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di Giuseppe Bizzarri

 

Il Fatto Quotidiano, 6 marzo 2015

 

Se il Brasile vuole oggi Henrique Pizzolato, ex direttore marketing del Banco do Brasil, l'Italia desidera l'estradizione di Cesare Battisti, che vive libero a São Paulo. Martedì il giudice federale Adverci Rates Mendes de Abreu ha annullato l'atto di concessione del permesso di soggiorno dato a Battisti e ha ordinato la sua espulsione. Pizzolato deve scontare 12 anni e 7 mesi di prigione per esser stato giudicato dal Supremo tribunale federale come il tesoriere nello schema di corruzione dello scandalo del Mensalão, la tangentopoli brasiliana.

Pizzolato è stato condannato nel 2012 assieme ad altri 25 nomi di spicco del Partido dos Trabalhadores, il Pt, il partito di Lula, ma anche della presidente Dilma Rousseff, nell'ambito del processo sullo scandalo di corruzione avvenuto nel primo mandato dell'ex presidente Lula. "Credo vi sia una mera coincidenza con il caso Pizzolato.

Non penso che il giudice abbia agito per aprire spazio a uno scambio politico tra lui e Battisti. Ricorreremo e, fino a quando ci sarà un ricorso pendente, non avverrà nessuna notifica giuridica", dichiara al fatto Igor Sant'Anna Tamasauskas, nuovo legale di Battisti, aggiungendo che l'azione giuridica è iniziata nel 2011.

Ciò avvalorerebbe la tesi della casualità sostenuta dall'avvocato, il quale aggiunge che il tribunale regionale federale di Brasilia è uno dei più congestionati del Brasile. "Certamente il processo sarà lunghissimo". La sentenza della Cassazione contraddice il patto bilaterale firmato tra Italia e Brasile, i quali hanno il diritto di non estradare propri concittadini. Ormai sono in molti a chiedersi se l'intricata vicenda si risolverà a livello politico.

Molti hanno visto nell'arresto di Pizzolato un'opportunità dell'Italia per far pressione su Brasilia nel rivedere la decisione politica presa da Lula. Italia e Brasile pare dunque stiano trattando da mesi una possibile soluzione che, come sostenuto recentemente anche dalla procura della Repubblica a Brasilia, sarà "politica".

Il fatto che il giudice federale non faccia riferimento a un'estradizione, bensì a un'espulsione di Battisti, libererebbe la Rousseff da una difficile decisione politica che, seppur remota, potrebbe esser chiamata a prendere sul caso Battisti. Anche nel caso di Pizzolato, dopo l'ok della Cassazione all'estradizione, l'ultima parola spetterà alla politica, precisamente al ministro della Giustizia che per i primi di aprile farà sapere se ordinerà l'estradizione dell'italo-brasiliano.