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di Romina Marceca

La Repubblica, 3 dicembre 2024

Carabinieri e polizia contro le nuove disposizioni del dl Giustizia: “È una beffa. Noi siamo professionisti della sicurezza, non tecnici”. Polemiche anche le associazioni: “Chi pensa alle donne?”. L’appello ai ministri. Per contrastare i malfunzionamenti del braccialetto elettronico, nel decreto Giustizia, approvato dopo giornate convulse il 29 novembre, è stato inserito un nuovo articolo. I controlli sul funzionamento degli strumenti, che servono a mantenere sempre più distanti gli uomini violenti dalle donne, sono a carico delle forze dell’ordine. E scoppia la polemica dei sindacati, dei centri antiviolenza e dell’associazionismo.

“Non siamo tecnici ma professionisti della sicurezza e del soccorso al cittadino. Se poi quel braccialetto, dopo il nostro controllo, non funzionerà? Sarà colpa delle forze dell’ordine?”, è l’immediata reazione dell’Usmia carabinieri, il sindacato che rappresenta anche altre forze militari. Le volontarie, dal canto loro, non accettano un provvedimento che non è risolutivo secondo loro: “Gli italiani hanno pagato per quel dispositivo, se ne deve occupare il gestore”. E poi: “Chi pensa alla sicurezza delle donne?”. Proprio le forze dell’ordine nei mesi scorsi avevano segnalato il flop del braccialetto elettronico con circa 20mila falsi allarmi al giorno.

I nuovi controlli - Nel dl Giustizia era passato come un rafforzamento il controllo sul reale funzionamento dei braccialetti elettronici - per l’emergenza femminicidi - con inasprimento delle pene per chi tenta di metterli fuori uso. Ma, secondo gli agenti, quel rafforzamento passa da uno “scaricabarile” che non sta bene alle forze dell’ordine, citate nelle disposizioni urgenti come deputate a verificare “senza ritardo e comunque entro quarantotto ore l’attivabilità, l’operatività e la funzionalità dei mezzi elettronici o degli altri strumenti tecnici negli specifici casi e contesti applicativi”, recita il nuovo articolo 97 ter.

In poche parole, dal momento in cui il giudice decide l’applicazione dello strumento del braccialetto elettronico le forze dell’ordine hanno 48 ore per mettere nero su bianco se un braccialetto elettronico funziona o meno. “Una beffa - dicono il segretario generale Carmine Caforio e il segretario nazionale Alfonso Montalbano - proprio perché noi siamo stati tra i primi a segnalare i problemi derivanti dai falsi allarmi. Adesso questa responsabilità rischia di compromettere ulteriormente una sicurezza pubblica già fortemente provata dalla carenza di personale e risorse”. Le forze dell’ordine, a ogni attivazione di braccialetto elettronico, fino al 29 novembre, si erano occupati solo di verificare che venissero rispettate tutte le condizioni di sicurezza: la distanza tra persecutore e vittima, ad esempio.

Accanto ai carabinieri, anche la polizia boccia il nuovo provvedimento. “Come facciamo a garantire questo perfetto funzionamento? Ma avete idea di quante volte manca la linea in determinati luoghi? E se non scatta o scatta senza motivo? Non si risolve il problema così. Mi sembra un provvedimento che non regge. Le prime 48 ore non salvano le donne”, dice Pietro Colapietro, segretario nazionale del sindacato Silp per la Cgil. Aggiunge Alfonso Montalbano: “L’attacco è al legislatore, mi chiedo chi gli fornisce certi consigli. Ma perché non interpellano noi, prima di fare le leggi, che sulla strada ci stiamo?”.

L’appello ai ministri: “Escludeteci dalle verifiche” - Il sindacato Usmia lancia adesso un appello ai ministri dell’Interno, della Difesa e della Giustizia: “È indispensabile un intervento immediato che escluda gli operatori di polizia da ogni verifica e assistenza tecnica, affinché possano continuare a svolgere il loro ruolo fondamentale a tutela della sicurezza dei cittadini”. Intanto, però, i controlli sono già iniziati su centinaia di nuovi braccialetti elettronici. I carabinieri gestiscono l’86 per cento dei braccialetti attivi in tutta Italia. Gli ultimi dati che Repubblica ha avuto dal Viminale parlano di 10.627 braccialetti elettronici attivi tra arresti domiciliari e antistalking. Di questo dato complessivo, sono 4.650 quelli attivi solo per lo stalking. Per questo, secondo l’Usmia, “è inaccettabile il passaggio in cui l’articolo 97 ter parla di controlli del funzionamento da parte delle forze dell’ordine ‘anche’ con i tecnici Fastweb, cioè la società fornitrice dei braccialetti elettronici, e non al contrario”, dice Alfonso Montalbano. “Perché sono loro che dovrebbero occuparsi esclusivamente di verificare il funzionamento, non noi privi di formazione tecnica e strumenti idonei”, aggiunge in una nota l’Usmia.

Le associazioni: “Più concretezza per le vittime” - Dalla loro, le associazioni antiviolenza e i centri che accolgono le donne vittime chiedono più concretezza. Elena Biaggioni, vicepresidente D.i.Re - Donne in Rete contro la violenza: “Sarebbe stato utile porre l’attenzione su quello che effettivamente non funziona rispetto ai braccialetti elettronici, così da migliorare l’applicazione di questo dispositivo. Pare, invece, che ci troviamo davanti a una norma non risolutiva per la sicurezza delle donne, unico obiettivo che dovrebbe essere perseguito.

L’impegno dovrebbe passare attraverso una serie mappatura del problema, raccogliendo le informazioni necessarie alla soluzione”. Sembra che dietro l’ennesimo provvedimento si celi una perdita di tempo: “Allungare le tempistiche non va nella direzione giusta: già in molti casi le donne attendono per mesi. Aspettiamo l’analisi del problema, non l’ennesimo provvedimento emergenziale. Seguiremo con attenzione tutto questo, anche per poter dare indicazioni precise alle donne accolte dai centri antiviolenza”.

“È il gestore che deve occuparsene, gli italiani hanno pagato per questa misura che non funziona. Non possono occuparsene le forze dell’ordine, poi ce la prendiamo con loro? - si chiede Bo Guerreschi, presidente di “bon’t worry” - Se muore qualcuno è la Fastweb che deve essere incolpata. Questo provvedimento mi fa comprendere quanto sia poca la conoscenza della concretezza e dell’applicazione di una misura cautelare. Con un avvocato abbiamo già chiesto un contatto con Fastweb per creare un fondo per la cura delle donne che portano il braccialetto elettronico. Gli effetti iniziano a essere importanti. Molte soffrono di ansia perché si rompe spesso, per fare un esempio. Fastweb ci ha risposto che stanno prendendo provvedimenti”.