di Daniele Mastrogiacomo
La Repubblica, 5 ottobre 2019
Altri quattro arresti per l'omicidio della nota parlamentare e attivista dei diritti civili a favore delle donne e delle favela, assassinata da un commando nel 2018. Spunta una nuova foto: il selfie del presidente brasiliano con Djaca, maestro di arti marziali sospettato di aver gettato in mare la mitraglietta dell'agguato. Ci sono altri quattro arresti nell'inchiesta sull'omicidio di Marielle Franco, la nota parlamentare e attivista dei diritti civili a favore delle donne e delle favela, assassinata con il suo autista Anderson Gomes da un commando il 14 marzo del 2018 in un quartiere del centro di Rio.
Si tratta di Eliane de Figueirero Lessa, moglie dell'ufficiale della Polizia Militare in pensione, Ronnie Lessa, considerato il killer che ha premuto il grilletto della mitraglietta, in carcere da sei mesi con un complice, Elcio Vieira de Queiroz, espulso dalla Polizia militare, che guidava l'auto degli assassini. Assieme a lei, accusata di occultamento di prove, sono finiti in manette altre tre persone: il fratello Bruno e due amici. La donna, secondo gli investigatori, il giorno dopo l'arresto del marito, avvenuto il 13 marzo di quest'anno, si sarebbe recata nella casa del fratello nella zona ovest della città carioca e insieme avrebbe portato via una grossa scatola e altre due borse che contenevano armi e munizioni, tra cui la famosa mitraglietta HK MP5 usata dai sicari durante l'agguato a Marielle e Anderson.
Poche ore dopo Bruno si sarebbe recato in un supermercato di Barra de Tijuca, a sud di Rio, e qui avrebbe consegnato a un complice, Josinaldo Freitas, detto Djaca, istruttore di arti marziali, sia lo scatolone sia le due borse. Le telecamere di sorveglianza del palazzo dove sorge l'appartamento e quelle del supermercato immortalano la scena. Djaca, sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, si sarebbe poi recato nel borgo di pescatori Quedra-Que, che sorge a sud di Barra, dove avrebbe noleggiato una barca. Avrebbe preso il largo e si sarebbe fermato vicino a un gruppo di isolotti dove si sarebbe liberato, gettandoli in mare, dei tre oggetti. I pescatori hanno confermato la circostanza. La polizia federale ha scandagliato i fondali di quel tratto di Atlantico, anche con l'aiuto dei sommozzatori della Marina. Ma la profondità e la scarsa visibilità delle acque torbide non hanno consentito di recuperare il carico. Probabilmente è sommerso da fango e alghe oppure è stato portato via delle correnti.
Manca la pistola fumante. E questo rende difficili le indagini anche se su questa mitraglietta si sa tutto. Grazie ai 13 proiettili recuperati nella testa e il corpo di Marielle e Anderson sono stati stabiliti i calibri, le filettature e la loro origine: farebbero parte di uno stock acquistato dalla Polizia Militare ma poi rubato. I nuovi arresti confermano la pista delle milizie, le bande di ex agenti, pompieri e soldati, alcuni ancora in servizio, presenti in numerose favela della città. Gang che si spartiscono il territorio con gli altri Cartelli più o meno forti a suon di incursioni e sparatorie. Il controllo di certe aree significa estorsioni, taglieggi, traffico di droga in cambio di protezione.
Ronnie Lessa, che ovviamente si proclama innocente, viveva vicino alla casa del presidente Jair Bolsonaro a Tijuca anche se tra i due non c'è alcun rapporto o relazione. Amicizia invece dimostrata e ostentata in diverse foto con il figlio Carlos che avevano messo in imbarazzo il leader dell'estrema destra. Adesso una nuova foto, tirata fuori dal settimanale Veja, mostra Jair Bolsonaro che si fa un selfie con Djaca, il maestro di arti marziali, sospettato di aver gettato in mare la mitraglietta dell'agguato e probabilmente altre armi usate in altre operazioni. Nessun commento da parte di Bolsonaro che liquida la faccenda come ha fatto in passato: tanti chiedono una foto a cui il presidente non si sottrae.
L'immagine, postata su Twitter, non dimostra nulla. Tanto meno un coinvolgimento di Bolsonaro con l'attentato a Marielle. Ma il cerchio si stringe: si sa che l'omicidio è stato appaltato all'Ufficio del Crimine, un network delle milizie attivo a Rio a cui ci si rivolge per gli assassinii su commissione. Un piccolo passo in avanti in un'inchiesta che procede a rilento. Ci sono gli autori dell'agguato in carcere, adesso amici e familiari che si sono sbarazzati delle armi. Ma senza la prova regina, l'arma del delitto, è difficile restituire giustizia alla parlamentare che aveva denunciato l'irruzione delle milizie nelle favela di Rio.










