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Il Fatto Quotidiano, 22 agosto 2020


L'ex presidente del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva ha chiesto scusa alle famiglie delle vittime di Cesare Battisti riconoscendo "l'errore" di aver a suo tempo concesso asilo al terrorista italiano. In un'intervista al canale Youtube TV Democracia, il leader del Partito dei lavoratori - condannato a 12 anni in secondo grado con l'accusa di aver ricevuto denaro dalla Petrobras e ora in attesa della sentenza definitiva - ha detto di aver preso la decisione di non estradare Battisti perché il suo ministro della Giustizia di allora, Tarso Genro, era certo che l'ex membro dei Pac fosse "innocente".

"Ha ingannato molta gente in Brasile, non so se ha fatto altrettanto in Francia, ma la verità è che c'erano molte persone che pensavano che fosse innocente. E se abbiamo commesso questo errore, ci scusiamo senza dubbio". Lula ha detto di non aver mai conosciuto personalmente Battisti. "Tutta la sinistra brasiliana, i compagni e molti partiti di sinistra e personalità di sinistra chiedevano che Battisti rimanesse qui", ha detto ancora Lula. Tuttavia quella su Battisti, "non fu una decisione facile", ha aggiunto, perché "l'ex presidente italiano Giorgio Napolitano, con il quale ho avuto lunghe conversazioni e tutta la sinistra italiana facevano pressioni perché il Brasile consegnasse Cesare Battisti".

Nel 2018 il presidente brasiliano Michel Temer aveva revocato lo statusdi rifugiato al terrorista italiano. Nel dicembre dello stesso anno, la Corte Suprema Federale ne aveva ordinato l'arresto. Temer aveva autorizzato l'estradizione in Italia, ma Battisti era fuggito in Bolivia, dove è stato arrestato il 12 gennaio 2019 ed estradato in Italia, il giorno dopo. Nel marzo 2019, durante un lungo interrogatorio del procuratore Alberto Nobili in carcere, Battisti ha ammesso la sua responsabilità per quattro omicidi: quello del tenente Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978; quello del gioielliere Pierluigi Torregiani e del commerciante Lino Sabbadin, entrambi uccisi dal Pac il 16 febbraio 1979, il primo a Milano e il secondo a Mestre; e quello dell'agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978. Battisti, fino ad allora, si era sempre dichiarato innocente. Oggi Battisti, che ha 65 anni, sta scontando l'ergastolo in isolamento nel carcere di Oristano.