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di Raffaella Calandra

Il Sole 24 Ore, 24 gennaio 2025

Aumentano i detenuti over 70. Anche 15 persone in una sola cella nella vecchia Casa circondariale, dove il sovraffollamento arriva al 207%. Il problema è soprattutto al mattino: se non riesci a mettere i piedi a terra per primo, puoi ritrovarti una coda di 14 persone. E “prima di riuscire ad andare in bagno - sospira Salvatore - possono passare due ore”. Ad aspettare, sempre più spesso anche anziani. Detenuti con più di 70 anni, plurime patologie e il passo incerto. “Devo andare in bagno, ma è occupato; altri 15 sono in fila. Un anziano ha il mio stesso problema, purtroppo per lui, e per noi, non fa in tempo a dire che gli occorre con urgenza”.

La lettera inviata dagli abitanti di Canton Mombello al Presidente della Repubblica la scorsa estate prende vita, attraversando la casa circondariale di Brescia. La rotonda ottagonale, la cupola scrostata, le statue della Madonna e di Gesù. Quattro piani, oggi 389 detenuti per 182 posti. Chi meglio dei residenti può descrivere la quotidianità tra queste mura? Loro che ogni giorno respirano l’aria di stanze senza spazio né speranza? Sia d’estate quando si boccheggia, sia ora che l’umidità si insinua attraverso infissi in perenne attesa di rinnovo. “Abbiamo freddo”, urla una voce da chissà quale cella, dove letti a castello sono incastrati come lego per ricavare un angolo per lo scalda-vivande. “In 15 è impossibile permanere in piedi in cella, figuriamoci seduti tutti al piccolo tavolo per mangiare; quindi facciamo a turno. Con noi si accodano cimici, scarafaggi e altre bestiacce”.

A sottoscrivere la lettera anche Salvatore - tra i protagonisti del documentario “n giorni” - che ora in cucina prepara il pranzo per la zona sud. Altri fornelli sono in azione per l’ala nord e i vip, come chiamano i detenuti che lavorano, le cui celle restano aperte di giorno. “Tagliatelle al tonno, salmone e funghi”, proclama. L’odore di cipolla si mescola al resto nella rotonda. Dietro cancelli corrosi da anni di mancata manutenzione partono le sezioni: a sud, a piano terra, anche gli anziani. In questo momento, 7 uomini hanno più di 70 anni; il più grande 75; altri 15 contano più di 65 compleanni. Tutti sono italiani. L’aumento degli anziani - bisognosi talora dell’aiuto di operatori - è una delle ulteriori criticità con cui si confronta la casa circondariale “Nerio Fischione”.

Primo istituto per sovraffollamento (207%) in autunno, stima il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Classifiche che oscillano. “Sono arrivati in cinque”, è l’aggiornamento del comandante della Polizia penitenziaria Aldo Scalzo alla direttrice Francesca Lucrezi. Cinque nuovi giunti “portati direttamente in sezione”. Non ci sono spazi per passare nel limbo di una sezione - accoglienza: l’immersione nel carcere profondo sarà immediata. Subito a fare i conti con la “vecchia turca fatiscente con sopra un tubo dell’acqua per farsi la doccia, che d’estate scotta dannatamente e d’inverno è maledettamente fredda”, scrivono i detenuti.

Sei le celle con 15 giacigli. E quando sono solo tre, è perché quella sarebbe una singola e per recuperare centimetri si valutano letti a ribalta. Da anni, in modo trasversale rappresentanti locali invocano la chiusura di Canton Mombello, il carcere “inaccettabile, indecoroso, indegno” che resta lì con la sua storia e le sue latrine. Anche Cassa depositi e prestiti si interessò alla struttura, uno dei banchi di prova del commissario all’edilizia penitenziaria.

Nel frattempo, stanno cominciando lavori di manutenzione in 44 bagni ad opera di dieci detenuti “Per portare acqua calda e wc mobili”, sintetizza Lucrezi. E sono arrivate lavatrice e asciugatrice per chi non ha una famiglia ad assicurare abiti puliti. Nella sezione nord sarà rifatto tutto, per avere celle rispettose dell’ordinamento penitenziario (vecchio di 5o anni) e delle indicazioni della Corte europea. Si aspetta il progetto dalla ditta vincitrice del bando per due milioni. c.so detenuti dovranno essere spostati, dove?

La condizione di Canton Mombello va letta insieme a quella di Verziano, distante 4 km, l’altra faccia del Giano bifronte degli Istituti penitenziari di Brescia unificati sotto un solo vertice. Qui dovrebbe essere costruito un nuovo padiglione: dopo le assicurazioni del ministro Nordio e del sottosegretario Ostellari, si attende il progetto del Provveditorato alle opere pubbliche per indire la gara d’appalto. 300 i posti stimati, 53 milioni la spesa (38 stanziati dal Mit nel 2023).

Il padiglione è previsto dove ci sono campo di calcio, orti e prati. Inizialmente i posti erano di meno per non comprimere troppo gli spazi trattamentali, che fanno la differenza nell’esecuzione della pena. In fondo, è sempre questione di scelte. E di prospettiva. Che cambia anche se si visita una parte o l’altra dello stesso istituto. Così, a Canton Mombello mentre ancora ci accompagna la malinconia di un corridoio dall’insolito silenzio ancor più mesto per una coperta sulla finestra di una cella - all’improvviso è un rock a tutto volume a catapultarci in altra dimensione: gruppi di non più giovani si allenano in palestra.

Un piano più su, in biblioteca la band JRock, ribattezzata Chryste Eleison da quando compone per il Giubileo, intona Agnello di Dio, abbi pietà di noi. Dona noi la pace. Per consentire al maggior numero di persone di accedere ai corsi, molti sono su più turni. Nei sotterranei, 14 detenuti lavorano per cooperative con commesse nella siderurgia o nell’assemblaggio di quadri elettrici. La Joyful offre anche programmi di housing, decisivi nell’abbattimento della recidiva. “Portare lavoro qui non è semplice; a malincuore abbiamo declinato offerte importanti per assenza di spazi; siamo però felici - sorride la direttrice - del rinnovo della convenzione con Confindustria, grazie alla quale alcuni sono stati già assunti”.

Le industrie hanno bisogno di manodopera; il carcere di occasioni. Ed è proprio il territorio - con le imprese, il volontariato, associazioni come Carcere e territorio - a rendere meno gravosa la condizione dei detenuti. Un territorio che ha tradotto la misericordia di visitare i carcerati in responsabilità collettiva. Brescia si fa carico dei reclusi almeno fin dai tempi in cui un coraggioso Guardasigilli, Mino Martinazzoli, e un ancora più coraggioso direttore, Luigi Pagano, aprirono le porte di Canton Mombello al Maurizio Costanzo Show.

In diretta, milioni di italiani videro “un grande romanzo dell’800”, scrisse Beniamino Placido. E i detenuti, oltre a descrivere la loro detenzione (nel 1985 erano 450, con dissociati Br e una sezione femminile), parlarono anche “di grandi problemi irrisolti come l’espressione dell’affetto”. Dopo 4o anni e più pronunce della Corte costituzionale, ai penitenziari è stato chiesto di individuare spazi per incontri intimi. Più facile a Verziano (114 uomini, 34 donne), l’originario istituto per minori divenuto valvola di sfogo dell’ottocentesca casa circondariale. Ogni giorno in 32 escono da qui, come i cannoncini farciti dentro e diretti ai bar del centro.

Tra quelli in semilibertà, Walter che guida pulmini per ragazzi con problemi motori. La prospettiva professionale lo rasserena in vista dell’uscita definitiva dalla cella dove è entrato per truffe informatiche “per il bisogno di soldi indotto dalla cocaina. Ora sono pulito e contento di restituire qualcosa”. Una forma di riparazione.

Considerato un sobillatore per aver partecipato alle rivolte nel carcere di Bergamo a inizio pandemia (“Con i telefoni in tilt e nessuna informazione era da impazzire”), Walter racconta di aver ricevuto “fiducia sia a Canton Mombello che a Verziano” (qui 9 detenuti lavorano per cooperative interne, 36 per l’amministrazione e quasi tutti partecipano a laboratori che hanno trasformato dei corridoi in gallerie d’arte).

Proprio quella fiducia che, a suo dire, si è ridotta da parte della magistratura di sorveglianza nella concessione di misure alternative. Anche per questo aumentano gli anziani in cella, spesso recidivi con sentenze eseguite anni dopo il reato. Persone potenzialmente diverse che si ritrovano con altre 14, un solo bagno e nessuna speranza. “Condizioni angosciose agli occhi di chiunque abbia sensibilità e coscienza”, sentenziò Sergio Mattarella.