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di Daniele Mastrogiacomo

La Repubblica, 23 luglio 2022

È la quarta strage per numero di vittime nella storia moderna del paese e la terza nella città. Un’altra incursione della polizia, un’altra strage. Rio de Janeiro vive 10 ore di battaglia furibonda tra oltre 400 agenti dei corpi d’élite d’intervento (Core e Bope) e i miliziani asserragliati nel Complexo do Alemão, una grande favela a est della capitale carioca. Si contano 18 morti e secondo le organizzazioni che seguono la violenza in Brasile è la quarta strage per numero di vittime nella storia moderna del paese e la terza nella sola Rio. Morti anche un agente, il caporale Bruno de Paula Costa, 38 anni colpito da un proiettile nei locali della Upp, l’Unità di Pacificazione della Polizia e una donna di 50 anni, Letícia Marinho Salles. È stata raggiunta da un proiettile al viso mentre era alla guida della sua auto.

Operazione contro una gang - L’obiettivo delle squadre di intervento era arrestare i membri della gang che domina il quartiere, specializzata in assalti ai camion, rapine alle banche e furti di auto di lusso. Ma in realtà, secondo sostiene la stessa Polizia militare, si voleva impedire al gruppo di espandersi nelle vicine favela, scontrarsi con gli avversari e allargare il volume d’affari. Grazie a un lavoro di intelligence, racconta chi ha guidato l’incursione, si erano raccolte informazioni precise sul numero e i posti di controllo degli affiliati al gruppo. Ma la voce sull’imminenza di un assalto è presto circolata nella favela e la banda si è preparata allo scontro. I 400 agenti si sono sparpagliati nei vicoli che formano la ragnatela del complesso, sostenuti da dieci mezzi blindati e guidati dall’alto da 4 elicotteri.

Guerriglia nella favela - L’effetto sorpresa è svanito. I miliziani hanno iniziato la battaglia con traccianti che hanno colpito gli elicotteri e poi hanno dato fuoco alle barricate che punteggiavano i principali ingressi. L’intero quartiere era deserto. Tutti tappati in casa, scuole e negozi sbarrati, uffici chiusi. Nessuno si avventurava all’esterno. Echeggiavano solo le raffiche di fucili automatici e le grida che si lanciavano da un punto all’altro sia i poliziotti sia i miliziani. Si è combattuto per dieci ore, mentre bruciavano le strade con alte barriere di fuoco per il petrolio dato alle fiamme che scendeva come un fiume verso valle.

È stato difficile capire quante persone avessero perso la vita. Chi seguiva le operazioni delle centrali indicava 5 morti. Ma ben presto il numero è aumentato fino a contare 18 vittime. L’ufficio del difensore pubblico ha espresso sconcerto e preoccupazione. “Riceviamo molte segnalazioni di gravi violazioni dei diritti umani”, scrive in una nota, “è molto probabile che questa sia una delle operazioni con il più alto tasso di morti a Rio de Janeiro”.

Diversa la ricostruzione del governatore Claudio Castro, alla guida dello Stato di Rio. “Le nostre forze di sicurezza sono state attaccate vigliaccamente durante un’operazione per arrestare alcuni criminali”, scrive su Twitter. Al termine dell’incursione la polizia ha annunciato di aver sequestrato quattro fucili, due pistole e una mitragliatrice .50, in grado di abbattere un elicottero, e 50 ordigni esplosivi. Nessun accenno al numero degli arrestati. Molti dei banditi indossavano divise simili a quelle della polizia. È stato difficile distinguere gli uni dagli altri.

Un’escalation di violenza - Lo scontro ben presto è diventato furibondo, con i proiettili che schizzavano da tutte le parti. Uno ha colpito l’auto della donna morta sul colpo. Tornava da una colazione che aveva voluto fare con la zia e i nipoti. Più tardi, lo stesso Ufficio del difensore pubblico è entrato nei dettagli delle segnalazioni che sono arrivate dagli stessi abitanti di Alemão.

“Denunciano invasioni domestiche, aggressioni, feriti lasciati morire, esecuzioni sommarie, smantellamenti della scena del crimine. La situazione non è ancora del tutto stabilizzata, è quindi difficile confermare i fatti”. Le testimonianze raccolte dai media e la rabbia degli abitanti che vagavano trasportando i feriti da una casa all’altra raccontavano la serie di episodi su cui sarà difficile indagare.

La morte di un poliziotto - Quando muore un poliziotto, come è accaduto anche questa volta, si scatena un vero inferno. I colleghi reagiscono con rabbia, sparano a vista, non si curano certo dei feriti e fanno fuoco su chi incrociano durante il blitz. Il presidente Jair Bolsonaro ha avuto parole di cordoglio per l’agente ucciso. “È un giorno sfortunato per Rio”, ha detto durante un collegamento sui social, “un agente è stato colpito da uno dei banditi. Lascia una moglie e due figli autistici”. Nessun accenno alla vittima civile. Anche lei lascia un compagno e quattro figli. Non c’entrava nulla.

È noto che la polizia brasiliana è la più letale al mondo. L’anno scorso oltre 6 mila persone sono morte durante le incursioni. La violenza a Rio è purtroppo una costante con cui si è obbligati a convivere. Nello stesso complesso di favela ci sono state altre due incursioni letali in poco più di un anno: nel Complexo da Penha, con 24 morti, appena due mesi fa e a Jacarezinho, nel maggio del 2021, con 28 vittime.