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di Alessandro Fioroni

 

Il Dubbio, 25 marzo 2021

 

Le motivazioni della sentenza che ha annullato la condanna all'ex presidente. Per i giudici della Corte suprema il magistrato è stato "parziale" Con lo scopo di impedire la candidatura alle elezioni del 2018. Una vittoria su tutta la linea per l'ex presidente brasiliano Ignacio Lula da Silva: la Corte suprema ha chiarito le motivazioni che l'8 marzo scorso hanno portato, da parte del tribunale presieduto da Edson Fachin, all'annullamento di tutte le accuse. Per i giudici la condanna del 2017 che ha portato in carcere, per 580 giorni (fino alla liberazione dopo il processo di appello del 2019), il 75enne leader del Partito dei Lavoratori è stata viziata e determinata dalla condotta non imparziale del magistrato anticorruzione Sergio Moro.

Secondo la sentenza l'accusatore avrebbe agito per motivazioni politiche eliminando dalla corsa presidenziale del 2018 Lula, in vantaggio per qualsiasi sondaggio, a favore dell'outsider di estrema destra Jair Bolsonaro. I sospetti su Moro potrebbero essere poi avvalorati dal fatto che nel 2019 divenne ministro della Giustizia, nominato proprio dall'ex capitano dell'esercito che ancora governa il paese. A ribaltare le ipotesi di colpevolezza è stata la giudice Carmen Lucia il cui voto è stato determinante per la decisione della Corte suprema in favore di Lula. Inoltre un altro componente della Corte, Gilmar Mendes, ha votato per portare Moro in giudizio (a causa di una serie di intercettazioni pubblicate da The Intercept dalle quali emergerebbero manovre oscure e pressioni dai pubblici ministeri). Sebbene sia stato annunciato un processo, una data specifica per l'udienza non è stata ancora confermata. Se il campione dell'anticorruzione verrà condannato, tutte le prove raccolte verranno eliminate, rendendo improbabile il tempo sufficiente per riesaminare completamente il caso di Lula prima delle elezioni del prossimo anno.

In realtà l'intramontabile leader della sinistra brasiliana non ha ancora confermato se si ricandiderà, ragioni di opportunità politica ma soprattutto un'intricata vicenda giudiziaria ancora in piedi potrebbero cambiare nuovamente il quadro. Nel luglio 2017 infatti Lula venne ritenuto colpevole di riciclaggio e corruzione riguardo i lavori di un appartamento sulla costa di San Paolo, secondo il tribunale si trattava di una tangente proveniente da una società di costruzioni.

La vicenda venne collegata alla famosa "Operazione Car Wash (Lava Jato)", una poderosa inchiesta anti- corruzione che coinvolse la compagnia petrolifera statale Petrobras. L'indagine provocò la caduta di numerose teste, centinaia tra i politici e i dirigenti d'azienda più potenti del Brasile. Ad occuparsi del procedimento giudiziario fu la giurisdizione di Curitiba.

Gli avvocati difensori hanno sempre affermato che Lula all'epoca dei fatti era residente a Brasilia e che il caso di corruzione non era collegato a Petrobras. Per cui tutto il procedimento giudiziario era di competenza della capitale. Un duello legale durato 5 anni e che ora potrebbe portare tutta l'inchiesta al punto di partenza a meno che, appunto, Moro non venga giudicato a sua volta.

Molti gli osservatori ritengono improbabile l'apertura di un nuovo processo, la decisione del giudice Fachin infatti, sempre secondo stampa ed addetti ai lavori, sarebbe stata impossibile senza l'appoggio della Corte suprema. Ma rimane, in ultima istanza, un altro elemento di natura squisitamente politica che potrebbe sbarrare la candidatura di Lula. Bolsonaro e la destra potrebbero modificare la legge elettorale facendo cambiare idea alla Corte suprema così come a Brasilia si potrebbe arrivare ad un eventuale nuovo giudizio in tempi molto più rapidi. Si comprendono dunque le titubanze di Lula che ha già annunciato un tour attraverso il paese per parlare con i suoi sostenitori prima di prendere una decisione definitiva.

"La mia testa non ha tempo per pensare alla candidatura del 2022 - ha detto Lula - Quando arriverà il momento di discutere avremo l'immenso piacere di annunciare al Brasile che stiamo pensando al 2022". Su tutto peserà l'andamento della pandemia che sta facendo aumentare a dismisura nuove infezioni e morti con la rete sanitaria del paese al limite del collasso. Più delle vicende giudiziarie di Lula è questo il punto debole di Bolsonaro, negazionista convinto del Covid- 19, che ha fatto precipitare il paese in una crisi sanitaria fuori controllo. Ad oggi più di 300mila persone sono morte in Brasile a causa dell'infezione (più di 3251 decessi solo ieri), secondo i dati della Johns Hopkins University, mentre sono stati segnalati oltre 12 milioni di casi.