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di Manuel Colosio

Corriere della Sera, 2 dicembre 2025

Nel carcere al 30 novembre si trova oltre il doppio dei detenuti consentiti. Fondazione comunità Bresciana propone un patto di comunità attraverso il progetto “Vite in attesa”. Qualsiasi locale pubblico o privato verrebbe immediatamente chiuso se ospitasse oltre il doppio della capienza consentita. Su questo le carceri rappresentano ancora una volta l’eccezione, Brescia compresa con la casa circondariale di Canton Mombello che rimane sempre in cima alle classifiche per sovraffollamento. A fine novembre sono 388 i detenuti costretti all’interno di questa fatiscente struttura, di fronte ad una capienza che è fissata a 182 posti, pari ad un tasso che la pone al 213%. In una parola: invivibile. 

È noto che Nerio Fischione presenti numerose criticità e partendo da queste, unita alla consapevolezza che il tema carcere non riguarda solo le istituzioni coinvolte, ma debba essere una priorità dell’intera comunità, scende in campo anche la Fondazione comunità bresciana (Fcb) che ha deciso di porsi come collettore di risorse umane ed economiche per istituire alleanze che mettano le basi per un miglioramento condiviso e di lungo termine.

Il progetto, denominato “Vite in attesa”, è stato presentato il 1 dicembre al Teatro sociale in città in occasione della messa in scena dello spettacolo “La terza branda”, realizzato dagli stessi detenuti e che pone al centro proprio il tema del sovraffollamento. “Si tratta di una causa che riguarda gli ultimi degli ultimi - ricorda il presidente di Fcb Mario Mistretta, precisando come intervenire sul tema non sia -questione di buonismo, ma di consapevolezza che il carcere non può e non deve essere luogo di tortura” e proponendo ad attivare una sorta di patto di comunità che possa offrire concretezza alle azioni future che sono spiegate dalla direttrice di Fcb Orietta Filippini: dall’imprescindibile lavoro sulla prevenzione, ovvero attivando un maggior numero di mediatori, assistenti sociali e volontari, passando per il potenziare gli strumenti per l’assistenza sanitaria e psichiatrica ed offrire anche un maggiore riconoscimento del ruolo degli agenti di polizia penitenziaria.

Inoltre c’è la volontà di mettere in campo iniziative per ovviare ai limiti strutturali dell’edificio ed intervenire nel cambiare la narrazione verso l’opinione pubblica “operazione necessaria per facilitare l’inclusione post detenzione: trovare un lavoro dignitoso e regolare, case in affitto ed offrire una solida rete di sostegno”. Per attivare la responsabilità di ognuno ci si appella a tutto il territorio, chiamato a fare la sua parte anche rispondendo ad una campagna di raccolta fondi lanciata sempre ieri dall’ ente filantropico.