistrati facciano qualche brutto scherzo al centrodestra. Lo dicono anche Guido Crosetto e Stefano Candiani. Lei che i magistrati li conosce sul serio, teme qualcosa?

“Io credo nella giustizia, non potrebbe essere altrimenti con il lavoro che faccio. Credo nell’imparzialità del magistrato salvo prova contraria. Ma ogni tanto qualche indizio salta fuori. Abbiamo letto tutti la famosa chat di Luca Palamara, quella in cui l’ex presidente dell’Anm scriveva a un suo collega critico sugli attacchi a Salvini, “hai ragione, ma ora bisogna attaccarlo”. Nel leggere quella chat, sono rabbrividita. Se si fosse trattato di un attacco di un avversario politico sarebbe stato comprensibile. Ma Palamara era un importante magistrato, membro del Csm, dominus di una corrente. E poi, puntualmente, contro Salvini sono partite due inchieste in Sicilia. Per risponderle francamente, non vorrei che Crosetto o Candiani passassero per pazzi visionari. Il timore di qualche azione sconsiderata da parte di magistrati politicizzati, c’è sempre”.

Giorgia Meloni dice di ritenersi una garantista, ma che la a pena va scontata, e non con pene alternative. In carcere...

“Lo sostengo da sempre. Per me garantismo e certezza della pena si integrano perfettamente. Ci vuole il massimo delle garanzie per tutti e tre i gradi di giudizio, però poi la pena va scontata. E se è previsto il carcere va scontata in carcere. Non in un carcere sovraffollato però, altrimenti è una tortura. È essenziale investire su nuove strutture carcerarie. La cosa strana in Italia è che lo Stato impiega denaro, energie e tempo per fare i processi, e poi molla quando si tratta di far scontare la pena. La pena deve servire alla rieducazione del condannato, ma anche come deterrente. Un governo di centrodestra dovrà avere il coraggio di far scontare le pene ai condannati”.