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di Eleonora Martini

Il Manifesto, 27 giugno 2025

Il governo Meloni: il Consiglio d’Europa non in linea con le nostre politiche sulle dipendenze. Papa Leone: vanno perseguiti i narco trafficanti, non riempite le carceri con gli ultimi. La luminaria scenica sul ministero del Turismo come trovata per celebrare la Giornata mondiale sulle Droghe getta una luce perfino più inquietante sulla fuoriuscita dell’Italia dal gruppo Pompidou del Consiglio d’Europa comunicata a Strasburgo con una lettera del governo Meloni.

La notizia - anticipata dal Sole 24 ore che ha scoperto la missiva inviata nel maggio scorso per annunciare l’addio previsto nel 2026 - è stata ieri confermata dal sottosegretario Alfredo Mantovano. Che ha giustificato la decisione adducendo il fatto che l’organismo - composto di 41 Stati membri e dedicato alle dipendenze da droghe, alcool e gioco - “ha orientamenti non in linea con i nostri obiettivi di cura, prevenzione e riabilitazione”. Obiettivi che si concretizzano plasticamente con le evidenze raccolte nel XVI Libro bianco sulle droghe presentato ieri alla Camera per ospitalità di Riccardo Magi (+Europa). I dati di dicembre 2024 “purtroppo confermano una tendenza al peggioramento” con un’ulteriore crescita “in termini assoluti (+4,9%) degli ingressi in carcere per reati connessi alle droghe”, sintetizzano le numerose associazioni (Fuoriluogo, Antigone, Cgil, Cnca, Coscioni, Arci, A Buon diritto, ecc.) che promuovono la campagna internazionale di mobilitazione “Support! Don’t Punish”.

Si parla soprattutto di reati minori, quelli puniti con l’art. 73 del Testo unico 309/90: delle 62.715 presenze registrate in carcere a metà giugno, sono 13.354 i reclusi che scontano pene legate al piccolo spaccio. Meno della metà (6.732) anche per associazione a delinquere (art. 74) e solo 997 esclusivamente per traffico di stupefacenti (art. 74). “Complessivamente sono 34,1% del totale dei detenuti, quasi il doppio della media europea (18%) e ben oltre quella mondiale (22%)”, registra il Libro bianco.

Attualmente “è dichiarato tossicodipendente il 38,8% di chi entra in carcere”, “mai così tanti dal 2006, anno dell’entrata in vigore della legge Fini-Giovanardi”, scrivono gli estensori del report. Tra i tanti dati del Libro Bianco, intitolato quest’anno “Non mollare” e dedicato alla compianta Grazia Zuffa, fondatrice di Fuoriluogo, si sottolinea che “la repressione colpisce duramente i minori: 3.722 adolescenti entrano in un percorso sanzionatorio stigmatizzante e desocializzante; il 97,7% è segnalato per cannabis”. L’impatto sulla giustizia? Nel 2023 (ultimi dati disponibili) “quasi 120.000 procedimenti penali sono stati aperti per droghe”.

La stessa relazione annuale al Parlamento, presentata tre giorni fa da Mantovano, certifica che il consumo di sostanze tra i giovani “appare leggermente diminuito” nel 2024 rispetto al 2023. In particolare, cala un po’ l’uso della cannabis (che comunque rimane al primo posto tra le sostanze rinvenute nelle acque reflue) mentre cresce, soprattutto tra i giovanissimi, il “misuso” di psicofarmaci e antidepressivi. Ma il 2024 è caratterizzato, secondo lo stesso governo Meloni, dal record di morti per cocaina/crack, con il 35% - massimo storico - dei decessi accertati per intossicazione acuta letale.

Non solo: l’ultimo rapporto annuale dell’Unodc (Onu) registra un nuovo record di produzione (34% in più in un anno) e consumo (da 17 a 25 milioni tra il 2013 e il 2023) di cocaina a livello globale, “mercato di droghe illecite in più rapida crescita al mondo” e che sta rapidamente penetrando l’Asia, l’Africa e l’Europa occidentale. Mercati la cui espansione è garantita anche dall’ossessione anti cannabis del proibizionismo nostrano.

Ecco perché ieri Papa Leone XIV ha ricordato ai governanti che è loro dovere “smantellare” le “enormi concentrazioni di interesse e le ramificate organizzazioni criminali” che fanno “delle droghe e di ogni altra dipendenza - pensiamo all’alcool o al gioco d’azzardo - il proprio immenso business”. Mentre invece “è più facile combattere le loro vittime: troppo spesso, in nome della sicurezza, si è fatta e si fa la guerra ai poveri, riempiendo le carceri di coloro che sono soltanto l’ultimo anello di una catena di morte. Chi tiene la catena nelle sue mani, invece, riesce ad avere influenza e impunità. Le nostre città - ha concluso il Pontefice statunitense - non devono essere liberate dagli emarginati, ma dall’emarginazione; non devono essere ripulite dai disperati, ma dalla disperazione”.

In concreto, come sottolinea il Coordinamento delle comunità d’accoglienza (Cnca), la realtà viene distorta da un presupposto ideologico che orienta il governo Meloni. Il quale continua “a fare confusione tra consumo, abuso e dipendenza, una distinzione basilare per qualunque approccio scientifico”. E per evitare che “tutti i consumatori siano visti come “schiavi della droga”.