di Manuel Colosio
Corriere della Sera, 13 settembre 2026
L’agenzia motiva la scelta con la “futura ristrutturazione”, ma è la zona con più problemi. Una ispezione a metà da parte di Ats Brescia nel Carcere di Canton Mombello. Come ogni sei mesi l’agenzia provinciale per la tutela della salute ha visitato il carcere cittadino, notoriamente sovraffollato ed in condizioni fatiscenti, saltando però il braccio nord della casa circondariale. “In previsione della preventivata completa ristrutturazione dell’ala Nord, non si è data evidenza, nel controllo, alle specifiche dei locali di pernottamento, nei quali si svolge la vita dei detenuti” si legge nella chiusura della relazione firmata dalla direttrice del settore igiene, sanità pubblica, salute e Ambiente di Ats, Roberta Ferranti, motivando così la scelta di non perlustrare una delle zone più sensibili dell’istituto di pena.
Al piano terra del lato nord infatti si trovano le celle di isolamento, tra le peggiori e più temute dagli stessi detenuti, dove dormono i soggetti ritenuti più “problematici”. Una esclusione tutt’altro che secondaria, così come non passano inosservate alcune lacune non presenti nel report, ma denunciate da tempo dagli ex detenuti piuttosto che durante le visite di politici e amministratori: dalle cimici e gli afidi nei letti, passando dall’insalubre contiguità tra zone dove si cucina e le turche dove si espletano i bisogni, così come tra queste ultime e le docce. Aspetti che Ats non è riuscita a verificare nell’ala Nord, mentre in quella Sud, precisando tra l’altro come sia l’unica “ad essere alimentata ad acqua calda”, le celle ispezionate si presentano “in sufficienti condizioni igieniche”.
Ne sono state visitate tre a campione: al terzo piano la numero 77, mentre al quarto le 98 e 99. La relazione ricorda come “per ogni piano è stata ricavata un’area dedicata al lavaggio indumenti con lavatrice e asciugatrice funzionanti” e si aggiunge come “i detenuti provvedono direttamente alla pulizia delle loro camere e dei relativi servizi igienici”. Come unica situazione di possibile rischio viene segnalata “la presenza di fornellini alimentati anche a gas utilizzati dai detenuti per cucinare alimenti provenienti dall’esterno” e nulla più. Per raggiungerle però il documento rileva “che pareti/pavimentazione di tutto il vano scale che accede alle sezioni necessitano di interventi manutentivi straordinari, oltre che di pulizia”.
Insomma, non sono messi bene. Nel resto della struttura si passa da alcuni locali giudicati “sufficienti” come ad esempio la palestra, gli uffici matricola, colloqui e sorveglianza, la biblioteca e le cucine, si aggiungono altri che risultano essere mantenuti “in buone condizioni”, come il teatro o la sala udienze da remoto, mentre le aree ambulatoriali e del personale sanitario vengono giudicate dall’agenzia “in condizioni igienico-sanitarie adeguate e ben mantenute” anche se si segnala come “permangono non coperte le specialità di chirurgia generale, oculistica e dermatologia”. La relazione specifica inoltre che “non è stato possibile accedere al cortile per motivi di sicurezza; visionato dall’alto si rileva la presenza di un impianto di nebulizzazione per contrastare la calura estiva” mentre rispetto alla necessità di dispensare i farmaci “viene segnalato una difficoltà da parte del personale nel portare i farmaci ai piani più alti con i vassoi, che risultano scomodi per il peso non indifferente, e vengono riferiti episodi di detenuti che colpiscono con violenza questi vassoi in presenza del personale”.
Per quanto riguarda l’ufficio degli infermieri “si segnala un persistente disagio acustico nell’ufficio, causato dalle attività della palestra, situata in corrispondenza al piano superiore. In particolare, il forte rumore d’impatto dovuto all’appoggio violento dei pesi a terra si protrae per l’intera giornata, compromettendo il normale svolgimento del lavoro”. Ats quindi “chiede un intervento di verifica per valutare possibili soluzioni”. Nessuna segnalazione invece rispetto ad un problema annoso nella palestra: il bagno chiuso da tempo con una grata che impedisce di accedervi, come più volte segnalato in passato dai detenuti. Che sia stato risolto? In conclusione, una relazione che cerca di districarsi tra le croniche criticità di una delle carceri più sovraffollate d’Italia, saltando però una parte del percorso. Quello che, a detta di molti, sarebbe quello più compromettente.









