di Manuel Colosio
Corriere della Sera, 10 novembre 2022
Sos alla Loggia anche sul bisogno di avere lavoro al di fuori dell’istituto e una casa una volta tornati in libertà. Un autobus da dieci posti che fatica a muoversi perché sovraffollato. Non si tratta solo del disegno realizzato da Cesare, detenuto al Nerio Fischione, scelto come copertina della relazione annuale presentata ieri dalla garante delle persone private di libertà del Comune di Brescia, Luisa Ravagnani, alla commissione servizi alla persona. È anche un’ottima sintesi di quanto accade nelle carceri bresciane, dove l’obiettivo di trasportare verso il reinserimento nella società le persone condannate è reso impossibile dal sovraffollamento al quale sono costretti.
Un problema che si registra soprattutto al Nerio Fischione, sempre nelle zone alte della triste classifica italiana, con i suoi 296 detenuti rispetto ad una capienza di 189 posti. Il secondo carcere bresciano, quello di Verziano, ha un problema simile, anche se meno evidente: 107 le persone recluse di fronte ad una disponibilità di 72 posti. “Quello del sovraffollamento è un indicatore, insieme ai sucidi (3 in meno di due anni nelle carceri bresciane, dato che non si registrava da tempo), di come la detenzione non possa essere l’unica soluzione per soddisfare la funzione rieducativa della pena - osserva Ravagnani nell’esporre i dati alla Commissione, convocata volutamente dentro le mura del carcere cittadino in modo da aprire un canale di dialogo perché “le alternative al carcere si costruiscono attraverso le relazioni tra il mondo qui dentro e quello fuori”.
Come le misure alternative, 2.385 in carico all’Uepe nel bresciano allo scorso 30 settembre, oppure i lavori di pubblica utilità bloccati durante la pandemia e oggi ancora fermi; o ancora i lavori retribuiti, frutto dell’accordo con Confindustria Brescia, che “al di là dei numeri risultano essere un importante canale aperto, seppure non sufficiente” commenta Ravagnani che ricorda anche la necessità di “reperire alloggi esterni, costruire percorsi di inserimento lavorativo e implementare il personale”.
La parola è andata quindi ai detenuti per le loro richieste: “Un ufficio anagrafe nel carcere, perché riuscire ad avere documenti fuori è un delirio, la presenza di un assistente sociale, la possibilità di tornare a fare lavori socialmente utili all’esterno dell’istituto di pena, e avere una lavanderia interna, perché qui i vestiti stentano ad asciugarsi” elenca il portavoce Santino, al quale si aggiunge Walter chiedendo di “ottenere una residenza fuori, spesso negata dai Comuni, ma indispensabile sia per inserirsi in percorsi terapeutici nelle comunità che quando si torna in libertà”.
Richieste delle quali la commissione ha preso nota, con parere positivo a soddisfarle sia della maggioranza che dall’opposizione, e alle quali ha risposto punto su punto l’Assessore ai servizi sociali Marco Fenaroli, premettendo che la giunta va in scadenza in primavera “ma quello che possiamo ci impegniamo a farlo, come trovare i fondi per una lavanderia, ripartire con il “servizio lavoro” o inserire alcune ore assistenti sociali qui in carcere. Per il resto ci possiamo impegnare a sensibilizzare l’assessorato per la questione anagrafe piuttosto che la Prefettura per le residenze, prendendone anche noi in carico una quota”.










