di Michele Serra
La Repubblica, 26 ottobre 2019
Nessuna contraddizione tra il fatto che Luca Sacchi fosse un ragazzo d'oro, come dice il padre schiantato dal dolore, e l'ipotesi, accreditata dagli inquirenti, che il delitto abbia avuto come prologo un acquisto di droga (hashish, si dice). Sono centinaia di migliaia i bravi ragazzi che danno corpo al gigantesco mercato clandestino degli stupefacenti: non c'è mercato senza clientela, e se gli spacciatori sono migliaia è perché i consumatori sono milioni.
Non c'è più niente di "maudit" nello sballo, niente di marginale o di trasgressivo, con una pallina di roba in tasca o una pasticca in pancia non si è avanguardia né retroguardia, si è come (quasi) tutti gli altri. La droga, come la pornografia, come l'azzardo, è un consumo di massa.
A ciascuno il suo giudizio sul fenomeno; ma il vero problema è che questo consumo, a differenza degli altri, è clandestino, dunque è nelle mani della criminalità, quella grande che dirige il traffico, quella piccola che lo amministra quartiere per quartiere. Non solo i consumatori, anche molti piccoli spacciatori sono bravi ragazzi; o convinti di esserlo.
Detesto le droghe, con l'eccezione dei derivati dell'uva, e ancora di più detesto il conformismo dei consumi; ma sono antiproibizionista da tutta la vita. Legalizzare le droghe leverebbe alle mafie una fetta enorme di potere e di reddito; ma leverebbe anche dalle strade molte situazioni borderline, di conflitto e di ricatto. Se la ricostruzione dell'omicidio romano è quella della polizia, è inevitabile chiedersi quanti bravi ragazzi e ragazze sarebbe ancora vivi in un Paese dove l'hashish si compra in farmacia.










