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di Alessia Ripani

La Repubblica, 26 novembre 2022

Mattarella: “Colpire le donne è un’aperta violazione dei diritti umani”. Meloni: “Basta barbarie. Prevenzione, protezione e certezza della pena”.

La condanna e la reazione, perché “la violenza contro le donne è un’aperta violazione dei diritti umani”. Le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e il tweet di Papa Francesco: “Non è un semplice reato, è un crimine che distrugge l’armonia, la poesia e la bellezza che Dio ha voluto dare al mondo”. Tante le dichiarazioni e le iniziative per il 25 novembre. Calato però il sipario sulla celebrazione di rito, l’urgenza è sempre la stessa: proteggere le vittime. 

Proteggere le vittime - “Stiamo lavorando a nuove misure che garantiscano piena applicazione del Codice rosso, prevedendo conseguenze processuali in caso di colpevoli ritardi o omissioni”, promettono Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia del Senato, e il vicepremier leghista Matteo Salvini. Ma il governo punta anche sul braccialetto elettronico per aumentare la sicurezza delle vittime. 

Rendere obbligatorio il braccialetto elettronico - Il Codice rosso fissa in tre giorni il tempo massimo per ascoltare una donna. “Ma a che serve sentirla subito se poi non viene creduta? O se il carabiniere che interviene non è in grado di raccogliere informazioni serie su quanto accade e si lascia guidare da pregiudizi e stereotipi?”, si chiede il procuratore Francesco Menditto, che a Tivoli ha messo in piedi un modello di azione diventato punto di riferimento, con pm e ispettori dedicati per velocizzare i processi. “Serve formazione a tutti i livelli e specializzazione, oltre a strumenti efficaci per fermare l’uomo maltrattante e mettere in sicurezza la vittima. Il fermo del pm quando c’è un pericolo imminente per la vittima per esempio, e il braccialetto elettronico. Uno strumento oggi solo facoltativo: deve diventare obbligatorio”. Non è vero, spiega, che i braccialetti non ci siano. “Eppure è stata la prima obiezione nella quale mi sono imbattuto. Nel 2019 chiesi chiarimenti agli uffici e la risposta fu: “Certo che ci sono, tutti quelli che vuole”. Nel 2020 ne abbiamo chiesti 15 e ce ne sono stati dati 7, nel 2022, ne abbiamo chiesti 50-60 e li abbiamo ottenuti praticamente sempre. La falsa notizia è stata sfatata, ma è importante che ci sia l’attenzione del pm nel chiederlo e del giudice nel concederlo”. Non solo: a Tivoli, il dispositivo viene utilizzato anche dopo la scarcerazione. “Se la donna comincia a vedere l’uomo maltrattante libero vicino casa sua, senza un motivo, e si crea una situazione di pericolo - aggiunge l’ispettrice di polizia Vincenza Cirillo - noi chiediamo la misura cautelare dell’allontanamento con braccialetto elettronico, e probabilmente siamo l’unica procura d’Italia a farlo”. 

Investire in formazione - L’altro nodo è investire nella formazione di operatori delle forze dell’ordine, avvocati, magistrati, medici, assistenti sociali, docenti, personale sanitario. Quella su cui la premier ha impegnato il governo ricordando anche ieri, tra le misure di intervento ispirate a “prevenzione, protezione e certezza della pena” per fermare “la barbarie”, il rifinanziamento di centri antiviolenza e case rifugio. Meloni ha citato anche i fondi per la legge 53 del ‘22 sulla raccolta dei dati statistici sulle violenze subite dalle donne. “Finalmente i ministeri di Salute, Giustizia e Interno sono stati obbligati a rilevare e fornire dati parlanti, con la relazione vittima-autore”, spiega Giusy Muratore, responsabile del gruppo di lavoro Istat sulla violenza di genere. L’obiettivo è misurare il sommerso determinando per ogni reato che relazione c’è tra chi lo commette e chi lo subisce. “Oggi il danneggiamento non viene rilevato come violenza di genere, ma se è stato il tuo ex a romperti lo specchietto dell’auto le cose cambiano. Così le lesioni: riguardano uomini e donne. Ma se a spaccarti la faccia è tuo marito, è un’altra cosa”.