bresciatoday.it, 29 giugno 2025
Passaggio di testimone alla professoressa Arianna Carminati: sarà lei la nuova Garante per i diritti delle persone private della libertà. “Pare proprio che anche gli ultimi dieci anni siano trascorsi invano”. È un bilancio denso di preoccupazione e amarezza quello tracciato da Luisa Ravagnani, che dopo un decennio lascia l’incarico di Garante per i diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Brescia. Un ruolo ricoperto con dedizione e spirito critico, che ha permesso di tenere accesi i riflettori su un sistema penitenziario che, secondo Ravagnani, resta in gran parte “fermo ai problemi di sempre”.
La nuova garante, eletta il 27 giugno con ampia maggioranza dal Consiglio Comunale, è la professoressa Arianna Carminati, costituzionalista dell’Università degli Studi di Brescia. Docente di Fascia I dal 2021 e direttrice della Scuola di specializzazione per le professioni legali, Carminati prenderà servizio dal 1° settembre di quest’anno anche come docente ordinaria di diritto costituzionale e pubblico dell’Unibs. Un profilo accademico di primo piano che subentra in una fase complessa, con le carceri bresciane in sofferenza cronica per sovraffollamento e carenza strutturale.
Un decennio difficile - È netta Ravagnani, nella sua relazione conclusiva. “Già a partire dal 2016 - ricorda - i dati relativi alla popolazione penitenziaria italiana ricominciarono a seguire il trend accrescitivo di sovraffollamento, interrotto solamente dalla grave pandemia Covid degli anni 2020-21”. Il quadro descritto rievoca le condizioni che portarono alle condanne della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel 2013. Un ritorno al passato, insomma, aggravato da scelte politiche recenti: “All’orizzonte, non pare di vedere nulla che possa far immaginare un cambiamento di rotta, anzi, sembrerebbe palesarsi solo la possibilità di peggioramento anche a seguito delle verosimili conseguenze negative che avrà nel breve periodo l’applicazione del DL sicurezza”.
Il confronto tra i numeri è impietoso: dai 52.164 detenuti del 2015 (comunque superiori alla capienza regolamentare), si è passati ai 62.445 del 30 aprile 2025, a fronte di soli 51.292 posti disponibili. Una realtà che ha spinto persino i giudici olandesi a chiedere “garanzie sulle condizioni delle carceri italiane” prima di autorizzare un trasferimento.
Brescia: sovraffollamento, problemi strutturali e di salute - Il carcere cittadino Nerio Fischione ospita oggi 363 persone, contro una capienza regolamentare di 182 posti. A Verziano le presenze sono 111, per una disponibilità di 71 posti. Numeri che confermano come Brescia continui ad essere una delle province più in sofferenza. “La situazione strutturale che ad ogni occasione viene descritta dalla stampa nazionale come una fra le più preoccupanti e disastrose del Paese” è aggravata da una promessa mai mantenuta: la costruzione del nuovo carcere, annunciata già nel 2015, e ancora oggi in fase di stallo. “Con tristezza, devo dare quindi conto che ha avuto ragione quella parte della politica cittadina che mi rispose dicendo che si sarebbe trattato del solito e ormai noto fuoco di paglia”.
A rendere ancora più fosco il quadro, l’aumento esponenziale dei suicidi in carcere. Ravagnani sottolinea come le condizioni detentive abbiano “pesantemente influenzato” il fenomeno, seppure non possano esserne considerate l’unica causa. Grave anche l’utilizzo diffuso di psicofarmaci, talvolta somministrati - denuncia - “non solo con finalità terapeutiche-sanitarie, ma di sedazione collettiva e pacificazione delle sezioni”.
Secondo i dati citati, circa 15 mila detenuti - il 20% del totale - assumono regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi. Una pratica che, a detta della Garante uscente, si sta cronicizzando, anche per la difficoltà a gestire adeguatamente la crescente presenza di persone con fragilità psichiche.
Detenzione e marginalità: donne, stranieri, tossicodipendenti - La relazione affronta anche le problematiche legate alle detenute, spesso “portatrici di vulnerabilità specifiche per la gestione delle quali il carcere non nasce predisposto”. Ravagnani evidenzia la necessità di attenzione di genere e interculturale, soprattutto per le numerose straniere, molte delle quali vittime di tratta, dipendenze o precedenti di abuso. Criticità anche nella gestione degli stranieri in carcere. “Non possiamo certo risolvere tutto con l’idea di rimandarli nei Paesi d’origine”, afferma la Garante, denunciando l’inerzia nell’applicazione delle decisioni quadro europee del 2010 che permetterebbero il trasferimento per motivi di reinserimento.
Un barlume nel territorio - In un sistema nazionale “immobile”, è a Brescia che Ravagnani intravede qualche segnale positivo. “Il terzo settore risulta essere elemento vitale per tentare di rendere più funzionale il tempo della pena inframuraria”. Realtà associative, cooperative sociali e imprese locali - grazie anche a un protocollo siglato nel 2019 - hanno dato vita a percorsi di reinserimento e opportunità lavorative per i detenuti. Tuttavia, ammonisce Ravagnani, “non si può certo immaginare che tali sinergie riescano a trovare una risposta efficace a problemi che richiedono interventi centralizzati e certamente politici”.
Ora il testimone passa ad Arianna Carminati, docente di Diritto costituzionale e figura di spicco dell’Università di Brescia. Direttrice della Scuola di specializzazione per le professioni legali e membro di diversi gruppi di ricerca - il Collegio dei docenti del Dottorato di ricerca “Diritti, Persona, Innovazione e Mercato”, il gruppo di lavoro dell’HUB Global Health UniBS dell’Alleanza Unita, l’Osservatorio di Biodiritto dell’Unibs, a sua volta parte della Rete Nazionale del Diritto Gentile - la professoressa si troverà a guidare l’ufficio in uno dei momenti più complessi per la realtà carceraria locale. La sua nomina, salutata con favore da ampia parte del Consiglio comunale, rappresenta un segnale di continuità istituzionale ma anche la speranza di una nuova stagione di impegno per i diritti delle persone private della libertà.
“Ogni giorno di inerzia, 24 ore di sofferenza” - “Ogni giorno speso nell’inerzia di decisioni che non riescono a trovare la giusta forza per portare a risultati concreti, corrisponde a 24 ore di sofferenza in più per le persone che sono costrette a vivere in celle inidonee”. È forse questa la frase che meglio riassume lo spirito con cui Luisa Ravagnani tira le fila del suo mandato: una denuncia civile più che un atto d’addio. Una chiamata alla responsabilità collettiva verso un sistema che troppo spesso dimentica che la sua missione è rieducare, non solo punire. Nel passaggio tra passato e futuro, l’auspicio è che la nuova Garante possa operare in un clima di ascolto e collaborazione istituzionale, capace di affrontare le sfide - ormai note - con strumenti nuovi, e con quella determinazione che ha contraddistinto Ravagnani nei suoi dieci anni di mandato.











