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di Eloisa Gallinaro

La Stampa, 21 novembre 2025

A Rocinha le gang dettano legge ma la gente non si arrende e prova a rinascere. Balli, street art, murales e cooperative di moto taxi: “Punteremo sul turismo per tornare liberi”. Helena ha 11 anni e una passione, la capoeira. Ma anche un sogno. Che l’antica lotta-danza degli schiavi diventi disciplina olimpica fra qualche anno, quando sarà cresciuta. Intanto, si allena al ritmo trascinante delle percussioni volteggiando leggera con gli altri ragazzini della sua squadra in un piccolo locale arrampicato alla fine di una serie quasi infinita di gradini sconnessi. “Due anni fa un nostro bravissimo allievo è venuto in Italia con un gruppo per far conoscere questa specialità”, ci tiene a sottolineare con orgoglio Marcelo, l’istruttore, mentre guarda soddisfatto le piroette acrobatiche dei suoi pulcini.

Siamo a Rocinha, area Sud di Rio de Janeiro, la più grande favela del Brasile dove la capoeira non è solo uno sport ma un modo per togliere bambini e ragazzi dalla strada insegnando loro a esprimersi anche con altre attività. Sono gli stessi ragazzi di questo centro sociale che hanno disegnato il murale della mini palestra dove si allenano: i suonatori di berimbau, strumento principe della capoeira, accanto a una montagna di case colorate, una sull’altra. È un’istantanea della favela, anzi della comunità, come preferiscono chiamarla qui.

Arrampicata sulla collina, un dedalo di vicoli bui tra case in muratura e baracche di lamiera unite da intrecci inestricabili di cavi elettrici quasi ad altezza d’uomo, Rocinha è cresciuta in maniera incontrollata ai margini della Tijuca, la più grande foresta urbana del mondo. Impossibile orientarsi da soli. Il moto taxi è il mezzo più rapido per arrivare in cima e anche una discreta fonte di reddito: sono in molti i ragazzi che ne hanno fatto il proprio lavoro, sfrecciando su e giù con passeggeri per lo più senza casco lungo la ripida strada principale tra montagne di spazzatura e cani randagi. Poi si può proseguire solo a piedi nel labirinto tra un viavai continuo e una miriade di micro lojas che vendono di tutto. “Per evitare guai è meglio non tirare fuori i cellulari e non fare foto”, ammonisce Milena, guida locale che qui è di casa. “Non è un problema di scippi. È solo che grandi e piccoli boss dei narcos girano tranquilli e non vogliono essere fotografati casualmente e magari postati sui social dove potrebbero essere riconosciuti e localizzati”. Per il resto, “qui si è al sicuro anche da stupri e rapine perché le regole stabilite da chi controlla la favela sono ferree e vengono fatte rispettare”, spiega ancora Milena, e traduce: “Sicurezza significa che c’è una sola fazione al comando e quindi non ci sono scontri e sparatorie tra bande diverse”.

In realtà, dopo l’arresto nel 2011 di Antonio Francisco Bonfim Lopes detto Nem, uno dei capi della fazione Amigos Dos Amigos (Ada) che aveva controllato per decenni la favela, la situazione si è fatta instabile per il comando di Rocinha, anche se tutti gli indizi portano a John Wallace da Silva Viana, alias Johnny Bravo, leader locale del Comando Vermelho (Cv), la più potente organizzazione criminale del Brasile che, oltre al narcotraffico, gestisce il racket delle estorsioni e il contrabbando di armi permeando l’intero tessuto sociale.

Secondo la Folha de Sao Paulo, perfino i ragazzi dei moto-taxi pagano al gruppo 150 reais (circa 25 euro) al mese - che qui non sono pochi - per poter operare ad altri livelli i leader della gang nel Mato Grosso danno ai vertici di Cv 80 mila reais (13.000 euro) al mese per nascondersi nelle favelas di Rio, tra le quali Rocinha e la vicina Vidigal. Attualmente non ci sono scontri, la polizia si fa vedere occasionalmente, in basso, all’entrata, ma non mette piede nei becos, i vicoli, e la comunità è stata finora considerata “pacificata”, una definizione molto in uso da queste parti per indicare il livello di sicurezza delle favelas. In luglio è stato anche demolito un complesso di edifici completo di bunker, tunnel sotterranei e attico con piscina che erano serviti da base ai narcos di Comando Vermelho e da rifugio ai latitanti provenienti da altri Stati brasiliani.

Una calma che sembra destinata a non durare. A quanto riferito dal quotidiano O Globo, il governatore dello Stato di Rio Claudio Castro avrebbe pianificato per dicembre 10 operazioni di polizia a Rocinha e in altre favelas - Cidade de Deus, Complexo de Israel, Marè - simili al controverso maxi blitz nelle baraccopoli Penha e Alemao contro Comando Vermelho che a fine ottobre ha provocato almeno 121 morti. Rocinha, scrive il quotidiano citando fonti del governo statale, è uno dei principali centri di distribuzione della droga e dà rifugio anche a criminali che vengono da fuori. La cosa triste, commenta amara Milena, è che “questa guerra politica uccide sempre i poveri delle periferie”.

Di poveri, a Rocinha, ce ne sono migliaia. Nessuno sa quanti, come nessuno sa quanta gente ci viva. Le cifre ufficiali parlano di oltre 70 mila persone, secondo altre stime gli abitanti arrivano a 200 mila. In condizioni sempre più precarie man mano che si sale verso la cima della collina, dove si affastellano tuguri senza fogne e spesso senz’acqua e dove i narcos hanno vita facile nel reclutare manovalanza a basso costo. Ma la rassegnazione non abita qui e la vivacità culturale di questa comunità è sorprendente. Oltre all’onnipresente capoeira, ci sono scuole di samba, centri di cultura afro-cubana, concerti improvvisati di funk carioca in locali sempre molto frequentati. Maria ci apre le porte della sua casa: una specie di antro buio e pieno di scale, una sorta di torre con una stanza sopra l’altra, qui un letto, là una vecchia credenza. In cima un’esplosione di luce. Maria e la sua famiglia hanno costruito una terrazza con una vista mozzafiato sulla baia di Rio e stanno attrezzando un piccolo bar: tè, caffè, brigadeiros (palline con cioccolato e latte condensato), una panca e qualche tavolino per i visitatori accompagnati dalle guide locali. Una risorsa che la gente sta imparando a sfruttare.

I giovani organizzano tour per far conoscere la realtà della favela approfittando anche degli straordinari panorami che si aprono improvvisi tra le case, dal Pan di Zucchero al monte del Corcovado con la statua del Cristo Redentore. Le moto taxi di Rocinha si spingono fino alla vicina favela di Vidigal - regno dei narcos ma anche imperdibile meta turistica - attraverso lo spettacolare percorso dell’Avenida Niemeyer lungo l’Atlantico e poi su per ammirare dall’alto e ancora più da vicino le iconiche viste di Rio. Sono queste immagini, assieme al sovraffollamento della favela, a ispirare i murales che nascondono gli intonaci scrostati e a dare linfa all’arte che non ti aspetti. Per esempio quella di Marcos, alias Wark Rocinha, che con il suo angelo, alter ego artistico simbolo di accoglienza e sicurezza, ha dato un’impronta non solo alla favela ma a tante parti di Rio ed è arrivato fino al Mausa Vauban, santuario della street art a Neuf-Brisach, non lontano da Strasburgo. Nella comunità ha fondato il Wark Institute con l’obiettivo di dare slancio alla formazione culturale dei giovani attraverso l’arte. Il risultato è la vita della favela raccontata a colori sui muri, narrazione visiva che inizia a vincere sul grigio della povertà.